The Office – Guida al cringe in tre episodi

Matteo Melis

Marzo 7, 2022

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cringe the office

Alla voce ‘cringe’ del dizionario Treccani, leggiamo di un aggettivo detto per frasi o comportamenti percepiti come ridicoli o imbarazzanti per chi assiste. Il termine descrive sia la sensazione di imbarazzo provata, sia ciò che in concreto provoca tale sentimento.

Non c’è dubbio che The Office (U.S.) sia la serie capostipite della comicità basata sul cringe.

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La filosofia di Michael Scott

La sitcom con protagonista Michael Scott si distingue proprio per l’approccio vagamente urticante verso il pubblico: fin dalla prima stagione, lo spettatore prova spesso una sensazione di disagio data dal sentirsi scomodi e di troppo rispetto alla situazione cui si sta assistendo. Come le battute fredde dello zio sessantenne o l’atteggiamento sgangherato dell’unico amico ubriaco della comitiva, la serie di Greg Daniels pone, molte volte, il pubblico al limite tra una risata e il disagio che si cela al suo interno.

Chiaramente, The Office possiede anche molte altre qualità. Non si prova solo scomodità, ma anche un ampio ventaglio di sentimenti legati alle storie dei personaggi, con i quali è molto semplice empatizzare.

Peraltro, non dimentichiamolo, in The Office si ride e si ride tanto, moltissime battute sono imprevedibili e pensate con tempi comici certosini, cosicché tantissime di queste rimangano impresse entrando nel repertorio dei fan. Basti pensare ad alcuni celebri aforismi di Michael Scott, dal tormentone “That’s what she said” all’iconico “I’m not superstitious, but I am a little stitious”.

È il cringe, però, a costituire una delle caratteristiche distintive di The Office. Proviamo a indagare la natura profonda di questa sensazione attraverso tre degli episodi più cringe della serie, estrapolati dalle stagioni che ne costituiscono il cuore pulsante.

Dinner Party (stagione 4, episodio 13)

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La cena più cringe di The Office

Michael Scott, dopo vari tentativi, riesce a incastrare Jim e Pam in una cena a casa sua. È il periodo in cui il boss è ancora impegnato con Jan in una relazione tossica e totalmente improduttiva per entrambi. Alla cena vengono invitati anche Andy e Angela, che in quel frangente uscivano insieme, mentre Dwight viene liquidato in quanto single e anche perché, a detta di Jan, non ci sono abbastanza calici da vino per tutti gli invitati.

L’atmosfera si fa strana fin dal principio: la cottura della cena impiegherà delle lunghissime ore e il tour di rito per presentare la casa ci fa addentrare nelle dinamiche domestiche della coppia che ci vive. Notiamo che Michael non ha spazi per sé in casa, mentre Jan ha uno studio personale, una stanza per realizzare candele e un intero letto matrimoniale che usa da sola, mentre il fidanzato dorme in un divanetto striminzito posto ai piedi del materasso.

L’episodio mostra al pubblico senza limiti e filtri la vita privata di una coppia disfunzionale e per nulla legata, sottolineando al contempo quanto disagio provochi negli ospiti.

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Angela, Michael e Jan

Da una parte, Jan mette i piedi in testa a Michael, non gli concede degli spazi né un trattamento rispettoso e paritario; dall’altra, l’atteggiamento di Michael – che sappiamo essere infantile, insicuro e per nulla prevedibile – non si concilia in alcun modo con le attitudini della compagna, ormai sfibrata dalla convivenza.

I due tentano di nascondere il proprio fastidio per l’altro dietro a nomignoli teneri che rendono la situazione ancor più surreale per gli ospiti e per il pubblico, mentre di fatto, si sta consumando l’ennesimo atto di una relazione catastrofica.

Qualsiasi evento nell’episodio suscita una costante sensazione di fastidio, come se non dovessimo (o meglio, non volessimo) assistere a ciò che vediamo.

