Alessandro Cattelan: Una semplice domanda (dalla complicata risposta)

Linda El Asmar

Aprile 2, 2022

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Potrà sembrare paradossale a chi lo segue da anni vederlo come concorrente di X Factor, eppure è proprio una delle sfide che decide di affrontare nella sua serie, se vogliamo docu-fiction, Alessandro Cattelan – Una semplice domanda.

Ciò che Cattelan si prefigge come obiettivo e filo conduttore che si dipana attraverso diversi interrogativi lungo le sei puntate è la ricerca della felicità. Ricerca che nasce, grazie a una scena ricostruita appositamente per mostrare il lato fiction della serie (è Cattelan stesso a sottolinearlo), da una semplice domanda di sua figlia.

Alessandro Cattelan
Alessandro Cattelan e Roberto Baggio

Alessandro Cattelan, Baggio, Sorrentino, Vialli: semplicità, religione e dolore.

Come si fa ad essere felici? Bella domanda. Una piccola, diretta e semplice domanda che di semplice non ha assolutamente niente. Cattelan parte per la sua avventura con questo primo interrogativo, andando a trovare un idolo indiscusso per lui e per molti altri italiani: Roberto Baggio.

Lo raggiunge nella sua bellissima casa, immersa nella natura e ce lo fa riscoprire rendendolo pienamente umano e terreno, seppur essendo un uomo intriso di spiritualità. Lo interroga sul buddismo e sulle sue passioni, come la sua assurda ossessione per antiche papere di legno. Viaggia con lui sulla sua vecchia pandina e in un certo senso lo intervista da amico, affrontando il suo rapporto con il calcio, con la natura, con la sua famiglia senza mai invadere quella privacy a cui Baggio sembra tenere profondamente.

L’incontro però non risolve il quesito di Alessandro, il quale nella seconda puntata sceglie di spostarsi su un’altra domanda, forse più specifica. Riallacciandosi ai discorsi sul buddismo di Roberto Baggio, Cattelan si chiede: «Credere ci rende felici?»

Alessandro Cattelan
Alessandro Cattelan e Paolo Sorrentino

Con la seconda puntata l’immancabile ironia si tramuta in vera e propria parodia. Quattro ristoranti di Alessandro Borghese diventa Quattro religioni, i cui rappresentanti vengono rinchiusi da Cattelan nel famoso furgoncino e messi a confronto. Alessandro ha deciso di volere superare una sua grande paura, ovvero il bungee jumping, e quale momento migliore per avvicinarsi alle religioni se non quello prima di quando pensiamo di stare per morire.

Con l’innocenza di un bambino Alessandro Cattelan si trova lui stesso a fare delle semplici domande agli esponenti religiosi, cercando di comprendere il più possibile se uno dei loro credo faccia per lui.

A metà del viaggio verso il ponte da cui dovrebbe saltare attaccato a un elastico, si ferma a fare una passeggiata e un altro confronto sulla religione con Paolo Sorrentino.

La presenza del famoso regista stimola in Alessandro la volontà di girare un film sulla sua vita e, sempre in maniera parodica, decidono insieme alla troupe di mettere in scena eventi significativi, ma più che altro divertenti, dell’infanzia di Cattelan.

Salutato Sorrentino e tornato sul furgoncino di Quattro religioni, Alessandro raggiunge il temibile ponte e, come previsto, non trova la forza di saltare. Ma non riesce comunque a scampare la morte, almeno in senso metaforico. La morte infatti è un fantasma che aleggia per la terza puntata e con essa il terzo quesito: «C’è felicità nel dolore?»

Alessandro Cattelan e Gianluca Vialli

Il protagonista della terza puntata è Gianluca Vialli, il quale spiega ad Alessandro la vita tramite una partita a golf. Quella tra i due è una conversazione serena, emotiva, delicata. Tra una buca e l’altra si ride, si scherza, ma si parla anche della morte, del dolore, delle emozioni e del tempo. Soprattutto il tempo è il termine chiave in questa puntata. Grazie alla conversazione con Vialli non solo lo comprendiamo di più, ma impariamo anche a conoscere la sua potenza e la sua importanza.

Non va sprecato, mai. Dovremmo ricordarci di non sprecarlo, anche quando non ci viene messo sotto gli occhi che sta finendo. Cattelan decide quindi di seguire i consigli dell’amico e fare qualcosa che ha sempre rimandato per paura, o semplicemente perché si arriva a pensare che «c’è sempre tempo». Si mette una coda e impara a nuotare come una sirena, tirando fuori tutta la sua competitività.

