Una breve nota al lettore o alla lettrice: le sezioni in evidenza che seguono sono tratte da Mediterraneo, sezione centrale della raccolta poetica Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale. Tutto il resto, invece, è composto da estratti della sceneggiatura di The Lighthouse di Robert Eggers, qui tradotti in italiano da chi scrive.
Ciò che segue non vuole essere in alcun modo una comparazione né un’analisi, bensì una sorta di danza tra due opere che, pur conservando ciascuna la propria splendida unicità, entrano in contatto con alcuni temi comuni: il rapporto tra Uomo e Mare, tra Uomo e Uomo e tra Figlio e Padre.
«Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s’esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!».(Eugenio Montale, Noi non sappiamo quale sortiremo)

The Lighthouse di Robert Eggers (2019)
È buio.
I due uomini siedono nell’angusta cucina. Una lampada a cherosene tremola sul tavolo, tra loro. È inclinata su un lato, ma funziona ancora.
GIOVANE osserva il pasto, cercando di nascondere il proprio disgusto: merluzzo tiepido e patate giacciono disordinatamente su piatti malconci.
Sul tavolo, una sigaretta viene arrotolata. Le mani di giovane, annerite dal carbone, macchiano la cartina.
VECCHIO posa due tazze sul tavolo. Una di latta, l’altra di porcellana scheggiata.
Vecchio: «Dovesse la pallida morte, con acuto timore, fare delle grotte del mare il nostro letto, Dio, che sentisse le onde arrivare, si degni di salvare l’anima supplicante».
Versa nelle tazze uno strano liquido denso. Alcool fatto in casa?
Solleva la propria tazza per un brindisi.
Vecchio: «A quattro settimane».
«Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato che mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare:-
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare».(Eugenio Montale, Potessi almeno costringere)

Thomas Wake e Winslow in The Lighthouse di Robert Eggers (2019)
Giovane ha finalmente acceso la sigaretta.
Cammina lentamente verso la costa.
È attratto dalla luce che il faro riflette sull’acqua.
Si ferma. Le onde si infrangono contro le rocce.
Comincia ad avanzare tra i flutti.
Continua a camminare. Non si ferma.
È ipnotizzato dall’acqua.
La luce…
È forse quella una palla luminosa, laggiù nel mare…?
Oltre.
Ancora oltre.
Alghe, muschio e fanghiglia gli arrivano fino alle ginocchia.
Ancora oltre.
Lentamente, un grande tronco, lungo quaranta piedi e ancora rivestito di corteccia, galleggia nella sua direzione.
Un altro tronco.
Un altro ancora!
Giovane guarda davanti a sé.
Il mare è pieno di tronchi. Una fiumana di legno.
Vorrebbe fuggire, ma non può. Continua ad avanzare, guadando sempre più in profondità in quell’oceano di tronchi.
L’acqua gli arriva ormai quasi al collo.
D’un tratto, lo vede.
Il corpo di un uomo galleggia a faccia in giù, in mezzo ai tronchi. Indossa un cappotto di lana in stile mackinaw e stivali di pelle con spessi tacchi chiodati. […]
Il corpo galleggia verso giovane!
Giovane vorrebbe urlare.
Ora è quasi completamente sommerso.
L’acqua gli supera la bocca. Le sue urla si trasformano in gorgoglii d’acqua salata!
«Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono. […]
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso».(Eugenio Montale, Antico, sono ubriaco dalla voce)

Winslow in The Lighthouse di Robert Eggers (2019)
Vecchio: «Guardati, come tremi. Sei talmente scosso che non sapresti più distinguere ciò che è sopra da ciò che è sotto. Per quanto tempo siamo rimasti su questo scoglio? Cinque settimane? Due giorni? Dove siamo? Aiutami a ricordare: chi saresti tu, Tommy?».
Giovane rimane in silenzio.
Vecchio: «Probabilmente sono un frammento della tua immaginazione. Questo scoglio è un frammento della tua immaginazione. Tu, invece, potresti vagare in un boschetto di ontani, lassù, nel Nord del Canada, come un pazzo divorato dal gelo, mentre parli da solo, con le ginocchia nella neve e la bufera che ti sovrasta».
Pausa.
Giovane: «Mi andrebbe una sigaretta».
Vecchio: «Stiamo andando a bere».
«Giunge a volte, repente,
un’ora che il tuo cuore disumano
ci spaura e dal nostro si divide.
Dalla mia la tua musica sconcorda.
allora, ed è nemico ogni tuo moto.
In me ripiego, vuoto
di forze, la tua voce pare sorda.
M’affisso nel pietrisco
che verso te digrada
fino alla ripa acclive che ti sovrasta,
franosa, gialla, solcata
da strosce d’acqua piovana.
Mia vita è questo secco pendio,
mezzo non fine, strada aperta a sbocchi
di rigagnoli, lento franamento.
È dessa, ancora, questa pianta
che nasce dalla devastazione
e in faccia ha i colpi del mare ed è sospesa
fra erratiche forze dai venti. […]
Guardo la terra che scintilla,
l’aria è tanto serena che s’oscura.
E questa che in me cresce
è forse la rancura
che ogni figliuolo, mare, ha per il padre».(Eugenio Montale, Giunge a volte, repente)

The Lighthouse di Robert Eggers (2019)
Strisciando, tremando e sanguinando, giovane procede lentamente verso la torre.
Continua ad avanzare, lentamente.
Sale la scala, un gradino alla volta, e, servendosi della chiave, apre il portello che conduce alla sala della lanterna.
La luce volteggia, sfolgorante.
Giovane ne rimane ipnotizzato.
Guarda davanti a sé.
È lì: la lente di Fresnel. Un gigantesco gioiello di indescrivibile bellezza, alto sei piedi, sorretto da otto gambe di ottone scintillante. Sembra quasi cantare.
Le si avvicina.
Come per magia, la rotazione della lente comincia a rallentare.
La lente si arresta.
Giovane la ammira.
Lentamente, lo sportello della lente si apre davanti a lui, come un’ala.
La luce aumenta d’intensità.
Pausa.
Giovane l’accoglie.
Pausa.
Una lacrima gli scende dall’occhio.
Sorride.
Lentamente, introduce la mano nella luce.
Un profondo e cupo crepitio, simile a quello di un fuoco che scoppietta, accompagna il momento in cui tocca la fiamma.
La luce aumenta d’intensità.
La sua mano sta bruciando, ma lui continua a protenderla.
Il crepitio si fa sempre più forte, sempre più alieno.
Giovane comincia ad agitarsi convulsamente.
Il suo volto si deforma.
La luce aumenta d’intensità.
Giovane grida.
Più luminoso.
Incomprensibilmente luminoso.
«Il tuo delirio sale agli astri ormai».
(Eugenio Montale, Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale)

Winslow in The Lighthouse di Robert Eggers (2019)




