Squid Game: perché tanto clamore?

Valentina Palermo

Dicembre 30, 2021

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Ed eccoci qui, come si suol fare per ogni anno che volge al termine, a tirare le somme del 2021. Tranquilli, non inizieremo a snocciolare argomenti di attualità e non ci lanceremo in disquisizioni infinite sugli eventi accaduti negli ultimi, tormentatissimi, dodici mesi. Faremo invece ciò che ci riesce meglio: parlare di serie televisive. In particolare, parleremo di Squid Game, ovvero quello che può essere definito a tutti gli effetti l’attuale fiore all’occhiello di Netflix. Lo show coreano è infatti, a oggi, il più visto della piattaforma in diversi Paesi, nonché il detentore del record di miglior esordio in assoluto.

Insomma, un successo strepitoso nonostante al suo interno non ci siano star dal nome altisonante e malgrado inizialmente non fosse disponibile in tutte le lingue. E allora la domanda nasce spontanea, perché tanto clamore? Come ha fatto una serie con un’idea neanche troppo originale a suscitare un tale interesse? Proviamo a rispondere a questa domanda analizzando alcuni aspetti peculiari di Squid Game.

Attenzione, seguono spoiler. Se siete tra i pochissimi che non lo hanno ancora visto, vi suggeriamo di non proseguire.

Squid Game e i giochi per bambini

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ricordiamo brevemente la trama. 

Un uomo, totalmente al verde e pieno di debiti, viene reclutato da uno sconosciuto in un gioco che prevede diverse sfide, con la promessa di un cospicuo premio finale. Assieme a lui ci sono molti altri partecipanti, tra cui spiccano un anziano con una malattia terminale, un immigrato che ha appena perso il lavoro, una ragazza dal passato misterioso e un vecchio amico, ritenuto da tutti il genio del quartiere. Completano il gruppo un criminale prepotente e odioso e una bugiarda patologica. I giocatori iniziano la prima prova con entusiasmo e allegria, finché non scoprono che chi perde le sfide perde anche la vita. C’è chi decide di ritirarsi e chi invece vuole andare avanti, mentre un poliziotto cerca di infiltrarsi tra le guardie per scoprire chi si celi dietro l’orrendo teatrino.

Ecco, ora che ricordiamo la trama, possiamo meglio concentrarci su uno degli aspetti che hanno maggiormente colpito lo spettatore suscitando non poco scalpore, ovvero l’uso di location e giochi per bambini.

Squid Game
I concorrenti di Squid Game pronti a giocare

Tutte le ambientazioni di Squid Game ricordano l’infanzia. I concorrenti dormono in uno stanzone con dei letti a castello, quasi dovessero partecipare a un affollatissimo pigiama party. Si spostano da un posto all’altro attraversando dei corridoi e delle scale simili a quelli di una casa delle bambole. Svolgono le prove in dei cortili che, con scivoli, altalene e disegni dai colori tenui, assomigliano a dei giardini di un asilo. La sensazione che si percepisce è quella di ritrovarsi in un immenso parco giochi in cui i protagonisti rivivono la loro fanciullezza.

In Squid Game, però, invece di rischiare di sbucciarsi un ginocchio, i concorrenti rischiano a ogni turno la loro vita. Un due, tre: stella, il tiro alla fune, le biglie. Chi perde viene brutalmente ucciso. Ciò che ricorda l’infanzia, l’innocenza e la spensieratezza viene quindi contaminato assumendo un contorno macabro e raccapricciante.

In altri show che mettono in scena prove di sopravvivenza (vedi la saga di Hunger Games, tra l’altro molto amata dai giovanissimi) nessuno si era spinto a tanto. Nessuno aveva mai osato mescolare la purezza di un gioco con la crudeltà umana. Ad aumentare lo scalpore attorno all’idea della serie, il fatto che a finanziare il premio finale ci siano dei ricchi magnati che traggono piacere nel vedere degli esseri umani sterminati nei modi peggiori. Sadismo allo stato puro espresso in un voyeurismo malato.

