Quell’incredibile somiglianza tra Gesù Cristo, Mark Twain e il Grande Lebowski

Michele Marmo

Marzo 13, 2022

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Esiste, per quanto possa essere curioso, un movimento di pensiero composto da persone che praticano e condividono lo stile di vita di Jeffrey Lebowski, il pigro protagonista del film Il Grande Lebowski dei fratelli Coen: il Dudeismo. Fondato nel 2005 dal giornalista statunitense Oliver Benjamin, questo movimento conta a oggi oltre 600.000 membri sparsi per il mondo.

Specifichiamo che il Dudeismo non si prefigge di incentivare semplici imitazioni del personaggio, ma ha come scopo quello di diffondere un vero e proprio stile di vita dudeista, che si ritiene condiviso già da una lunga, pigra tradizione di Drughi (sia immaginari che realmente esistenti) venerati lungo i secoli per averci ricordato, in tempi e luoghi diversi del mondo, di goderci la vita in santa pace.

Sui canali ufficiali del movimento si indivuano decine di Grandi Drughi della storia; per citarne solo alcuni, Gesù Cristo, il Buddha, Eraclito, Emily Dickinson, Bob Marley, Jennifer Lawrence. Personaggi appartenenti a epoche e culture anche molto diverse tra loro, ma tutti accomunati dal fatto di vagare «tra gli uomini ingordi» per ricordargli di prendere la vita come viene e di «andarsene a tenere botta in santa pace».

Lebowski
Il logo del movimento

Nei paragrafi che seguono analizzeremo i profili di alcuni di questi Grandi Drughi, per cercare di capire cos’è che rende un dudeista tale, indipendentemente dallo spazio e dal tempo in cui si è trovato ad agire, provando soprattutto a comprendere se questa somiglianza tra Lebowski e svariati personaggi storici esista davvero o se non sia stata costruita ad hoc.

Da cosa riconosciamo un dudeista?

Consultando la sezione Great Dudes in History del portale Dudeism.com notiamo che dei vari personaggi storici presenti siano messi in luce gli aspetti della loro personalità più pigri e festaioli. Gesù Cristo ci viene presentato come un tipo così tranquillo «che pensava che le persone avrebbero dovuto calmarsi e smetterla di agitarsi così tanto per le cose». Di Mark Twain si sottolinea come fosse un grande fumatore d’erba. Joni Mitchell «fumava, imprecava come un marinaio e viveva la vita alle sue condizioni».

Si mettono insomma in risalto i soli tratti di questi personaggi che li avvicinano alla figura di Lebowski (e chiunque abbia visto il film sa bene infatti che anch’egli fa largo uso di alcol e droghe, per mantenere la mente flessibile).

Per cogliere però in cosa consiste la vera essenza dudeista (la “drughità”) dei personaggi, e andare oltre la riduttiva definizione di pigri e buontemponi, dobbiamo prendere in considerazione la relazione che si instaura tra questi ritratti e Il testamento del drugo, un elenco di trentotto norme sulla condotta dudeista ricavato da un’analisi del film in cui si sviscera il senso profondo di ogni gesto compiuto da Lebowski.

Lebowski
Un raduno di dudeisti

Soffermiamoci ad esempio sul profilo di Mark Twain (presente ne Il vangelo secondo Lebowski, Eutsey e Benjamin, 2013) e accostiamolo al testamento: se leggiamo che lo scrittore americano «partito in cerca di un oro che non trovò mai, finì a chiacchierare e a bere birra in compagnia di qualche amico», notiamo la similarità con quanto espresso dal punto ventisette del regolamento (esplicativo già dal titolo, che ricalca una battuta del film):

«Un hamburger, due birre, quattro risate. La fine di tutti i nostri problemi».

(The Dude Testament)

Per Lebowski (e quindi, idealmente, per il dudeista) ottenere del denaro è indifferente tanto quanto perderlo, perché conscio del fatto che i veri piaceri della vita – come il buon cibo e gli amici con cui condividerlo – «sono a buon mercato per tutti».

Quella che allora sembrava essere una semplice constatazione sulla pigrizia di Twain (smette di cercare oro e inizia a bere birra in compagnia) assume ora nuovi e più profondi significati, diventando un’implicita allusione a un più profondo modo di approcciarsi alla vita: Twain, al pari di Lebowski e di ogni dudeista, antepone gli affetti al denaro.

Ad adottare questa lente ci rendiamo conto di come mille altre siano le profonde analogie tra lo scrittore e Lebowski, allusioni velate a una loro comune visione del mondo: quando leggiamo ad esempio che «Twain, con le razze, non aveva problemi» notiamo che condivide l’atteggiamento del Drugo a essere sempre disponibile con il prossimo. Come recita il punto ventiquattro del regolamento:

«Ogni straniero che incontriamo merita di essere trattato come sacro, perché con poche, trascurabili eccezioni, il mondo intero è fatto di stranieri».

(The Dude Testament)

Facciamo quindi luce sulle logiche che permettono di definire dudeista un determinato soggetto: non è necessario che questi vada a fare la spesa in accappatoio e ciabatte come Lebowski o che come lui sia un esperto giocatore di bowling, è necessario invece che ne condivida a un livello più profondo gli scopi (il vivere in santa pace) e i valori (come quelli dell’amicizia e del rispetto per il prossimo, ma anche della semplicità, della modestia o della rilassatezza).

Lebowski
Lebowski in una scena del film

Il modo specifico con cui un dudeista persegue questi obiettivi e aderisce a questi valori risulta essere del tutto accidentale: indifferentemente se, alla Lebowski, preferisce passare il tempo disteso su un tappeto in un mini bungalow a Los Angeles, o alla Mark Twain preferisce prendere il sole davanti alle onde del Pacifico, l’importante è che abbia un atteggiamento calmo e rilassato nei confronti della vita.

