Gai e Zen’itsu – L’unico percorso e la vetta solitaria

Gabriele Evangelisti

Maggio 9, 2022

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Nei mondi di Naruto e Demon Slayer, dove gli scontri sono all’insegna di varietà e poliedricità, due personaggi fanno una scelta coraggiosa: concentrarsi su un’unica strada, la via in salita dell’iperspecializzazione. Questo è il percorso di Gai Maito e Zen’itsu Agatsuma.

La scalata di Gai e Zen’itsu

Mi piace pensare a Gai e Zen’itsu come due personaggi sulla stessa strada di montagna, una stretta striscia di pietra tra la parete rocciosa e un precipizio. Il primo, uomo curioso e ottimista, avanza con serenità, mettendosi in punta di piedi per guardare più lontano. Il secondo, invece, procede con molta cautela, nascondendosi dietro gli angoli per evitare i pericoli. Per quanto il loro approccio sia diverso, entrambi sono senza dubbio sulla stessa strada: un percorso limitante, non seguito dai loro amici e colleghi. Più difficile, certo, ma che può offrire loro possibilità sconosciute a tutti gli altri. 

È bene far notare che non si trovano lì per lo stesso motivo: Gai per scelta, Zen’itsu per obbligo. Il sensei ha scelto di concentrarsi sulle arti marziali e di sviluppare uno stile senza arti magiche o illusorie, su consiglio del padre, che come lui era meno portato nell’uso di quelle discipline. Lungo la strada può sfruttare ogni diramazione, qualsiasi apertura nella roccia, per cambiare il proprio percorso, ma semplicemente non lo fa, perché sente di potersi valorizzare al massimo solo grazie alle arti marziali.

Gai e Zen'itsu affrontano la via dell'iperspecializzazione, facendosi strada in mondi all'insegna di varietà e poliedricità
Gai e suo padre Dai

Questione diversa è per Zen’itsu. Per lui, le uscite sono troppo difficili da raggiungere: le sue capacità gli permettono di eseguire solo il primo dei tanti kata della respirazione del fulmine. La strada, che a lui piaccia o no, è una sola, non ci sono altri percorsi. Però ha ancora una scelta: può non muoversi, e rimanere fermo nel pantano dell’autogiustificazione, oppure andare avanti, e migliorare ciò che ha, fino a diventarne il maestro assoluto.

Gli piacerebbe rinunciare, ed evitarsi tutti quei pericoli e quei paurosi demoni. Ma sa anche che non sarebbe giusto. Non si sentirebbe in pace, sapendo che la sua indolenza può causare del male agli altri. E monderebbe il ricordo del suo maestro, l’unico che ha davvero creduto in lui.

Jigoro Kuwajima: Va bene così, Zen’itsu, non ti serve altro. Saperne usare uno è più che sufficiente! Se sai fare una sola cosa, allora affinala. Fino all’estremo degli estremi. […]  Va bene piangere, va bene fuggire, ma non devi arrenderti. Devi crederci. Che i giorni infernali passati ad allenarti alla fine ti ripagheranno. Spingiti fino al limite, e diventa una spada più forte di qualunque altra!

Quindi Zen’itsu si fa coraggio e, pur con più cautela rispetto a Gai, comincia la sua salita.

La fatica di Gai e Zen’itsu

Il percorso è infido, e irto di ostacoli. La fatica si fa sentire sui muscoli, sempre più stanchi, e soprattutto sulla mente. Essere limitati nella propria gamma d’azione può essere frustrante, perché le situazioni di svantaggio saranno sempre di più per te che per gli altri. In questo caso, solo la fiducia può aiutarti ad andare avanti. I nostri due scalatori lo sanno, e per questo si circondano di persone che credono in loro, che li sorreggono nella lunga salita: per Gai sono i colleghi ninja e gli allievi (di cui il suo allievo Rock Lee in particolare), mentre per Zen’itsu sono i ricordi del maestro e gli amici, con cui si allena e si confronta ogni giorno. 

Ma spesso non basta. Un bastone, per quanto robusto, non serve a nulla senza dei buoni muscoli. La fiducia non può venire solo da fuori, è necessario anche credere in se stessi. E in questo i due differiscono molto. 

Forse per la maggiore esperienza, forse perché la sua è stata una scelta e non un obbligo, ma Gai crede fermamente in se stesso e nelle proprie capacità, e anche davanti a un nemico ostico, è convinto di poter spostare le sorti della battaglia in suo favore. Per Zen’itsu, invece, ogni scontro è un’impresa, soprattutto emotiva: lui si dà per spacciato alla prima avvisaglia di un demone e sviene dal panico.

La sua fiducia in sé è talmente bassa da creare uno scisma interiore, che si traduce nel far combattere solo la sua parte inconscia durante il sonno. Per quanto bizzarro possa essere, anche questo escamotage funziona bene, e gli permette di superare (o meglio, ignorare) le proprie insicurezze. Del resto, quando la strada si fa dura si ricorre a qualsiasi mezzo.

Gai e Zen'itsu affrontano la via dell'iperspecializzazione, facendosi strada in mondi all'insegna di varietà e poliedricità
Zenitsu

E così, i due guerrieri avanzano ancora, pionieri di una vetta inesplorata.

La vetta di Gai e Zen’itsu

Cosa ci sarà sulla cima? I due non lo sanno, la nebbia impedisce loro di vedere bene. E del resto, non hanno neanche mai sentito di qualcuno che sia arrivato fino a lì, quindi non c’è da stupirsi. Il loro impegno si fa sempre più sostanzioso, ma sarà un buon investimento? Ne sarà valsa la pena, una volta sulla vetta?

Sia Gai sia Zen’itsu ci sperano. In entrambi scorre forte il desiderio di essere utili, per aiutare i propri amici, per difendere chi ne ha bisogno, per fermare le insensate atrocità che minacciano i loro mondi. E quella strada stretta, che li accompagna alla cima, si ritrova a essere la loro unica possibilità per fare la differenza.

Non sanno neanche se quella vetta sia la più alta. Anzi, è molto improbabile che lo sia e che altri percorsi possano portare ben più in alto. Eppure, salendo gli ultimi passi, i due si ritrovano contenti del loro risultato, perché, nonostante tutto, si sono mantenuti fedeli ai loro principi, e non si sono mai tirati indietro. Hanno continuato nonostante le difficoltà, sono saliti più in alto di chiunque altro su quel percorso e hanno trovato il modo di rendersi utili alle rispettive cause.

Non è quindi la vetta il vero senso di questo viaggio, ma ogni passo fatto per raggiungerla. Ogni scelta, per piccola che sia, che li ha fatti andare avanti e migliorare.

I due smettono di cercare la cima con lo sguardo, non ne hanno più bisogno. Continuano però a camminare, nella speranza che quel percorso, per quanto impervio, possa insegnare loro qualcosa di più.

Leggi anche: Maestro Gai – L’Irriducibile

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