Omni-Man e Homelander – La sottile differenza tra antieroe e villain

Linda El Asmar

Dicembre 9, 2021

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Omni-Man e Homelander sembrerebbero all’apparenza due personaggi piuttosto simili e forse, effettivamente, lo sono. Sono entrambi padri, entrambi complessi, capaci di azioni efferate e di una ferocia inaudita. Ci vengono mostrati come i villain delle rispettive serie, Invincible e The Boys, ma risulta riduttivo vincolarli solo a questa definizione. Ormai, nelle serie e nei film di oggi, le tipologie di personaggi possibili tendono a ibridarsi fra loro, allontanandosi dalle strutture preimpostate di alcuni archetipi.

Viene quindi da chiedersi: «Omni-Man e Homelander sono villain, antieroi, o entrambi?».

Omni-Man e Homelander
Omni-Man, ottavo episodio di Invincible

Omin-Man: colui che lotta per un bene più grande non curandosi dei mezzi

Omin-Man è il padre di Mark, il protagonista della serie animata Invincible. Ci viene presentato come un eroe solitario a servizio e a protezione della Terra. Padre severo, ma comprensivo, marito dolce e premuroso. Sembra il perfetto supereroe maturo e invincibile che ogni pianeta vorrebbe in sua difesa.

Scopriamo però, già a partire dal primo episodio, come non sia il santo che finge di essere. Durante la prima stagione lo vediamo compiere il suo piano, passo dopo passo, fino all’ultimo episodio quando emerge la sua vera natura. Omni-Man è un colonizzatore senza scrupoli, intende infatti riqualificare la Terra a colpi di stermini per renderla parte di un universo “perfetto” che lui e la sua specie stanno costruendo.

Ricordando un po’ la visione di Thanos, a Omni-Man non interessa quanto ci sia di buono sulla terra, quante vite verranno distrutte dalle sue azioni, quanto male infliggerà alle persone che, teoricamente, ama.

Lui ha un compito, una missione in cui crede ciecamente e che deve portare a termine. Se ciò implicasse compiere un genocidio o fare fuori il suo stesso figlio non importerebbe (o forse un po’ sì, visto che non riesce ad uccidere Mark). Omni-Man si sente legittimato nelle sue azioni. Lui, nella sua versione della storia, è nel giusto.

Omni-Man e Homelander
Omni-Man e il figlio Invincible (Mark).

Il personaggio di Omni-Man, letto così, rientra nell’archetipo dell’ombra, ovvero del villain di cui parla Christopher Vogler nel suo famosissimo testo Il viaggio dell’eroe.

Come ci spiega Vogler, l’ombra umanizzata, resa vulnerabile, presentata come una persona, con emozioni, porta l’eroe a dover fare una scelta morale per liberarsene. Scelta morale che Mark non riesce a compiere, perché ciò vorrebbe dire uccidere il suo stesso padre. Un padre che si ritiene l’eroe della storia.

Omni-Man non comprende lo stupore e l’attaccamento del figlio, immortale e incredibilmente potente come lui, verso qualcosa di così effimero e sciocco come la vita umana. Omni-Man vede l’umanità come un’accozzaglia di cavernicoli che, senza l’aiuto della sua razza superiore, non può che aspirare a essere un qualcosa di insignificante. Non comprende perché il figlio faccia resistenza, perché lo costringa a imporsi e a essere violento.

Nel momento in cui deve uccidere Mark però, Omni-Man si distingue da un tipico villain come Thanos.

Pur ritenendosi nel giusto, pur sentendosi l’eroe, Omni-Man non riesce a uccidere il suo stesso figlio. Riconosce inconsciamente qualcosa di sbagliato, forse nell’atto di uccidere Mark o forse nell’obiettivo che lo aveva reso cieco fino a quel momento. Inizia quindi a emergere l’antieroe che è in lui.

Sempre nella visione di Vogler, l’antieroe non è l’opposto dell’eroe, ma una sua versione particolare, ambigua. Gli antieroi sono eroi imperfetti che, pur avendo una morale, pur distinguendo bene e male, non riescono a sconfiggere i loro demoni interiori e a non compiere azioni riprovevoli. Sono eroi feriti, accecati dai loro difetti, dai loro problemi irrisolti o, come Omni-Man, dalle loro idee.

Homelander (Antony Starr), The Boys.

Homelander: un supereroe infantile che di eroico non ha nulla

Riprendendo la caratterizzazione di Vogler e unendola agli studi sugli antieroi di Jason Mittell nel suo testo Complex tv, si potrebbe dire che anche Homelander sia un antieroe.

Homelander è un essere ferito, rabbioso e violento, vittima di scelte altrui. Non ha chiesto lui di essere uno dei supereroi più famosi d’America. Non ha chiesto lui di essere così potente, né di essere creato e cresciuto in laboratorio. Homelander è un esperimento scientifico che, anche a detta del suo stesso creatore, è risultato un fallimento. Non ha mai avuto una famiglia, non ha mai ricevuto amore e affetto incondizionato. Ciò che lo ha reso così insensibile è il fatto di essere sempre stato solo. È talmente solo che non sa riconoscere a pieno le emozioni, né ciò che gli viene detto, tantomeno l’amore.

