La paura costante di perdere le persone amate, unita alla cieca convinzione di essere destinati alla solitudine: ecco come si potrebbe riassumere lo schema dell’abbandono. Chi ne soffre ha percepito la distanza delle figure di cui aveva più bisogno, e di questa distanza ha fatto una legge universale: “Tutti, prima o poi, se ne andranno”. Lo sa bene Tsunade, che nel giro di pochi anni perde sia il fratello minore, Nawaki, che il suo grande amore, Dan.
La Principessa Senju può sanare ogni ferita del suo corpo, ma quella data dalla morte dei suoi affetti no, è troppo profonda e le segna l’anima.
In quei momenti è l’intera visione del mondo a cambiare, sfociando addirittura nella superstizione: donare la collana del nonno rappresenta una condanna a morte; vincere una scommessa è un oscuro presagio. Sembra quasi che nulla di positivo possa venire da lei, né che lei possa meritarsi una piccola vincita. Sì, Tsunade è destinata a perdere, o almeno è questa l’idea che ha interiorizzato.

Tsunade perde Dan e sviluppa l’emofobia.
Una persona con lo schema dell’abbandono può reagire alla vita essenzialmente in tre modi: ricreando la situazione della perdita, frequentando persone assenti o instabili; ammorbando il partner con un eccessivo controllo; evitando del tutto le relazioni intime, così da azzerare i rischi. Tsunade sceglie quest’ultima via, tenendo con sé soltanto Shizune, nipote di Dan, la quale assume un elevato valore simbolico. L’allieva è, tra le tante cose, l’ultimo disperato tentativo di tenere insieme quel legame che la morte ha reciso.
Nel resto del tempo Tsunade si consola con l’alcool e il gioco d’azzardo, così che la mente non possa indugiare sui vecchi dolori o anche solo pensare di ricreare una qualche sorta d’intimità.
Sarà l’arrivo di Naruto e Jiraiya a segnare una svolta nella vita della Principessa. L’eremita, che per lei prova un amore mai ricambiato, è l’unico che sa avvicinarla. Sarcasmo e provocazioni non possono nascondere il fatto che proprio lui è il confidente che più la capisce, e questo le fa paura. Come può ammetterlo a se stessa? Come può riaprire il suo cuore a una possibilità diversa da Dan? Eppure mentirebbe se dicesse di non averci pensato almeno un po’.
Ora Jiraiya le offre una grande famiglia, quella del villaggio di Konoha, mentre il ragazzo della profezia le dà la forza di credere ancora nel futuro. Dopo un primo momento di rifiuto, Tsunade si assume le proprie responsabilità e si concede di offrire il proprio amore ad amici, concittadini e pazienti. Decide addirittura di prendere Sakura sotto la propria ala, rompendo, in modo sano, quel vincolo univoco che la legava a Shizune.
Kishimoto, tuttavia, mette duramente alla prova il Quinto Hokage ed è qui che l’evoluzione di Tsunade si rivela compiuta.
Pain le porta via prima Jiraiya e, per un soffio, non distrugge anche la grande famiglia che l’aveva accolta, inclusa Shizune. Tsunade porta il proprio corpo al limite, incassa i colpi peggiori, ma questa volta non scappa, non si ubriaca, non sperpera denaro in scommesse. Lei ha capito di essere un pilastro per la comunità e per quella fulgida luce che la guiderà nell’avvenire, ossia Naruto.

Dopo lo sforzo immane per proteggere il villaggio, Tsunade perde la propria giovinezza.
E quando anche Madara tenterà di portarle via il mondo intero, Tsunade lo affronterà con indomito coraggio, finendo spezzata (letteralmente) pur di impedire che i colpi letali del Susanoo uccidano i compagni. Mai s’è visto un corpo di donna tanto vessato e la particolare tecnica della Rigenerazione Mitotica sembra quasi invitarla all’autolesionismo, a subire l’indicibile pur di non perdere gli altri. Questo potrebbe farci pensare a un’ulteriore attivazione della trappola da abbandono, poiché sono molti quelli che, pur di tenere qualcuno appresso, si riducono ad accettare pessimi compromessi.
Ma Tsunade no, lei è guarita, e lo dimostra nella catartica scena dell’incontro con Dan.
Con parole commosse la Principessa ammette di aver prima fuggito il ricordo dell’amato e poi di aver tentato di farlo rivivere dentro di sé, realizzando il suo sogno di diventare Hokage. Lo scioglimento della tecnica della Resurrezione Impura costringe i due a un secondo addio – un evento sconvolgente per chiunque soffra la trappola dell’abbandono – dal quale Tsunade trae una nuova libertà, quella di poter ricordare senza morire dentro ogni volta; di poter perseguire i propri sogni, accettando il rischio implicito nell’amore, qualunque forma esso abbia.




