Così divenne leggenda: Philadelphia

Alessia Di Rella

Dicembre 24, 2021

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Così divenne leggenda: Philadelphia

«I was bruised and battered
I couldn’t tell what I felt
I was unrecognizable to myself
Saw my reflection in a window
Didn’t know my own face
So brother are you gonna leave me wasting away
On the streets of Philadelphia?».

(Bruce Springsteen, Streets of Philadelphia)

Siamo nel 1993. L’epidemia di AIDS raggiunge il suo massimo picco. Tra le strade di ogni paese del mondo si respira paura, costernazione e sgomento. Il virus letale sconvolge gli equilibri della società facendone emergere i tratti peggiori: i malati devono affrontare, accanto alla promessa di morte certa, lo stigma sociale che la accompagna.

Si annida, nelle menti dei cittadini, un male incurabile come l’AIDS: il pregiudizio.

Negli ambienti religiosi e conservatori, si inizia a pensare all’AIDS come al flagello mandato da Dio per condannare non solo gli omosessuali, ma la stessa società che li tollera.

Philadelphia
Campagna mediatica in cui si denomina l’Aids come “la peste gay”

Sebbene oggigiorno siffatte considerazioni appaiano per quello che sono, ovvero calunnie omofobe ben camuffate dal velo della religiosità – dal momento che il virus non conosce barriere e colpisce sia omosessuali che eterosessuali attraverso lo scambio di sangue – al tempo fecero presa sulle menti dei più, condannando i sieropositivi alla ghettizzazione e alla pubblica crocifissione.

Hollywood, per la prima volta, decide di prendere posizione su una tematica tanto delicata quanto scottante. Nel 1993, per la regia di Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti), esce nelle sale Philadelphia.

Joe Miller: «Spiegamelo come se avessi soltanto quattro anni».

Protagonista della pellicola è Andrew Beckett (interpretato da Tom Hanks), rampante avvocato di uno dei più prestigiosi studi legali di Philadelphia. Uomo dedito al lavoro, brillante, amante della propria famiglia, legato al proprio compagno Miguel (Antonio Banderas) e, in ultima istanza, sieropositivo.

Andrew Beckett (Tom Hanks) in Philadelphia
Andrew Beckett (Tom Hanks)

All’aspirante principe del foro viene affidato uno dei casi più importanti della sua carriera dai senior dello studio legale, in segno di riconoscenza dei propri meriti. Eppure, qualcosa va storto: il misterioso smarrimento di un ricorso sarà il pretesto per licenziare in tronco Andrew, il quale, con rammarico, saprà che la sua malattia non è passata inosservata ai suoi superiori.

Decide, quindi, di fare causa allo studio legale, in nome di un principio che tutela i lavoratori dal licenziamento per motivi legati a discriminazioni di qualunque genere.

Trovare un avvocato che voglia perorare tale causa risulta quasi impossibile, viste le sue condizioni fisiche e i pregiudizi che si porta stampati sul suo corpo.

Joe Miller (interpretato da Denzel Washington), avvocato più umile, ma ben conscio di ciò che significa essere discriminato – nel suo caso specifico per il colore della pelle – a discapito dei suoi stessi pregiudizi nei confronti degli omosessuali, accetta la sfida.

Philadelphia – La città dell’amore fraterno

Joe Miller e il suo assistito Andrew Beckett in Philadelphia
Joe Miller e il suo assistito Andrew Beckett

La scelta della città in cui è ambientata la storia non è casuale: Philadelphia, la città dell’amore fraterno, la città nella quale i Padri Fondatori hanno dichiarato che tutti gli uomini sono stati creati uguali.

Il diritto è ciò che lega due uomini così diversi come Andrew e Joe: ciò che li rende eguali. La causa comune per cui si battono.

Giudice Garnett: «Tengo a precisare che in questa corte non conta assolutamente né il colore della pelle né il credo politico o religioso né tantomeno le tendenze sessuali delle persone, conta solo la legge».