Il coinvolgimento emotivo con i protagonisti

Da non sottovalutare, poi, l’aspetto emotivo della serie. In poche puntate il creatore Hwang Dong-hyuk riesce a creare un fortissimo legame con i protagonisti, coinvolgendo lo spettatore nei loro tragici destini.

Il personaggio che meglio conosciamo è quello di Seong Gi-hun, numero 456, per intenderci. Fin dal primo episodio entriamo nella sua vita scoprendo la sua intollerabile inettitudine, bilanciata però dal suo buon cuore.

Non è difficile simpatizzare per lui e per la sua profonda umanità, come non è difficile affezionarsi a Kang Sae-byeok, numero 067, una ragazza nordcoreana decisa a vincere il premio finale per acquistare una casa per suo fratello e aiutare la madre rimasta in Corea del Nord. Inizialmente di lei non si sa molto, poi pian piano scopriamo il suo dolore, il suo amore per la famiglia e il suo altruismo.

Un altro personaggio la cui storia ci colpisce come un pugno nello stomaco è quello di Abdul Ali, l’immigrato pakistano disoccupato, identificato col numero 199. Il ragazzo rappresenta nella serie colui che fino alla fine non perde la sua ingenuità. 199 non si lascia coinvolgere nelle strategie e nei meccanismi del gioco e agisce sempre in modo sincero. Proprio questo suo lato buono e fiducioso lo porta poi alla morte. Ingannato dal suo partner, il truffatore Cho Sang-woo alias 218, perde il gioco delle biglie lasciandoci con l’amaro in bocca.

Squid Game
Le inconfondibili scale di Squid Game

Altra vittima del gioco delle biglie è la giovane Ji-yeong, numero 240. In principio appare come una ragazza che si auto emargina non unendosi a nessuno dei gruppi dei concorrenti. Poi però decide di sacrificare la sua vita per salvare la sua compagna 067. Il suo atto di eroismo si contrappone in modo radicale a quello del numero 218 e, nonostante ci faccia annegare in un fiume di lacrime, ci dona un simbolico gesto di speranza che riaccende la nostra fiducia nei confronti di quello spaccato di umanità rappresentato in Squid Game.

Ma se da un lato ci sono personaggi che ispirano sentimenti positivi, dall’altro ce ne sono alcuni che suscitano una tremenda avversione.

In primis, Jang Deok-su, malvivente col numero 101, che rappresenta il male assoluto. Cattivo, egoista e spietato con i suoi avversari, interpreta il ruolo del doppiogiochista che sfrutta i suoi compagni col solo scopo di sopravvivere e agguantare il succulento premio. Di certo non ci sarà simpatico, ma si assume il compito di incarnare il peggio che l’animo umano riesce ad offrire in situazioni di difficoltà.

Da non dimenticare il numero 001, Oh Il-nam, il simpatico vecchietto che è riuscito ad ingannare tutti con il suo aspetto da saggio anziano. Nell’ultimo episodio si scopre che è lui il vero burattinaio, dato che è lui a essere a capo di quella oscura associazione che organizza mattanze travestite da giochi per bambini. Il primo dei giocatori fa credere a tutti di essere solo una povera vittima indifesa del sistema, quando in realtà è lui il sistema. Il suo è un personaggio ben caratterizzato, che in poche puntate riesce a farci provare una moltitudine di emozioni che vanno dalla pietà allo shock.

I protagonisti. Il numero 456 e il numero 001

In Squid Game troviamo un guazzabuglio di protagonisti dalle personalità più variegate, lo sfidare le convenzioni andando a profanare l’immaginario dell’infanzia, colpi di scena, tensione, scene che spezzano il cuore.

Squid Game è diventato in breve tempo l’argomento telefilmico (e non solo) più chiacchierato degli ultimi mesi. Il suo controverso successo, che ha attirato allo stesso tempo il favore della critica e lo sconcerto degli animi impressionabili, ha fatto sì che lo show diventasse il più popolare del 2021 e ha creato una grande aspettativa per la prossima stagione (non ancora confermata). Può essere all’altezza del primo ciclo di episodi? Riuscirà a rispondere ai quesiti irrisolti? Forse, tra dodici mesi, saremo nuovamente qui a parlarne.

Leggi anche: L’insostenibile tragicomica verità di Don’t Look Up

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