Diretto da George Clooney, The Tender Bar vede come protagonista J.R. Moehringer, un ragazzino che vive a Long Island a casa dei nonni materni, costantemente alla ricerca nella radio della voce del padre, noto speaker radiofonico della zona.
La voce – o come direbbe lo psicoanalista francese Lacan “il Nome del Padre” – è l’unica traccia che ha dell’uomo che lo ha abbandonato, e che ricerca solo per rimettere piede nella sua vita di tanto in tanto. Fortunatamente J.R. può fare affidamento su una seconda voce maschile. La prima, proveniente dalle casse di una radio e la seconda da dietro il bancone di un bar, quello dello zio Charlie (Ben Affleck).
«I heard you on my wireless back in ’52
Lying awake, intent at tuning in on you
If I was young, it didn’t stop you coming through
Oh-a, oh-a
They took the credit for your second symphony
Rewritten by machine and new technology
And now I understand the problems you can see
Oh-a oh-a
I met your children
Oh-a oh-a
What did you tell them?
Video killed the radio star
Video killed the radio star
Pictures came and broke your heart».
(The Buggles, Video Killed the Radio star)
Nel 1979 il gruppo inglese The Buggles componeva una delle canzoni più iconiche della prima storia di Mtv: «la tv ha ucciso la stella della radio, sono arrivate le immagini e ti hanno spezzato il cuore».

Proprio come nella nostra società – in cui i miti della radio sono stati spazzati via dalle immagini della TV – il mito del padre, fino ad allora idealizzato dal piccolo J.R., viene spazzato via dall’immagine reale, dalla presa di coscienza della verità fino a quel momento negata. Una verità che si rivela attraverso le narrazioni della sua famiglia e la difficile costruzione di un’identità.
Il bar delle grandi speranze (proiettate)
Spesso i termini sono così: compaiono e scompaiono entro una storia.
In The Tender Bar alcuni concetti appaiono come monoliti in tutta la loro fisicità, come il concetto di casa o di piano: la differenza tra una casa e una dimora, menzionata da J.R. nelle sue future disavventure amorose con Sidney; l’amore per la casa di famiglia da parte di J.R. e la delusione della madre nel ritornare nella casa paterna, a seguito di alcuni fallimenti lavorativi.
J.R.: «”Casa” per mia madre non aveva il significato che aveva per me. Per lei voleva dire fallimento, luogo in cui si finiva quando tutte le cose su cui contava andavano in pezzi: lavoro, appartamento, fidanzato. Ma io l’amavo. Per me la casa del nonno era una porta girevole di cugini e zie con un pieno di risate e lacrime… e di tanto in tanto un esaurimento nervoso.
Ma soprattutto, era dove abitava lo zio Charlie. E a undici anni tutti vogliono uno zio Charlie».
È una casa, quella di J.R., piena di gente che va e che viene, nonostante le salde figure della madre, dello zio e del nonno, uniche nel loro modo particolare di mostrare stabilità. La famiglia ripone alcuni vecchi sogni di gloria infranti nel piccolo protagonista. Il piano di vita, per lo zio Charlie, si ottiene con lo spuntare tre caselle da una lista fondamentale: lavoro, casa e amore.
La madre, così come lo zio, vive ancora a casa del nonno e si chiede come sia andare nelle case dei ricchi, per scoprire se c’è ciò che loro non hanno mai conquistato.

J.R., anni dopo, riesce a entrare davvero nelle case dei ricchi. Studia a Yale e si innamora di una ragazza della borghesia medio-alta, potendo finalmente descrivere alla madre cosa si vede in quelle case: tavole con colazioni che sembrano di plastica e famiglie che pensano di essere dimora più di altre.
In The Tender Bar, lungo la strada dell’affermazione personale e della costruzione di un’identità, non viene mai meno il desiderio di un riavvicinamento col padre. Conquistare Sidney, figlia del successo, e diventare un affermato scrittore sono obiettivi che rappresentano soprattutto il desiderio di essere visto e riconosciuto dal padre.
Conteso tra il desiderio della madre di fare legge a Yale e quello dello zio appassionato di letteratura – senza quel “non so cosa” che non l’ha mai reso uno scrittore -, J.R. sceglie il college della madre e porta avanti il desiderio della figura maschile nella sua famiglia. È affascinato da quella che è l’immagine paterna, dal desiderio proiettato su di sé dallo zio. Desiderio, quello per la scrittura, di cui si è poi innamorato.
Tuttavia non si deve confondere l’amore e l’innamoramento, come ci ricorda Brunori Sas. Spesso infatti i due si fondono e confondono, non riuscendo più a rintracciare la linea che li separa.

Il potere della narrazione e della trama significante
Secondo Lacan, il “Nome del Padre” è la condizione di possibilità affinché un soggetto diventi soggetto d’esperienza, di un’esperienza propriamente umana, che per Lacan significa avere una trama significante.
In The Tender Bar, J.R., dapprima fascinato dall’idea del padre, dalla voce magica della radio a cui frequentemente si rivolge senza ricevere risposte, attraversa poi una fase di forte rifiuto del paterno.
Inizia così a rifiutare il nome di “Junior”, l’associazione che lo lega al genitore, facendosi chiamare solo con le iniziali di J.R. Il ragazzo nega letteralmente e simbolicamente il nome del padre.
Pur vivendo l’assenza di una figura fondamentale per lo sviluppo dell’identità, J.R. ha avuto comunque una trama significante, seppur traballante. La madre, lo zio e il nonno rappresentano personaggi che si sono adattati a loro modo alla vita – a tratti strambi, ironici e un po’ burberi. Queste figure gli consentono di affacciarsi alla crescita con una visione della vita autentica e poco edulcorata, attraverso un affetto concreto.
La fase di rifiuto del padre si intervalla nel corso della sua crescita a continui tentativi di riavvicinamento, poiché il desiderio esistenziale, ma anche la funzione psichica di rintracciare le tracce della propria trama, resta sempre indispensabile. Fino al momento di svolta di The Tender Bar: la catarsi.

Il punto di svolta della consapevolezza catartica
Momento epifanico, quello della catarsi, che avviene solo dopo aver incontrato da giovane adulto il padre. Inizialmente apparso come un incontrobriconciliatore, l’uomo maltratta poi quella che presenta come “la sua nuova puttana” e definisce il figlio un fallito.
J.R. pone dunque fine alla ricerca del padre e all’illusione di poter trovare qualcosa di buono nella sua essenza, quando riesce realmente ad avere consapevolezza di non avere niente in comune con questa persona. Solo così la sua vita può andare avanti.
Attraversando e uscendo dalla sua scena interna familiare, ribatte a un poliziotto presente sul posto che quello in realtà non è suo padre.
Questo passaggio narrativo chiude il cerchio della ricerca esistenziale di The Tender Bar, che comunque dona i suoi frutti. Solo grazie a quel momento il protagonista riesce infatti ad affrancarsi definitivamente da colui che lo ha messo al mondo.
Prima di separarsi, il padre gli fa notare con tono compiaciuto che non potrà mai rinunciare a lui. «Cosa farai senza il mostro cattivo nella tua vita?».
Ma una trasformazione è sempre possibile, estrapolando il buono dalle esperienze: il mostro cattivo è in ogni caso inciso nella sua trama e questo J.R. lo sa.




