Vicky Cristina Barcelona – Tra provocazione e desiderio

Francesco Saturno

Gennaio 14, 2022

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Vicky Cristina Barcelona è un film di Woody Allen, scritto e diretto nel 2008.

Come accade spesso con il famoso regista americano, ci troviamo di fronte a un film che mescola bene temi relazionali, comici e sentimentali. Vicky Cristina Barcelona è un film tutto sommato leggero; nel giro di cento minuti riesce a intrattenere e al tempo stesso interrogare lo spettatore.

Vicky Cristina Barcelona
In foto la locandina del film

Seduzione e trasgressione

Il titolo del film si deve alle due protagoniste principali della storia raccontata. Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) sono due intime amiche, una bionda e una mora, che nei mesi estivi di luglio e agosto viaggiano da New York a Barcellona per una vacanza. Barcellona fa da sfondo, con la sua arte e la sua maestosità, agli incontri che in questo periodo le due amiche faranno.

Cristina e Vicky sono due donne similmente affascinanti, ma profondamente diverse nel loro carattere. La prima sta preparando una tesi sull’identità catalana; la seconda è una ragazza creativa, che gira per le strade di Barcellona con la sua macchina fotografica, immortalando gli spazi per lei più artistici.

Ma le loro differenze non finiscono qui, perché le due amiche sono molto diverse anche nel modo di viversi la vita. Come descrive sin da subito la voce narrante del film, Cristina è una ragazza dai solidi principi, una donna che aspira alla stabilità e alle sicurezze, apparentemente trovate nel suo futuro marito puritano Doug. Vicky, d’altra parte, cerca nei sentimenti un momento di liberazione personale, spinta dal desiderio di sperimentare emozioni forti e intense, foss’anche trasgressive.

L’una l’opposto dell’altra insomma.

Le due amiche incontreranno, nel loro soggiorno a Barcellona, Juan Antonio (Javier Bardem), un fascinoso pittore un po’ fuori dagli schemi, ma molto gentile e convincente. Difatti il suo charme non mancherà di attirare l’attenzione delle due amiche, seppur in un modo diverso.

Juan Antonio è anch’egli, a suo modo, un personaggio particolare, che sembra possedere il fascino della provocazione e della trasgressione. Allo stesso tempo anche di lui, come in fondo delle altre protagoniste donne, si riscontrano le mancanze e le ipocrisie, i sotterfugi e i rischi.

Juan Antonio proporrà alle due donne – la sera stessa in cui le conoscerà, in un ristorante dove le incontrerà dopo averle intraviste a una mostra d’arte – di partire insieme a lui alla volta di Oviedo, per un fine settimana intimo (il pittore non esiterà, con i suoi modi seduttivi, a esprimere le sue intenzioni). Cristina sarà inizialmente reticente e Vicky, invece, accetterà subito di buon grado.

Il soggiorno a Oviedo rappresenterà per le due giovani donne un momento di sbandamento. Per Vicky, che quasi andrà a letto con Juan Antonio – e che non lo farà solo per un’indigestione che la coglierà nel momento clou –, ma alla fine anche per Cristina. Infatti quest’ultima, in attesa che l’amica si riprenda, passerà del tempo piacevole con il pittore, il quale le farà cadere la maschera di donna perbene con tocchi di seduzione e gentilezza.

Vicky Cristina Barcelona
Cristina, sulla sinistra, e Vicky, sulla destra, mentre ricevono la proposta di partire per Oviedo da Juan Antonio

Quando i tre ritorneranno a Barcellona, le loro vite cambieranno.

Cristina, ora in preda ai dubbi e a un interesse per il pittore che non è solo fisico, ma anche mentale, continuerà a organizzare il suo matrimonio, nella confusione prodotta da ciò che è successo. Vicky, invece, inizierà una storia vera e propria con Juan Antonio; andrà a vivere da lui e passeranno bei momenti insieme.

Sarà il momento in cui ritornerà, nella vita dello spiantato pittore, la sua ex moglie María Elena (Penélope Cruz): una donna dagli evidenti disturbi mentali che metterà a dura prova la pazienza di Juan Antonio e la relazione che ha ora instaurato con Vicky.

In questo gioco a tre, in cui per un tentato suicidio María Elena ritornerà dall’ex marito rifugiandosi in casa sua, ci saranno discordie e intese. Tuttavia, dopo un iniziale momento di tensione, i tre inizieranno a convivere in armonia, al punto da iniziare un vero e proprio triangolo amoroso, sessuale e sentimentale.

Ma, quando Vicky si sveglierà dall’illusione di essere a posto con se stessa, si separerà dalla coppia e viaggerà lontano da Barcellona. In quel momento Cristina penserà di poter intraprendere qualcosa di serio con Juan Antonio, per poi rendersi conto che il suo equilibrio disfunzionale con la ex moglie le può portare solo guai.

Vicky Cristina Barcelona
María Elena (Penélope Cruz) e Juan Antonio (Javier Bardem)

Il desiderio dell’Altro

Leggendo le relazioni presentate in Vicky Cristina Barcelona nell’ottica di un’euristica che tenti di coglierne le dinamiche implicite, va detto innanzitutto che esse mettono in evidenza un tratto comune agli esseri umani. In qualche modo lo possiamo definire la rincorsa al desiderio dell’Altro.

