Bo Burnham – Inside, o la creatività durante la pandemia

Enrico Sciacovelli

Giugno 3, 2021

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La felicità può assumere diverse forme, a seconda dei propri desideri. Serenità, appagamento, libertà d’espressione o anche puro intrattenimento, in un senso più immediato e conciso. Intrattieniti, guarda un buon film, e puoi dimenticare i tuoi problemi e ridere per due ore. Intrattieni e puoi dirti soddisfatto del tuo lavoro, se sei abbastanza bravo come intrattenitore.

Tuttavia, essere un intrattenitore significa essere felici? Certo che no. Anzi, quale persona sana di mente vorrebbe una carriera simile? Per Bo Burnham, l’artista è un essere intrinsecamente infantile, egocentrico e perverso. Il comico, poi, è ancor più disonesto, preferisce evitare di parlare dell’ipocrisia che fomenta per fare qualche battuta sulle relazioni o sul traffico. Bo… non ragiona esattamente allo stesso modo.

Attore, comico stand-up, cantante, compositore, montatore, regista, sceneggiatore… Bo ha indossato diversi cappelli nel corso della propria carriera, iniziata su Youtube da adolescente e sfociata in tre spettacoli, tra cui what. – disponibile su Youtube – e Make Happy – su Netflix.
Tuttavia, il rapporto diretto con il pubblico ha iniziato a gravare su Bo, al punto da avere costanti attacchi di panico durante un tour.

Bo Burnham imita Kanye West nel finale di Make Happy (2016)

Per Burnham, la comicità e la possibilità creativa del format teatrale erano allo stesso tempo croce e delizia, la cosa a lui più cara e la più dolorosa. Make Happy doveva essere il suo ultimo spettacolo di stand-up, un addio sofferto ma necessario. Lo show si conclude con Bo non sul palco, ma chiuso in una stanza buia, chino sul pianoforte. Con l’ultima canzone, Are you happy?, Bo abbandona il pubblico, privandosi di quel distacco ironico che ha usato come scudo. Senza un pubblico, può permettersi di vivere più serenamente.

Negli anni immediatamente successivi Bo si è tenuto impegnato, anche in campo cinematografico, attraverso il suo debutto alla regia con Eighth Grade e la sua performance in Promising Young Woman. Tuttavia, il desiderio di tornare al mondo della stand-up comedy persiste, convincendolo a scrivere un nuovo spettacolo per Netflix. Era gennaio 2020, e dopo due mesi… è successa la cosa più strana di sempre.

Inside riporta Bo in quella stanza buia dove ha lasciato il suo pianoforte e il mondo della comicità. Con la pandemia in fase di diffusione negli Stati Uniti, Bo è in quarantena, come miliardi di persone in tutto il mondo. Si impegna quindi a intrepretare, montare, dirigere e comporre questo speciale, interamente da solo e con una singola telecamera. Buttarsi nel lavoro o in un hobby per combattere l’anormalità del contesto creato dall’isolamento e dalla pandemia. Suona familiare, no?

Bo Burnham

Bo indaga come scrivere ‘Inside’ durante una delle prime canzoni

Bo Burnham, come scrittore e artista, è disperatamente affascinato dall’atto stesso della performance. I motivi che conducono all’esibizione e le sensazioni provate nel mentre sono più interessanti, rispetto a una mera presentazione della propria personalità. Di conseguenza, vivere e cercare di intrattenere in isolamento lo porta a indagare il significato dell’atto. In altre parole, cosa significa uno spettacolo comico senza un pubblico, senza aria fresca, senza una via d’uscita?

Nel corso di 87 minuti, Bo passa da una scena all’altra in un virtuale flusso di coscienza. Sketch, canzoni, proiezioni e riflessioni si susseguono in modo sconclusionato e brusco, in una dimensione temporale completamente assente.
Non è mai inverno, estate o autunno. Non è giorno e non è sera, c’è solo una stanza. Cambiano le luci e le canzoni, la barba e i capelli di Bo crescono, ma non c’è una tregua.