Homelander non sa quindi cosa voglia dire amare, non riconosce quando viene manipolato dalle persone, tantomeno non si rende conto della gravità delle sue azioni. Una moralità non sembra averla, perché non sa cosa sia. Non sa nemmeno quale sia il suo obiettivo. Brancola nel buio, spinto solo dalle sue emozioni incontrollate, cercando di compiacere chiunque gli dimostri un po’ di affetto. In fondo, inconsciamente, lui cerca solo questo: l’amore.

Homelander è un bambino arrabbiato, in cui nessuno ha mai creduto e che vorrebbe solo esser coccolato da sua madre.

Questo sentimento lo porta al disgustoso, ossessivo ed edipico rapporto con Madelyn. Homelander è un adulto che vorrebbe essere compreso, accettato e amato anche per il suo lato più oscuro e questo lo porta a infatuarsi di Stormfront. Vorrebbe essere un esempio, l’eroe e il protettore del proprio figlio, eppure lo butta giù da un tetto. Tutte le azioni che compie sono frutto del suo desiderio di essere amato, ma della loro gravità, al solito, lui non se ne rende conto.

Il personaggio rientra in quel gruppo di cui parla Mittell, rifacendosi alla raccolta di racconti di Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi.

Mittell vede negli antieroi personaggi che affascinano grazie alla loro spregevolezza, perché ci permettono di assistere a atteggiamenti e ragionamenti immorali senza venirne coinvolti. Sono personaggi che, se posti vicini ad altri soggetti più cattivi e più spregevoli di loro, fanno appello a una sorta di moralità relativa, come dice Mittell, che gli permette di essere visti non solo per i loro lati negativi, ma anche nei loro aspetti riscattabili. Questo è un po’ ciò che avviene quando, nella seconda stagione di The Boys, Homelander viene affiancato a Stormfront. Lei è una nazista senza possibilità di redenzione, capace di rendere un po’ meno cattivo agli occhi esterni quel bambino ferito che è Homelander.

Omni-Man e Homelander
Homelander (Antony Starr) e Stormfront (Aya Cash), The Boys.

Allo stesso tempo però, quando Homelander si affianca a Stormfront dà il peggio di sé. Il sentirsi legittimato da lei all’uso della violenza e all’essere spregevolmente spregiudicato, il venir amato proprio per questi comportamenti immorali, lo fanno abbandonare completamente al suo lato cattivo. Se fino a quel momento, seppur in una percentuale incredibilmente minima, sembrava che Homelander, in un futuro lontanissimo e con molta terapia, si sarebbe potuto redimere, con la morte di Madelyn, l’incomprensione del figlio e l’affiancamento di Stormfront, Homelander lascia uscire completamente il villain che c’è in lui.

Homelander non è mai stato giustificabile nelle sue azioni. È un assassino violento, immorale e spregevole fin dall’inizio.

La sua infanzia e il suo essere vittima portano però lo spettatore non a giustificarlo totalmente, ma un po’ a comprenderlo. Questo perché le azioni compiute non sono delle vere e proprie scelte. Homelander però una cosa la sceglie, ovvero di stare dalla parte di Stormfront, pur venendo a conoscenza del suo passato e del suo essere nazista. Lì compie la scelta cosciente di essere il cattivo e, anche se lo fa perché ritiene sia l’unico modo per ottenere un briciolo di amore da qualcuno, non è più né comprensibile né, tanto meno, giustificabile.

Omni-Man e Homelander. Villain e antieroe. Disprezzo ed empatia

Omni-Man e Homelander sono dunque villain o antieroi?

Alla fine sono un po’ entrambi. La linea che differenzia la tipologia di personaggi risulta estremamente sottile e precaria. Sembra che basti una scelta giusta, come non uccidere il proprio figlio, o sbagliata, come affiancare una nazista, per far passare un personaggio da un archetipo all’altro.

Spesso, una delle differenze più marcate tra antieroe e villain è proprio il modo in cui il pubblico si sente nei confronti del personaggio.

Per quanto affascinanti e attraenti possano essere i cattivi, solitamente è difficile comprenderli e giustificare le loro azioni. Non riusciamo a metterci nei loro panni e disprezziamo ciò che fanno, proprio perché seguono logiche profondamente sbagliate. Per quanto possano piacerci come personaggi, non concorderemo mai con i mezzi di Omni-Man, sempre che non si fraternizzino idee totalitarie e naziste, né giustificheremo mai le azioni feroci di Homelander.

Con gli antieroi invece la situazione cambia. Spesso sono spregevoli anche loro, certo, ma molte volte un antieroe stimola profonda pietà ed empatia in chi lo guarda. Feriti, sofferenti, incompresi e molto fascinosi, sono personaggi che ci attraggono proprio perché ci concedono di mettere da parte la nostra moralità. Questo grazie a quel piccolo spiraglio di possibilità di redenzione che vediamo in loro.

Sono personaggi il cui tormento interiore ci spinge a giustificare gli errori compiuti. Personaggi che di eroico non hanno niente, se non quella minima potenzialità di poterlo essere. Una minima potenzialità che a tratti abbiamo visto sia in Omni-Man che in Homelander.

Leggi anche: The Boys – Nella mente di Homelander

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