Inoltre Dinner Party, diversamente dallo standard di The Office, non contiene nessuna trama secondaria, a conferma di come gli autori vogliano canalizzare tutta l’attenzione sulle dinamiche della relazione tra Michael e Jan.

L’apice del litigio tra Michael e Jan

A completare la fiera del cringe ci pensa l’immancabile Dwight, che irrompe poco prima del pasto con una fidanzata (la sua ex babysitter) e un paio di calici. Michael, anche in segno di sfida, accoglie gli altri ospiti con piacere. Durante la cena, il litigio della coppia degenera e, infine, Jan rompe il modesto televisore di Michael – la sua unica, piccola gioia dentro quella casa – con uno dei suoi amati Dundie.

Michael: «I would like to burn your candles!».
Jan: «You burn it, you buy it!».
Michael: «Oh, great, I’ll be your first customer!».
Jan: «You’re hardly my first».
Michael: «That’s what she said!!!».

L’arrivo della polizia fa sì che gli invitati possano finalmente tornare nelle proprie case, con l’episodio che si chiude, al pari della relazione tra Michael e la sua vecchia superiore.

In Dinner Party il disagio è senza sosta, ci si sente come gli invitati alla cena sia perché lo stile della sitcom ci porta nel fulcro dell’azione, ma soprattutto perché è molto semplice immedesimarsi nello sconvolgimento degli ospiti. Un episodio impossibile da dimenticare.

Stress Relief (stagione 5, episodio 14-15)

Il folle incipit di Stress Relief

Stress Relief è senza dubbio uno degli episodi migliori e cringe di The Office, se non il migliore in assoluto. La trama, le gag, le reazioni e le frasi dei personaggi, tutto in Stress Relief è semplicemente perfetto, a partire dall’incipit.

Insoddisfatto del poco coinvolgimento dei colleghi durante la lezione sulla sicurezza da lui tenuta, a Dwight viene la malsana idea di appiccare un piccolo incendio in ufficio. È un’esercitazione, ma ovviamente nessuno lo sa. L’evento suscita, quindi, il panico generale. C’è chi prova a sfondare porte o finestre, addirittura si tenta la fuga dal soffitto. Nella concitazione generale, il malcapitato Stanley è vittima di un attacco di cuore, fortunatamente non letale.

Così Michael organizza un breve incontro per apprendere le tecniche di primo soccorso. Inutile dire che tutto va male, soprattutto quando Dwight squarcia il manichino per l’esercitazione dando vita a una scena tra le più cringe della serie.

L’uso che Dwight fa del viso del manichino

L’imbarazzo non finisce qui: durante un incontro di pseudo-yoga improvvisato in sala riunioni, il manager regionale scopre di essere lui la causa di stress dell’ufficio. Questa rivelazione fa venire a Michael l’idea di organizzare un roast, cioè una serata-gogna in cui l’unico obiettivo è sparare a zero su di lui. Non un’ottima idea: i vari interventi generano nel boss una profondissima tristezza.

Stress Relief, complice la durata favorevole dell’episodio doppio, è la quintessenza di quel capolavoro che è The Office.

I momenti cringe si alternano perfettamente al divertimento e ai risvolti emotivamente più impegnativi della vicenda. In questo caso, rispetto all’episodio analizzato precedentemente, il disagio non è solamente provocato da Michael, ma anche dal modo in cui si affrontano i temi della sicurezza e della salute in ufficio. Tra le scelte folli di Dwight, o alcuni membri dell’ufficio che ballano Stayin’ Alive durante la lezione di primo soccorso, o ancora le proposte poco brillanti di Michael, il cringe abbonda e sembra non incarnarsi in un personaggio solo.

In più, la trama secondaria dell’episodio ci presenta Andy, Jim e Pam impegnati nella visione di un film.

Mentre Nard-Dog concentra tutte le sue attenzioni sull’opera, la coppia accanto si confronta sulla relazione tra i genitori di lei, ma pronunciando poche e criptiche frasi che per Andy sono ricollegabili al film.