Inside incapsula perfettamente le sensazioni che milioni di persone hanno provato durante il periodo di quarantena: una quieta frustrazione, che rimbalza furiosamente contro i muri, cercando di dare sfogo a una creatività pizzicata e tesa come una corda di violino. C’è chi ha promesso di espandere finalmente quella bozza di romanzo nel cassetto, c’è chi si è dedicato alla cucina, c’è chi ha imparato una nuova lingua, e c’è chi ha deciso di scrivere la prima grande opera dei tempi della pandemia.

Bo Burnham

Bo Burnham festeggia il suo 30esimo compleanno in isolamento

Inside però non è esclusivamente riguardo alla pandemia, affatto. Si tratta assolutamente di un’opera di Bo Burnham, e su Bo Burnham. Tuttavia, l’effetto dell’isolamento è simile a una camera di risonanza, dove frustrazioni, angosce e dubbi si ripetono, si fondono e crescono in una grottesca matassa.

Ciò vale per noi, tanto quanto per il comico del Massachusetts. Pascal direbbe “tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace, in una camera”. Burnham risponde “l’apatia è una tragedia e la noia è un crimine”.
L’infelicità dell’uomo del 2020 deriva dall’essere solo con troppe idee e stimoli. A chi serve la pace, quando ogni giorno ci sono nuovi contenuti da consumare o produrre?

Quindi Bo si dedica alla sua forma d’arte preferita, sfruttando anche le limitazioni legate alla sua condizione, tra siparietti sul sexting, sulle videochiamate con i genitori e sulle rivolte per le strade statunitensi. Bo ha sempre avuto uno sguardo socialmente critico, pronto a esporre ingiustizie sistemiche attraverso un buffo calzino cantante esistenzialista.

Bo Burnham

Un lungo e ansioso ‘sext’ proiettato su Bo Burnham

Tuttavia, a Bo non manca la consapevolezza della sua fortuna e del suo privilegio. Sarà anche tormentato, ma la sua direzione è implicitamente indulgente, anche nel modo in cui riprende il suo esile corpo, impresso su una croce proiettata sul muro. Il distacco ironico di Bo lo aiuta poi a separarsi dalle sue angosce, paragonandolo al legame palpabile, ma sterile di un giocatore a un videogioco.

Tuttavia, quando questo velo di ironia viene meno, si intravede un uomo sofferente, che compie 30 anni in silenzio e al buio, e che rievoca i suoi attacchi di panico per valorizzali, sotto forma di intrattenimento. Le riprese dello speciale si allungano come i capelli di Bo, in un intero anno d’isolamento. Lo stesso spettacolo che doveva salvarlo dalle pene della pandemia ora appare come una condanna, in attesa di un ingenuo ritorno alla normalità. Anche lì, la sensazione è forse leggermente familiare.

Nel momento in cui lo show raggiunge il suo climax, Bo ripercorre un anno (e un’ora e venti minuti) in una singola canzone, un altro saluto alla comicità, alle pretese da artista e allo stesso spettacolo che ha coltivato tanto a lungo. L’uscio è aperto, può uscire… ed è terrificante. Certo, è preoccupante ritornare in un mondo abbandonato da mesi e mesi, ma presentare un nuovo progetto strano, malforme e schizofrenico lo è ancor di più.

Bo Burnham

“Benvenuti su Internet, guardatevi intorno!”

Tuttavia, anche se il mondo esterno rappresenta una fonte e uno stimolo di incertezze e paure irrazionali, Bo riesce a trovare una certa serenità all’interno della sua dimora. Non ha superato le sue angosce, non ha vinto i suoi demoni e non ha scritto un’opera d’arte.
Ma è sopravvissuto a un anno di isolamento e d’introspezione, un anno in cui è successo l’impossibile e l’oltraggioso.

Forse da un’esperienza simile non ne esci più felice o più forte, ma più divertito. Inside è un involontario e vergognato inno alla creatività nei momenti più bui. É la cosa peggiore che ti è successa, ma se strappa un sorriso, forse è servita a qualcosa.

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