RNFF: Stranger- Viaggio nell’abisso di sé

Emma Senofieni

Novembre 16, 2020

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Nonostante tutte le difficoltà conseguenti alla situazione emergenziale, anche quest’anno, seppur in modalità online, abbiamo avuto il grande piacere di partecipare al Ravenna Nightmare Film Fest. L’evento ha, come sempre, proposto la visione di opere suggestive e originali: in particolare, in occasione del Concorso Lungometraggi, siamo rimasti affascinati da Stranger. 

Stranger

L’ispettrice Gluhovsky indaga nella clinica di idroterapia

Realizzato dal regista ucraino Dmytro Tomashpolskyi, Stranger (in originale Storonniy) si presenta fin dall’incipit come un film molto atipico.

Durante un’esibizione, una squadra di nuoto sincronizzato sparisce nel nulla. A indagare sul caso, l’ispettrice Gluhovsky (Anastasiya Yevtushenko), che però non sembra  giungere a nulla di concreto. Cinque anni dopo, a Glukhovsky viene affidato un altro stranissimo caso di sparizione subacquea: in una misteriosa clinica di idroterapia è scomparsa una donna. L’ispettrice, nota per i suoi successi professionali, decide di infiltrarsi nella clinica fingendosi una paziente. Lì, si troverà faccia a faccia con gli strani comportamenti dei pazienti e dello staff, entrando in un mondo in cui realtà e sogno si fondono e si confondono. Parallelamente, vediamo un uomo di nome Zezulia (Sergey Kalantay), conoscente dell’ispettrice, piangere la propria solitudine vagando per la città in cerca di amore e comprensione.

Se si resta sulla superficie, la trama di Stranger può risultare eccessivamente strana e contorta per essere seguita con interesse. Ad arginare questa difficoltà vi è innanzitutto l’uso di una splendida fotografia.

Tomashpolskyi riesce infatti a creare un’atmosfera onirica e surreale, scegliendo di utilizzare una vasta gamma di colori accesi in grado di dominare prepotentemente la scena.

In particolare, la clinica di idroterapia è un vero e proprio complesso di architetture dai colori marcati e differenti, caratteristica che contribuisce a rendere il luogo molto bizzarro e inusuale. Si intuisce dunque immediatamente di essere davanti a un’opera che vede nell’immagine e nel simbolo le sue principali chiavi di decifrazione.

Stranger

Il tema dell’acqua è centrale e onnipresente

Centrale e onnipresente è senza dubbio il tema dell’acqua. Utilizzato dai più grandi cineasti internazionali, possiede un significato particolare: secondo Carl Gustav Jung l’acqua, in ogni sua forma, è una delle tipizzazioni più ricorrenti dell’inconscio. Ed è proprio nell’inconscio, nelle più vaste e inesplorate profondità del proprio Io, che risiede il significato di Stranger.

Espliciti sono i riferimenti letterari e cinematografici che compie il regista per rappresentare questa tematica. Innanzitutto è chiaro il richiamo alle opere di Howard Phillips Lovecraft.

Lo scrittore americano, noto principalmente per i suoi celebri racconti horror e fantasy, era infatti solito servirsi del simbolo e del sogno per descrivere l’inconscio umano, creando atmosfere suggestive e inquietanti. Lo stesso film, si apre con una sua citazione:

«So di essere un estraneo, uno straniero in questo secolo e tra coloro che sono ancora uomini».

(H.P. Lovecraft)

D’altro canto, lo stile surreale di Stranger non può che ricordarci un regista che ha fatto dell’elemento onirico un tratto distintivo: David Lynch. Non solo l’atmosfera e le tematiche, ma persino alcuni personaggi rimandano alle opere lynchiane. Ad esempio le due grottesche pazienti che portano sempre con loro il “libro degli starnuti”, ossia un manuale che dà un significato preciso alla semplice azione di starnutire in base all’orario in cui ciò accade.

È proprio attraverso questo teatro dell’assurdo che ci viene pian piano svelata la reale natura di ciò che stiamo guardando. Certo, non viene mai data una spiegazione razionale o esaustiva di quello che accade, eppure, alla fine della storia, appare chiaro che dietro Stranger ci sia qualcosa di intimo e personale. E forse per questo davvero indecifrabile.

Stranger

La protagonista si imbatte in uno strano essere subacqueo

Nel corso del film, comprendiamo che la protagonista nasconde un conflitto interiore mai risolto, qui rappresentato dalla frammentazione e dalla confusione degli eventi apparentemente privi di un senso logico. Eppure, tutto ciò che vediamo è in realtà fortemente connesso. Bambole, personaggi sdoppiati, strani esseri subacquei sono tutti tasselli di quel grande e assurdo puzzle che è l’identità umana. Un’identità fatta di ricordi, parole, immagini e simboli in cui sembra non ci sia alcun posto per la razionalità e per l’ordine.

Servendosi dell’attività investigativa di un’ispettrice, il regista ci immerge in quella che è l’indagine più ardua e pericolosa che un essere umano possa compiere: l’indagine all’interno del proprio Io. Attraverso la metafora dell’acqua, Dmytro Tomashpolskyi si spinge oltre la superficie, scavando nel più profondo abisso di sé.

Probabilmente lo stile surreale della pellicola non piacerà a tutti, ma è certo che Stranger sia un film dotato di grande fascino. Perfettamente in armonia con le tematiche del festival, la pellicola ci conferma come la settima arte possa costituire un mezzo per rappresentare non solo la realtà oggettiva, ma anche una realtà propria e personale, per quanto strana e assurda possa sembrare.

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