Alessandro Cattelan
Alessandro Cattelan con il costume da sirena

Amore, possesso, soggettività: la felicità va cercata prima in noi stessi

Le prime tre puntate non hanno risposto alla domanda iniziale, forse perché troppo complesse, o troppo poco specifiche. Alessandro decide però di continuare il suo viaggio e si chiede quindi: «L’amore rende felici?»

L’amore affrontato nella quarta puntata non è l’amore in senso assoluto, ma l’amore romantico e nello specifico un amore in contatto stretto con la sfera sessuale. Cattelan infatti si immerge nella conoscenza di due mentalità completamente differenti: da un lato una coppia che ha fatto del sesso il proprio lavoro, dall’altra delle coppie in procinto di sposarsi nella piena castità.

Sacro e profano si alternano, mostrandoci però come in realtà non si raggiungano mai degli estremi alienanti e surreali in nessuno dei due casi. Quelle che incontra Alessandro sono persone totalmente normali che hanno trovato nell’amore qualcosa in cui credere, che il sesso sia coinvolto o meno.

Cattelan il suo amore ce l’ha e con esso ha anche una bella famiglia e tutte le comodità che il suo lavoro gli ha permesso. Non gli manca niente, si potrebbe dire, e quindi si chiede: «Cos’altro posso desiderare per essere felice?» Una notte in un supermercato con un vecchio amico, probabilmente.

Alessandro Cattelan
Francesco Mandelli e Alessandro Cattelan

Tra maschere per il viso e cose che i giovani d’oggi non sanno fare, la puntata procede riflettendo su quanto non siano le cose che si posseggono o meno a renderci felici, ma come ci approcciamo a esse e all’idea di possederle. Colui che ha tutto nella vita può comunque essere infelice. Perché? Perché la felicità non è qualcosa di fisico, di acquistabile, o che si può conquistare.

A volte sta nella rinuncia più che nel possesso. Spesso sta semplicemente nelle piccole cose: in un amico, in un tramonto, nella libertà.

Ed è a questo punto che si giunge alla fine del percorso. Alessandro si domanda quindi se si possa imparare a essere felici e la risposta sembrerebbe essere un grande, enorme sì. La felicità dipende dal nostro modo di affrontare e leggere le cose. Anche difronte ai più grandi traumi della vita sta a noi trovare il buono, il bello, o almeno, l’apprezzabile. Le lezioni che si apprendono non devono necessariamente essere lezioni gravi, fatte di rimpianti. Si dovrebbe imparare a leggere entrambe le facce della medaglia e scegliere la più positiva.

Ma soprattutto dovremmo imparare a ripartire sempre da noi stessi. Dovremmo imparare a essere ciò che si vuole, non chi ci è stato imposto di essere. Creando un nuovo noi se necessario. Ed è così che munito di canotta, bandiera italiana e benedizione di Elio, Alessandro Cattelan parte per il suo provino a X Factor Ungheria.

Alessandro Cattelan e X-Factor Ungheria

Ed è proprio sul palco di X Factor, questa volta da concorrente e non da conduttore, che si rende conto di stare vivendo uno di quei piccoli, fugaci, intensi momenti di felicità. Un momento di felicità regalatogli non dalla sua esibizione, ma dal viaggio che lo ha portato fino a lì. Ed è proprio il viaggio la chiave di svolta. La felicità non si compra, non si chiede, non si trova, la si vive. Giorno per giorno, nelle cose, negli incontri, nelle persone che si ama, in ciò che si crede, nelle emozioni positive o negative che siano. La felicità sta nel viaggio.

Alessandro Cattelan: Una semplice domanda (senza una risposta specifica)

La serie di Cattelan non mostra certo niente di nuovo o sconvolgente, ma è proprio questa la sua forza. Mostrandoci la semplicità della vita e delle cose riflette su uno dei concetti e una delle domande più complesse e inconcludenti della vita.

Vediamo un Alessandro Cattelan che sa essere anche fragile, autoironico, meno allegro e dinamico rispetto a quando è su un palco. Vediamo anche alcuni suoi lati oscuri, alcune sue paure e debolezze. Un Alessandro che grazie ad alcune conversazioni con il suo psicoterapeuta davanti alla birra si interroga su se stesso, sulla sua vita e sul suo ego. Arrivando a mettere in discussione la credenza che aveva sempre avuto, ovvero la visione della felicità come obiettivo da raggiungere.

Alessandro Cattelan – Una semplice domanda è una serie leggera e allo stesso tempo intrisa di domande e riflessioni profonde. Alterna ironia e gioco a introspezione e dolore, diventando una breve e fugace metafora di quella che può essere la vita di tutti i giorni.

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