Closer – Perché l’amore non basta?

Roberto Valente

Febbraio 15, 2022

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Closer, diretto da Mike Nichols, riflette la sua magistrale capacità di rappresentare sensibilmente la conflittualità dei rapporti umani.

Per conflittualità non bisogna pensare subito al peggio, al conflitto come distruzione dell’altro. Il conflitto, lo scontro, restano infatti dei passaggi fondamentali per costruirsi dialetticamente un’idea o un’identità.

Closer
Alice, una dei quattro protagonisti di “Closer”

Closer è un film uscito nel 2004 e appare come un ritorno da parte di Nichols a una forma profonda e ambiguamente complicata dell’animo umano, a cui fa da sfondo una modernità tecnologica e sociale.

Prima di tornare al film, ci sarebbe da porre una domanda fondamentale, che ha caratterizzato lo scorso secolo e continua a caratterizzare anche quello attuale: cosa può cercare l’essere umano, a cosa può tendere se ogni grande narrazione e disegno sociale o divino sono tramontati?

Non si può togliere Dio all’uomo senza dargli nulla in cambio. L’antropologo francese René Girard ricorda le parole di Nietzsche quando afferma che il principio connettivo degli ultimi tre secoli è proprio, paradossalmente, quello della morte di Dio. Tuttavia, dietro la parola “Dio” si cela ovviamente un mondo che stava scomparendo nei suoi meccanismi storici e materiali. Arriviamo così alla secolarizzazione portata dal ventesimo secolo.

Altro fondamentale cambiamento nella storia dell’umanità è la nascita del concetto e del fenomeno di massa. La massa, che ci attraversa prima di essere da noi attraversata, è un informe insieme di identità desideranti. Non uguali, nonostante le promesse positiviste e democratiche, ma accomunate dalla possibilità di illudersi e desiderare l’un l’altro.

«Gli uomini sono diventati dei gli uni per gli altri».

(René Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca, 1961)

La scena che apre il film è un dettaglio nella folla

Non è un caso che Closer inizi e finisca con la folla a circondare una delle protagoniste. Con la meravigliosa colonna sonora di Damien Rice The blower’s daughter, vediamo iniziare l’umano e il complesso scontro tra i desideri dei protagonisti.

Nella massa pare nascere una forte intesa tra Alice e Dan; qualche tempo dopo infatti i due hanno una relazione. Dan ha cominciato a fumare come Alice, modificando quindi, o imitando, alcuni comportamenti dell’altra dentro la quale si riflette.

Il discorso relativo all’imitazione traccia un lungo sentiero, che da Aristotele arriva al Novecento e a Girard stesso. L’uomo è accomunato all’altro uomo tramite un processo di desiderio mimetico, che crea relazioni in costante mutamento tra soggetti desideranti. Nel rapporto tra il mediatore del desiderio e il soggetto desiderante si pone un oggetto, che però funge da sostituto, rivelando come il reale desiderio si rivolga all’essere di quel mediatore stesso.

«L’oggetto è solo un mezzo per raggiungere il mediatore. È l’essere di questo mediatore che il desiderio mira».


(R. Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca)

Questa situazione viene resa più complessa dall’invaghimento di Dan per Anna, la fotografa che si occuperà della copertina per il suo libro. Alice, persona molto sensibile, accorgendosi di ciò, fuggirà dalle braccia di Dan, chiedendosi per quale motivo l’amore non possa bastare.

Alice scomparirà letteralmente nel nulla. Intanto, in una magistrale scena che racchiude in sé una forte critica al consumo dell’eros inanimato e non divinizzato, Dan sarà protagonista di uno scambio in chat erotica con un medico: Larry. Data la sua natura infantile, Dan, ricevuto il rifiuto di Anna, userà questa chat per farle uno scherzo e involontariamente la farà cadere nelle braccia di Larry.

L’innamoramento è al centro di Closer, un innamoramento fatto di sguardi e superficialità. Marcuse vedrebbe probabilmente in questa superficialità il trionfo del superfluo, della vacuità di ciò che è autentico e ciò che ne è un feticcio.

Closer
Anna durante gli scatti a Dan

La relazione adultera tra Dan e Anna andrà avanti durante la relazione di quest’ultima con Larry e non potrà che portare alla distruzione del loro amore. Tra innamoramenti fugaci e amori che si consumano, così come si consuma un barattolo di sugo pronto su qualsiasi scaffale del supermercato (e la citazione non è casuale), Nichols traccia delle linee che sembrano andare potenzialmente ovunque, ma che non vanno da nessuna parte.

Dove sta l’autentico, dove sta la verità? Due dei protagonisti, Dan e Larry, daranno una loro risposta alle questioni relative all’animo umano, ma su questo torneremo a breve.

Ciò che intanto rimane è il nulla, due amori chiusi. Larry riuscirà a ritrovare casualmente Alice, cambiata fisicamente come accade più volte nel film. L’unico personaggio in fondo veritiero è proprio lei, nella sua sincera illusorietà, con la sua sensibilità. La sua maschera fredda è un meccanismo di difesa contro un mondo che della sua sensibilità si fa scherno.

Larry ritroverà Alice in uno strip club e dal loro discorso usciranno altri fili che in maniera disordinata proveranno a toccarsi, per poi tornare nell’oblio del consumabile e dell’inautentico.

«Senza perdono siamo solo selvaggi» afferma Larry, cinico medico, ma giusto osservatore dell’animo umano. «Senza verità siamo solo selvaggi» afferma Dan lo scrittore, per il quale però la verità pare essere solo un punto di vista e non quella cosa sacra che pensa di credere e possedere.

Il problema che coinvolge tutti i protagonisti in Closer non è la ricerca dell’amore, come la prima parte del film sembra suggerire, ma della verità, dunque. Questa verità fa sì che l’ossessione amorosa venga sciolta in matasse di pensieri che riducono il tutto a un puro atto fisico.

La volontà di sapere cosa sia successo a tutti i costi batte i sentimenti per tutto il film. Essi ne escono svuotati e lontani dalla verità che spontaneamente, nei sentimenti e nelle azioni, pianta il suo seme.

La scena che chiude il film

Cercare la verità ossessivamente è sempre un forzare una verità. Non resta che mentire allora per proteggersi dal mondo.

Nel finale Alice (ancora diversa esteticamente) si mostra definitivamente per quello che è, ossia nessuno. Alice era solo un nome preso in prestito da una lapide, l’uomo che ha amato non saprà mai il suo vero nome. D’altronde a cosa serve sapere se poi di certe verità non si sa, o non si è capaci, di che farsene?

Allora Closer si chiude, con la massa informe nella quale Alice – che in realtà Alice non è – può continuare a cercare l’autentico nell’aridità della condizione moderna.

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