L’assurdo film proposto da Andy

Così, il personaggio di Ed Helms pensa di essere accanto a due grandi esperti di cinema, senza considerare che, invece, la pellicola davanti a lui è un immenso ricettacolo di sequenze cringe in cui si narrano la strana relazione tra un uomo e una donna ben più anziana di lui. Special guest del film nella sitcom sono Jack Black, Jessica Alba e Cloris Leachman, che danno vita a una delle gag più raffinate, ma anche assurde, della quinta stagione.

La vicenda si chiude con Michael che, per riscattare la propria umiliazione, legge un roast tutto suo verso i propri dipendenti, elencando alcuni loro difetti, semplici caratteristiche o eventi per loro negativi, e scatenando in loro un fiume inaspettato di risate. In questo modo, si chiude il cerchio di un episodio pazzesco.

«Io credo che le persone temano di essere sincere con me perché sono il loro capo. Preferirei che qualcuno fosse sincero con me più che essere un buon lavoratore o un buon impiegato, perché se fosse sincero gli chiederei: – Hey, sai fare questo lavoro?- e lui direbbe – Io no, non lo so fare -, e io direi – Allora non posso assumerti. Senza offesa, sembri proprio una brava persona, ma non sei qualificato, lo hai ammesso tu stesso- È così che funziona» .

Scott’s Tots (stagione 6, episodio 12)

Il divertimento di Stanley nel parlare della promessa di Michael agli Scott’s Tots

In Scott’s Tots si raggiungono livelli di cringe difficilmente replicabili. La trama è estremamente semplice: dieci anni prima rispetto alla narrazione, Michael aveva promesso di pagare il college a un gruppo di ragazzi che altrimenti non se lo sarebbero potuto permettere. Questi giovani, appunto ribattezzati Scott’s Tots (i ragazzi di Scott), invitano il sedicente benefattore nella loro scuola durante l’ultimo giorno; oramai mancano poche settimane all’inizio del college.

Michael viene accolto come un re dai suoi Tots, che inscenano un piccolo spettacolo per lui e gli parlano di come la sua scelta abbia sconvolto in meglio le loro esistenze. Ça va sans dire, il protagonista non può permettersi una spesa di questo tipo. Il cringe provato durante tutta l’esibizione dei ragazzi è forte, riusciamo a immedesimarci in Michael e al contempo, da esterni, capiamo di quale gesto orribile si è reso artefice. Più volte, il personaggio dello straordinario Steve Carrell mostra una malcelata disperazione per questa scelta, dettata dalla purezza dei sentimenti che il suo animo prova.

«Io… mi sono innamorato di quei ragazzi. E non volevo che diventassero vittime del sistema. Quindi ho fatto loro una promessa: gli ho detto che se si fossero diplomati, avrei pagato loro il college. Ne ho fatte di promesse vane in vita mia, ma a mani basse questa è stata la più generosa».

Michael Scott

Una volta scoperte le vere possibilità di Scott i ragazzi, come è normale che sia, si stizziscono e non poco. Come sappiamo, in The Office il fondo del barile si trova ben più giù di quanto immagineremmo.

Michael porta con sé una donazione nel suo stile: dato che al college si usa il computer per studiare, il protagonista regala ai ragazzi delle batterie per pc che non fanno che far aumentare lo scontento nella stanza.

Michael e la sua disperazione

Tutto ciò che il manager regionale di Scranton riesce a fare col suo buon cuore e con le sue possibilità è garantire il pagamento dei libri a uno degli Scott’s Tots.

Parallelamente, si sviluppa una trama abbastanza esigua in cui Dwight fallisce uno dei suoi complotti contro Jim, in quel periodo co-manager della filiale. Tutto il cringe, però, si concentra su Michael e gli Scott’s Tots, in una delle vicende che più fanno sentire scomodo lo spettatore di The Office, la sitcom che più di tutte ci ricorda quanto spesso l’ordinario faccia ridere, ma anche quanto le persone e gli eventi della vita possano essere profondamente cringe.

Leggi anche: The Office e l’arte della fuga

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