L’Onda, il cui titolo originale è Die Welle, è un film del 2008. Per comprende a fondo l’enorme importanza di questa pellicola, è giusto fare un’ampia introduzione sulla tematica che andremo ad analizzare.
Quando sentiamo parlare di totalitarismo, dittatura e ogni forma di potere esercitato da una sola persona o da un partito, nella nostra mente comincia a trapelare il periodo che ha visto sorgere i regimi autoritari durante il Novecento. Nei decenni Venti e Trenta, mentre una parte dell’Europa cercava di uscire dalla buia crisi del primo dopoguerra, la restante parte, invece, vide la nascita di politiche alternative alla democrazia, la quale si mostrava debole e incapace di risolvere tutta quella filiera di problemi economici, sociali e politici.
Italia, Germania, Spagna, Europa Orientale e Unione Sovietica furono oggetto di vari e noti dispotismi che, imbevuti di ideologie nazionaliste, hanno condotto il continente alla deriva del secondo conflitto mondiale, macchiandosi, inoltre, dei più atroci delitti commessi contro l’umanità.
Fascismo, nazismo, franchismo e comunismo sono divenuti stendardi di popoli e nazioni disperate, quindi perfetti luoghi dove un capo, chiamato con nomi differenti, potesse patrocinare il suo potere sotto l’egida della conquista, del dominio assoluto, della supremazia e del razzismo più brutale.
A distanza di anni si è soliti domandarsi quali furono le cause di tutto ciò. Cosa ha spinto i vari popoli ad affidare ciecamente la propria libertà in nome di una (presunta) ragione che li ha condotti alla rovina? È lecito constatare come le cause sono sì note e molteplici. Un comunissimo manuale di storia è in grado di offrirci una panoramica alquanto dettagliata.

Il professore
Eppure, è giusto porsi un ulteriore interrogativo: quante probabilità ci sono che il passato, quel passato, possa ripresentarsi? A queste domande viene in aiuto il cinema, in particolare il sopramenzionato film, L’Onda. Opera diretta dal regista Dennis Gansel, la pellicola è tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore statunitense Todd Strasser. Quest’ultimo ha deciso di trarre ispirazione dall’esperimento sociale chiamato La Terza Onda, avvenuto in California nel 1967.
Rainer: «Pensate che una dittatura in Germania non sarebbe più possibile?».
L’Onda è ambientato in Germania. Un professore di storia, Rainer Wenger, molto amato dagli studenti e “detestato” dai colleghi per i suoi modi anticonvenzionali di insegnare, durante la settimana a tema, si trova ad affrontare la tematica dell’autocrazia. Sebbene avesse preferito di gran lunga parlare dell’anarchia, argomento inizialmente affidatogli, la sua dedizione e l’amore per il mestiere lo porteranno a catturare, ben presto, l’attenzione della classe.
Entrato in aula, Wenger scopre di avere dinanzi una classe annoiata, ma, soprattutto, una classe che sa già verso quale direzione tenderà quel soggetto tematico. Autocrazia diventa, nelle bocche di molti, sinonimo di nazismo, di reminiscenza da cui è difficile sottrarsi, come se un paese, per quanto abbia scontato e per quanto continui a scontare, sia costretto a essere bollato sempre per quell’unico e solo periodo.
Gli stessi alunni sono consapevoli che il nazismo sia una ideologia sbagliata e che in Germania una dittatura come quella nazionalsocialista non potrà mai più essere realizzata. Insomma, il passato c’è stato, gli uomini e le donne hanno imparato dagli errori commessi, e nulla potrà più ripresentarsi.
A queste parole, però, Wenger resta sorpreso, specie nell’osservare come dei giovani siano così convinti di ciò. Decide, pertanto, di compiere un esperimento per tutta la durata della settimana: mostrare, dal vivo, come si forma una dittatura, senza dire loro nulla, ma limitandosi ad agire sulle relative coscienze.
Dopotutto la base di un regime totalitario è, almeno nelle fase embrionali, muoversi a livello inconscio tramite azioni spacciate per giuste e idonee alla causa, le quali prenderanno, in seguito, il sopravvento sull’intero intelletto umano.

I banchi paralleli
Il professore, come prima cosa, decide di disporre i banchi in modo parallelo, facendo sedere gli studenti a coppia di due. Inizialmente con i propri migliori amici, in seguito distribuendoli tra di loro e accoppiandoli in modo che uno aiuti l’altro nelle lacune che possiede.
La base di un governo autocratico è il gruppo, la compattezza, l’unione che fa la forza contro il futuro e presunto nemico. Inoltre, quando un alunno o un’alunna vogliono prendere la parola, questo o questa devono alzarsi e parlare, e salutare il loro professore non più con il nome di battesimo, ma con l’epiteto “signor” (in tedesco Herr) seguito dal cognome.
Questa “novità” porta Wenger a imporre le basi per una disciplina, altro punto di forza di un potere totalitario. I membri di una dittatura devono essere ammaestrati, disposti ad ascoltare chi è al vertice di tutto, limitarsi a obbedire agli ordini e rispondere con un «signorsì». Il professore li fa marciare sul posto, dando precise indicazioni su quale sia la statura da mantenere: spalle dritte e petto in fuori, in modo che l’ossigeno circoli meglio nel corpo e aiuti il cervello a elaborare risposte brevi e concise.
Presa come un divertimento, la questione comincia a farsi sempre più seria. Wenger propone di dare un nome al microregime che involontariamente prende sempre più forma. Ogni membro della classe – la quale nel frattempo comincia ad accrescere il proprio numero, giacché vengono reclutate sempre più persone all’interno della scuola – propone un nome e ognuno di esso sarà messo a votazione. Il nome che guadagna più voti è, appunto, “l’Onda”.
Il simbolo, che ricorda il dipinto La grande onda di Kanagawa del pittore giapponese Hokusai, acquista una sua fisiognomica. L’onda che è pronta ad abbattersi su tutto il territorio tedesco. L’onda che è pronta a travolgere ogni tipo di nemico. Gli iscritti all’Onda devono riconoscersi ed essere diversi dagli altri, pertanto colui e colei che ne fanno parte devono vestire in modo identico: camicia bianca e jeans.
Come ogni partito che si rispetti, anche l’Onda ha bisogno della sua propaganda. Alcuni ragazzi dell’Onda stampano volantini e razziano la città mediante atti vandalici, attaccando adesivi in ogni dove, coprendo i simboli avversari e discriminando chi non fa parte del gruppo. C’è chi, munito di bombolette spray, imbratta i muri e gli edifici con il simbolo, in modo che tutti possano vedere l’insorgere dell’onda che è pronta a trionfare su tutto e tutti.