Non conta il sesso, la lingua, il modo di vestire, il colore della pelle o l’origine etnica e sociale; valutiamo la “drughità” di un determinato soggetto soltanto sulla base di quanto più si ritenga condividere il profondo sistema di valori del Lebowski di nostra conoscenza. In virtù di tutte queste profonde affinità che i ritratti evidenziano è allora piuttosto facile comprendere perché Twain e altri tranquilloni della storia si definiscano dei Grandi Drughi.

Ma questa somiglianza esiste davvero?

Soffermiamoci ora sulle logiche di produzione di questi ritratti: facilmente ci si rende conto di come in questi testi avvenga un lavoro continuo di rimaneggiamento del passato, che porta alla selezione dei soli aspetti della vita di questi personaggi ritenuti compatibili con la condotta dudeista.

Alla selezione di specifici aspetti se ne accompagna cioè la dimenticanza di altri: nel ritratto di Twain osserviamo in funzione questo meccanismo, se prendiamo atto di quanto poco si sia fatta menzione alle sue opere letterarie, e soprattutto come si sia totalmente ignorata la produzione letteraria dei suoi ultimi venticinque anni di vita, quella in cui adotta toni molto più cinici e disillusi e quindi molto poco dudeisti.

Per cogliere il modo in cui questa somiglianza con Lebowski si costruisce si prenda anche in considerazione il breve profilo dudeista di Lato Tzu, l’autore del Tao Te Ching vissuto nella Cina del VI secolo a.C.

«When things got screwed up in Ancient China Lao Tzu didn’t go all Mr. Miyagi and try to fix it. He got his buffalo and took off for more copacetic pastures. But not before scribbling down a few what-have-yous that helped define Eastern philosophy ever since».

(Lato Tzu)

Qui si narra semplicemente di Lao Tzu che va via dall’antica Cina quando «le cose si sono incasinate» per cercare luoghi più tranquilli, rinunciando in ogni modo a sistemarle. Consideriamo la grossolanità e la volgarità con cui è esposta la vicenda: non si fa riferimento ai problemi politici del suo tempo, ma si parla genericamente di cose che vanno in malora; Lao Tzu si contrappone a Mr. Miyagi, l’anziano istruttore di Karate del film The Karate Kid del 1984; il Tao Te Ching è ridotto a degli scarabocchi.

Lao Tzu sul suo bufalo

La grossolanità attraverso cui è tradotta l’intera vicenda risulta essere significativa perché denuncia una duplice tendenza che notiamo all’azione in tutti i ritratti dei Grandi Drughi: da una parte si cerca di semplificare le gesta di questi personaggi al fine di renderle comprensibili a chiunque utilizzi un lessico colloquiale e colorito, come quello usato nel film dei fratelli Coen; dall’altra si crea una più subdola analogia tra le azioni dei Grandi Drughi e le azioni di Lebowski, andando a banalizzare le vicende in cui sono coinvolti i primi fino a renderle poco meno che analoghe a specifiche sequenze del film.

Nei ritratti osserviamo allora come tutti questi personaggi non si sottopongono soltanto alle stesse rappresentazioni semplicistiche, andando di fatto ad assumere sempre gli stessi tratti di Lebowski mostrati nel film, ma si inseriscono anche in contesti molto simili tra loro.

Quasi come se fosse la stessa storia messa in scena da personaggi diversi, ecco allora che da Lebowski che abbandona lo studio del riccone per andare a giocare a bowling, passiamo a Lao Tzu che abbandona le «cose incasinate» nell’antica Cina per andare verso pascoli più tranquilli; fino ad arrivare a Mark Twain che volta le spalle alla società vittoriana e parte alla volta di terre lontane, e addirittura a Yoda, il cavaliere Jedi della saga di Star Wars, che invece di aiutare l’Alleanza Ribelle in difficoltà preferisce andare in pensione.

In virtù di queste semplificazioni e impliciti accostamenti si comprende come sia piuttosto semplice andare a individuare in un secondo momento una comune base valoriale per le azioni mosse da Lebowski e da un dato personaggio storico, che si ritrovano così a essere pressoché identiche.

Insomma, attraverso questo silente processo di selezione di specifici tratti comportamentali prima e con il processo di semplificazione e appiattimento poi, osserviamo che chi scrive questi ritratti vuol far passare come ovvio ed evidente l’atteggiamento dudeista dei vari personaggi storici, o, in altri termini, la narrazione secondo cui queste figure facessero già parte senza saperlo dello stesso sistema dudeista di valori, forme e credenze.

Ho invece cercato di mettere in luce come in realtà questo atteggiamento culturale gli si cucia addosso, il tutto per veicolare e sottolineare la curiosa ideologia dudeista.

Per quanto divertente e suggestiva possa sembrare l’idea che personaggi come Gesù Cristo, il Buddha, o Charles Darwin sarebbero potuti tutti essere degli ottimi compagni di bevuta di Lebowski – idea su cui fanno da tempo leva i dudeisti, al punto da dedicarci blog e forum di discussione – questa somiglianza tanto decantata è di chiara natura artificiosa, e non ovvia e naturale, come potrebbe apparire a una prima lettura.

Poco male amici dudeisti, non avete certo bisogno di fare rientrare forzatamente nelle vostre fila tutti questi personaggi storici per legittimare la vostra condotta. Vi basti il vostro grandissimo Jeffrey Lebowski: altre religioni che potrei nominare si sono accontentate di un solo profeta e devo dire che hanno comunque avuto un discreto successo.

Leggi anche: Dialogo immaginario tra Hippie – Doc Sportello e Drugo Lebowski

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