Joe Miller: «Sì vostro onore, ma quest’aula non è il paese».

L’avvocato Miller ha ragione: sulle strade delle nostre città, sulle porte delle nostre case, nelle scuole, negli uffici, nei ristoranti e nei bar, nelle nostre menti non c’è impressa la scritta: «la legge è uguale per tutti».

Come ricordare, dunque, questo monito allo spettatore? Infrangendo la quarta parete.

In Philadelphia, lo spettatore, diventa membro della Giuria

Ai sensi di legge l’AIDS è considerato un handicap non solo per le limitazioni fisiche che impone, ma anche perché il pregiudizio che lo circonda esige la morte sociale che precede e talvolta accelera quella fisica.

L'avvocato Miller si rivolge direttamente al pubblico, la giuria, invitandolo ad osservare i fatti e a lasciare alle spalle i pregiudizi.
L’avvocato Miller si rivolge direttamente al pubblico, la giuria, invitandolo a osservare i fatti e a lasciare alle spalle i pregiudizi

Joe Miller: «Dimenticate quello che avete visto in televisione e al cinema, non ci sarà nessun testimone a sorpresa, nessuno crollerà qui sul banco con una pietosa confessione, vi verrà presentato…un semplice fatto. Andrew Beckett fu licenziato. Il comportamento dei superiori di Andrew Beckett può sembrarvi comprensibile, ma non importa come giudicherete Charles Willer e i suoi soci dal punto di vista etico, morale e umano, l’unico fatto che conta è che quando licenziarono Andrew Beckett perché aveva l’AIDS…essi infransero la legge».

Con l’avanzare del processo, l’immagine distorta di uomo disinibito e incompetente, che la controparte dà di Andrew Beckett, si dissolve per lasciare nitida una sola verità: fu vittima di discriminazione.

L’AIDS e l’Inferno sulla Terra

La sofferenza di Andrew.
La sofferenza di Andrew

Lo stato di salute di Andrew peggiora di ora in ora, sa che non gli resta molto tempo e cerca di coglierne ogni frammento.

Gli occhi chiusi e le orecchie in ascolto della sua aria preferita: La mamma morta di Umberto Giordano cantata da Maria Callas. Stringe un pugno come se volesse afferrare quell’attimo fuggente e farlo suo per sempre.

La sofferenza nel volto e un sorriso forzato. Andrew cerca di non pensare, di vivere il momento. Di anestetizzare il proprio dolore con l’arte.

Una fotografia rossa come il sangue infetto inonda lo schermo e, per qualche istante, riusciamo a sentire la sua sofferenza sulla nostra pelle.

Diviso tra questione di principio e questione di vita o di morte.

Gelide aule di un tribunale in cui si mette a nudo, gelidi aghi che penetrano le sue vene per iniettare l’AZT, l’unico veleno che riesce a fargli guadagnare qualche istante in più in un girone infernale che una volta chiamava vita.

Vincere un processo, perdere la vita

La gioia di Andrew per la vittoria della causa - Philadelphia
La gioia di Andrew per la vittoria della causa

Andrew Beckett: «Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio».

La causa è vinta. Giustizia è fatta. E ora? Ora c’è solo da festeggiare. Prima di andarsene, Andrew ha visto prevalere la questione di principio al pregiudizio e tanto gli basta per essere pronto a non soffrire più.

Miguel lo aiuterà a staccare la spina che lo tiene aggrappato alla miseria di una vita da malato terminale. Andrew prenderà il volo. Di lui si ricorderanno i momenti felici, bambineschi, il suo funerale sarà una festa. Una festa di commiato al dolore e di benvenuto alla pace.

L’amore, di qualunque tipo, vince sulla morte.

I ricordi di un amore vero trapassano il tempo e lo spazio.

Così, Andrew Beckett, divenne leggenda. E allo stesso modo lo divenne Philadelphia.

Leggi anche: Il Cinema Giudiziario – Racconti di Giustizia Umana

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