La classe
Ma l’Onda non sarebbe tale se non avesse un rispettivo saluto, elemento imprescindibile attraverso cui suggellare la propria forza e identità. La proposta, che viene accolta all’unanimità, è un semplice movimento del braccio destro che simula un’onda.
Nel giro di pochi giorni, l’intera scuola si è uniformata nell’abbigliamento, nel saluto e persino nelle varie organizzazioni comunitarie, cosicché, il giorno di una sfida decisiva nel gioco della pallanuoto, solo i membri dell’Onda possono accedere agli spalti.
Nato come semplice esperimento sociale, il professor Wenger comprende come la situazione gli sia sfuggita di mano, specie quando scopre che Marco, uno dei ragazzi dell’Onda, è diventato violento ai danni della sua fidanzata, Karo, dal momento che lei non solo ha cercato di sabotare la partita, ma si è anche schierata contro il movimento. Inoltre è palese come gli individui si siano completamente assoggettati all’organizzazione.
Studente: «Razza, religione, ceto sociale non giocano più alcun ruolo, apparteniamo tutti allo stesso gruppo. L’Onda ci ha dato finalmente uno scopo, degli ideali per i quali vale la pena lottare».
Wenger è conscio della gravità. Sa che deve porre un rimedio, fare qualcosa di concreto per mettere il punto finale al suo esperimento. Una mattina, fatta riunire l’Onda, dichiara di voler sciogliere il movimento, scatenando l’ira di tutti gli studenti. Inizialmente essi reagiscono in malo modo, inscenando il loro disprezzo perché si sentono ingannati dal loro leader.
Tuttavia, grazie alla consapevolezza che il professore riesce a trasmettere, l’intero corpo studentesco comprende l’insensata ossessione, a cui erano soggetti, e decidono di eliminare l’associazione. Solo un ragazzo, Tim, il quale vedeva nell’Onda una vera e propria ragione di vita, minaccia i presenti con una pistola, ferisce alla spalla un suo compagno e infine si suicida.
Rainer Wenger, a conclusione del film, viene tratto in arresto (o si fa arrestare) dalla polizia, dal momento che è il responsabile di tutto. Ecco come una dittatura è nata. Ecco come una dittatura è morta.
Quella primordiale convinzione per la quale in Germania un regime totalitario non possa sorgere, viene dolorosamente smentita dai fatti. Tutti quei ragazzi hanno subìto la corruzione e il fascino di un potere che li ha persuasi dalle viscere.

Rainer Wenger
Eppure, a seguito della visione, un interrogativo implicito resta nella mente dello spettatore: questi ragazzi in che cosa realmente credevano? A niente. Non avevano un credo politico da rispettare e tanto meno un’ideologia che li spingesse a lottare in nome della forza, del dominio, della supremazia razziale. Loro si sono sentiti parte integrante di un movimento, senza tener conto che proprio quel movimento li aveva indottrinati.
Qualunque fosse il loro obiettivo, poco importa. E in fin dei conti L’Onda di Dennis Gansel ha come scopo quello di illustrare che basta un niente per veder sorgere un potere autoritario.
Il contesto storico-sociale, per quanto sia importante, assume i contorni di un dato puramente irrilevante. Un regime totalitario prende le sue misure all’interno di soggetti che decidono di non pensare, di non avere spirito critico, poiché c’è un qualcuno o un qualcosa che pensa e che critica al posto loro. O, al massimo, li obbliga a ragionare in maniera univoca e uniforme.
La filosofa Hannah Arendt, nel celeberrimo saggio Le origini del totalitarismo, sostiene che ogni regime dittatoriale fa leva sulla massa e sulla naturale volubilità della stessa. La massa è il risultato del crollo di ogni classe sociale, dovuto a ragioni molteplici, prime fra tutte la disoccupazione e la miseria. È la rappresentazione più diretta di ogni classe sociale che non esiste più. La massa è amorfa nei confronti della vita e della realtà, e così facendo porta altri appartenenti alla stessa classe a creare una apolitica.
Film come L’Onda hanno lo scopo di illustrare la reale creazione e genesi di uno stato dalle facciate autoritarie. Per quali siano le ragioni, per quanto giuste o inique che siano, ciò che conta davvero comprendere è la vera natura di un governo dispotico: svuotare il soggetto della sua intelligenza e creare un’istituzione che funga da quintessenza dell’apoliticità. E guardando indietro nel tempo, qualunque forma di -ismo ha realmente dato mostra di ciò.




