La scrittura di Jack London viaggia potente attraverso il tempo, si aggrappa alla memoria dei lettori e si annida nel loro cuore turbandolo irrimediabilmente. È una scrittura feroce, vitale, ambigua, vera e meravigliosa. Molti sono stati i registi che hanno tentato di riportare in vita il genio dell’autore americano, ma oggi parliamo di due film del panorama italiano: Zanna Bianca (1973) di Lucio Fulci e Martin Eden (2019) di Pietro Marcello.

Zanna Bianca (1973) di Lucio Fulci
Nella vita di Jack London vigeva la legge, darwiniana e nietzschiana, del più forte.
Infatti, nelle trasposizioni cinematografiche di Fulci e di Marcello si percepisce quanto i due registi abbiano fatto proprio questo concetto. In Zanna Bianca, Fulci lo esplicita chiaramente attraverso alcune immagini di lotta; mentre in Martin Eden, Marcello, trasporta per intero il dialogo scritto da Jack London: «il mondo è dei forti – dei forti che sono anche nobili e che non sguazzano nel porcile del commercio e della borsa valori. Il mondo appartiene ai veri aristocratici, alle grandi belve bionde, a coloro che non accettano i compromessi, a quelli che vanno all’attacco».
«La legge era questa: mangia o sarai mangiato».
(Jack London, “Zanna Bianca”)
Fulci, nello specifico, voleva scioccare e sconvolgere lo spettatore nel profondo, esattamente come Jack London con i suoi romanzi. Ma, se il regista lo faceva per stimolare il voyeurismo sadico nello spettatore, lo scrittore lo realizzava per mettere a conoscenza il lettore di quel mondo crudele e disumano in cui viviamo, ma che, in realtà, fingiamo non esista.
Quindi il Fulci di Le colt cantarono la morte e fu…tempo di massacro (1966) sarebbe stato perfetto per dirigere Zanna Bianca rispettando le parole di London, ma ha deciso di dedicare la pellicola alle famiglie, riducendo al minimo la violenza e sottolineando con forza il lato sentimentale.

Luca Marinelli in “Martin Eden” (2019) di Pietro Marcello
Marcello, proprio come Jack London, non ha paura di mostrare le brutture dell’essere umano e della sua propensione all’autodistruzione. Non punta tanto a scioccare, quanto semplicemente a raccontare la pura verità di una storia drammatica.
Quindi il regista, con Martin Eden, svolge un ottimo lavoro, riportando alla luce i turbamenti dell’omonimo, nonché autobiografico, personaggio di Jack London. Trasporta il protagonista dalla San Francisco del 1900 a una Napoli del secolo breve, mentre Luca Marinelli arricchisce Martin di floride sfumature.
L’attore riesce a mettere in scena la mente di Martin che si fa boia della sua stessa personalità e natura, alcune volte in modo più evidente di altre, ma senza smettere di accompagnare costantemente la narrazione. L’autodistruzione viene mostrata come una parte imprescindibile del tradimento che Martin rivolge a sé stesso. Infatti, la forza del film sta proprio nell’aver reso il personaggio di Jack London un uomo napoletano, poiché la calda passione delle persone del sud Italia rende il personaggio vivo e i suoi drammi tangibili.
Si riesce quasi ad avvertire fisicamente l’intensità dei sentimenti che Marinelli usa per interpretare un potentissimo Martin Eden.
Tornando a Zanna Bianca, se si cerca Jack London, purtroppo, non lo si troverà. Per quanto il regista abbia fatto propria la teoria darwiniana, la trasposizione di Fulci non è fedele al romanzo in quanto del «mondo selvaggio, feroce, il brutale mondo del Nord dal cuore di ghiaccio» è rimasto ben poco. E non solo: non c’è più alcuna traccia del lupo che, a seguito dei maltrattamenti subiti dall’uomo e delle aggressioni da parte di altri cani, diventa man mano più spietato. È un film interessante in quanto è un buon western all’italiana, ma ha poco a che fare con l’opera originale.

Charlie e Beauty Smith
Martin Eden, invece, riesce a riportare alla perfezione il bisogno del protagonista di riscattarsi dalla situazione sociale e lavorativa in cui si trova. Dapprima grazie all’innamoramento verso Elena (in originale Ruth) e successivamente per una vera e propria voglia di conoscenza.
Racconta molto bene anche il sofferto distaccamento dalle sue origini che, nel finale, ritornerà man mano più violento.

Martin e Margherita
L’incredibile filo rosso che accomuna le due opere di London è la violenza sia essa fisica o spirituale, e grazie allo stile vigoroso e ferino rende al lettore i turbamenti del suo animo che sono ovviamente più evidenti in Martin Eden, ma non per questo assenti in Zanna Bianca.




