RNFF: Mélopée – La solitudine e l’oscurità dell’inconscio

Eugenio Grenna

Novembre 13, 2020

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Alexis Fortier Gauthier, regista e sceneggiatore canadese classe 1980, entra a far parte con Mélopée, (tradotto poi internazionalmente con il titolo Plainsong), della Official Selection della XVIII edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, nella sezione del Concorso Internazionale Cortometraggi.

Non stupisce che Guathier abbia già al suo attivo una dozzina di cortometraggi (tra cui l’incredibilmente tosto e memorabile Dans la niege del 2011) e un lungometraggio, D’Encre et de Sang del 2016, poiché Mélopée risulta essere di una maturità così rara, e di una delicatezza così complessa da raggiungere per un esordiente.

La trama è molto semplice e lineare, ruota attorno a tre giovani individui che raggiungono l’abitazione piuttosto isolata di uno di loro, all’interno di una località balneare apparentemente tranquilla, che si rivela infine essere una sorta di trappola fatale.

Il personaggio centrale del cortometraggio è Olivier (il meraviglioso Antoine Desrochers di  È solo la fine del mondo, film del 2016 del noto regista canadese Xavier Dolan), un ragazzo dall’aria malinconica, che sembra muoversi e osservare la vita in modo del tutto passivo, subendola senza voler mai agire davvero.

Alexis Fortier Gauthier con Mélopée, ultimo sorprendete cortometraggio, riflette sulla solitudine e sull'oscurità dei desideri inconsci.

Mélopée

Insieme a lui una coppia di fidanzati: Diane (un’ottima Rosalie Fortier), giovane sordomuta con un look alla Soldato Jane, e Guillame (Antoine L’Écuyer), il personaggio probabilmente meno osservato dal punto di vista registico, quello più marginale, nonostante una presenza più o meno continua, a partire dalle prime inquadrature.

Ciò che Mélopée sembra voler raccontare attraverso una metafora esistenzialista che si serve del dramma prima e dell’horror poi, è proprio il tema della solitudine, che affonda i denti sul tormentato e assente Olivier, risvegliandolo dal silenzio e dall’apatia.

Se inizialmente soltanto Olivier sembra vivere questa condizione di isolamento e abbandono, Gauthier con un lavoro sorprendente sulla sua unica figura femminile, crea un incontro/scontro tra due solitudini differenti che genera imprevedibilmente una consapevolezza reciproca passionale e tragica.

Alexis Fortier Gauthier con Mélopée, ultimo sorprendete cortometraggio, riflette sulla solitudine e sull'oscurità dei desideri inconsci.

Mélopée

Il suono diviene poi elemento fondamentale, un vero e proprio protagonista, che inizialmente attrae e inganna, generando poi desideri oscuri e inconsci. Dalla chitarra di Olivier, che se sfiorata da Diane può consentirle di percepire quei toni, al cuore che batte producendo malinconiche sinfonie, le stesse che apparterranno ai suoni più giustamente inquietanti e gelidi prodotti dal mare.

Mélopée gioca sapientemente coi generi, servendosi del dramma per raccontare l’abbandono di Olivier, il suo desiderio di essere altro, di vivere una vita e una passione come quella che sta vivendo il suo amico Guillame. Decisiva dunque la sequenza in cui Diane, nel mezzo di un rapporto sessuale con Guillame, si volta, poiché del tutto passiva rispetto a ciò che sta accadendo, per certi versi assente, restando a osservare il volto di Olivier, nascosto dietro la porta.

L’horror viene invece sapientemente sfruttato come elemento di sottotraccia marginale, ma sempre presente, un’ombra oscura che non abbandona mai la narrazione, contagiandola e mutandola continuamente.

Alexis Fortier Gauthier con Mélopée, ultimo sorprendete cortometraggio, riflette sulla solitudine e sull'oscurità dei desideri inconsci.

Mélopée

Il cortometraggio ha una prima parte fatta di toni caldi e confortanti, risultando emozionale e nostalgico, per poi prendere tutt’altra direzione, servendosi di toni diametralmente opposti, gelidi e cupi, privi di sentimento e carichi di distacco, in cui la morte sotterraneamente muove le sue pedine.

Di grande valore la fotografia di François Messier-Rheault, che ricorda in più di un momento, quella di It Follows, interessante horror del 2014 di David Robert Mitchell. Il citazionismo di Mélopée poi è un elemento marginale, ma altrettanto importante, poiché guida lo spettatore nell’attesa di una direzione conosciuta, quella lovecraftiana, spesso e volentieri priva di speranze, dagli esiti tragici e crudeli.

Andando poi a indagare sulle origini di quel tono musicale, che lega il desiderio inconscio e oscuro al male (rappresentato da ciò che vive nelle acque), si può identificare un numero impressionante di riferimenti letterari e cinematografici, a partire dal capolavoro del 1977 di Steven Spielberg, Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Mélopée, un cortometraggio e un autore da tenere d’occhio.

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