In Vicky Cristina Barcelona, per esempio, Vicky e Cristina girano attorno al desiderio intrigante di Juan Antonio, mentre egli, a sua volta, gira attorno al desiderio caotico di María Elena. Ma in fondo tutti i personaggi girano ciascuno attorno all’altro.

È questo che li rende degli esseri mancanti come tutti quanti noi. Reciprocamente, in un percorso tridirezionale, che va dalle donne all’uomo, dall’uomo a ciascuna delle donne e da ciascuna delle donne all’altra donna, si gioca la partita del desiderio.

Il desiderio è a tratti contorto, a volte appunto comico, altre paradossalmente tragico.

Riprendendo il concetto dell’antropologo Girard, per cui il desiderio mimetico è il filo rosso che traccia la via alla storia dell’essere umano, rappresentandone la struttura esistenziale, noi possiamo leggere questo desiderio mimetico anche nell’ottica del desiderio dell’Altro.

Cosa sono la mimesi, l’imitazione, se non il tentativo di un soggetto di cercare di afferrare qualcosa del desiderio dell’Altro, impossessandosene e replicandolo?

In fondo è lui stesso ad ammetterlo.

«Solo il desiderio dell’altro può generare il desiderio».

(René Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca)

Verità, questa, che è stata ampiamente avviata in quanto discorso dallo psicoanalista Jacques Lacan. Egli riconobbe – attraverso un percorso preciso, frutto di approfondita ricerca, ma anche di numerosi anni passati a seguire casi clinici – nell’essere umano un’oscillazione strutturale a dipendere e non dipendere dal desiderio dell’Altro.

Lo stesso Hegel suggerì a Lacan, in un primo tempo del suo insegnamento, la conclusione – anche a suo modo sartriana, girardiana – per cui la struttura stessa del desiderio implica il desiderare il desiderio dell’Altro. Dal momento che il desiderio umano stesso è mancanza, dimostrato dalla nostra tendenza alla ricerca dell’oggetto, esso non può che sostenersi sul desiderio dell’Altro, che è poi spesso l’oggetto al quale lo si riduce.

«La relazione del desiderio del soggetto con il desiderio dell’Altro è drammatica, in quanto il desiderio del soggetto deve situarsi dinanzi al desiderio dell’Altro, ma questo letteralmente lo aspira lasciandolo senza risorse».

(Jacques Lacan, Seminario VI – Il desiderio e la sua interpretazione, 1958-1959)

Di questa detronizzazione del soggetto di fronte al desiderio dell’Altro, noi vediamo in questo film degli esempi non solo nel modo in cui ogni personaggio si lascia andare all’altro, ma anche nel modo conflittuale in cui questo avviene.

Quando entra in gioco l’amore sotto forma di desiderio imitativo (storpiatura della rincorsa al desiderio dell’Altro), ci dicono Girard e Lacan in modi diversi, la violenza e la rivalità sono dietro l’angolo. È dimostrato dallo stesso Allen in quella coltellata che un tempo María Elena ha affondato nella pancia di Juan Antonio.

L’interrogativo su un desiderio che annulli le differenze con l’Altro o su relazioni fondate esclusivamente sulla triangolazione dell’oggetto o ancora sulla menzogna romantica di credere che amare l’altro voglia dire perdersi nel suo desiderio, fanno di Vicky Cristina Barcelona un mezzo per riprendere in primo piano il sesso, le emozioni, le risate, i sentimenti, l’ipocrisia e la sofferenza.

I tagli scene inoltre sono figli delle ben note tecniche di Woody Allen, capaci di far immergere lo spettatore in un film che ha il gusto del comico e del drammatico insieme.

Tutto ciò non è mai spinto al massimo, non si preme mai troppo il piede sull’acceleratore, anzi, lo si mantiene costante, senza particolari affondi.

Vicky Cristina Barcelona
Woody Allen sul set con Penélope Cruz e Javier Bardem

Forse non si può classificare Vicky Cristina Barcelona come commedia romantica, ma il film sfugge anche ad altre catalogazioni. È piuttosto un’amalgama di diverse caratteristiche.

Il sesso e l’attrazione erotica, per esempio, sono evidentemente elementi importanti, però sono fusi insieme a fattori emotivi e sentimentali. In questo la differenziazione dei personaggi – anche rispetto al modo di viversi l’amore, il trasporto erotico e la trasgressione – lascia la possibilità di riflettere su diverse prospettive.

Un film che da questo punto di vista non risulta mai pedante. Forse è questo ad aver valso il premio Oscar a Penélope Cruz per la sua formidabile interpretazione, un Golden Globe alla migliore commedia, un BAFTA all’attrice spagnola e due Indipendent Spirit Awards, uno alla Cruz e uno alla miglior sceneggiatura a Woody Allen.

Leggi anche: Girard – Menzogna romantica e verità cinematografica

Autore

  • Francesco Saturno

    Napoletano, psicologo e psicoterapeuta in formazione psicoanalitica, ventinovenne.

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