Euphoria 2 e l’inaffidabilità del Narratore

Giulia Pilon

Maggio 10, 2022

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Un inno generazionale. Altro non si potrebbe definire Euphoria, che ha da poco debuttato con la sua seconda stagione, più densa e stratificata a livello tematico, meno sostanziosa sul piano degli eventi narrativi. Elemento continuativo – ed effettivamente indicativo e identificativo della serie – rimane il personaggio di Rue e il suo racconto in prima persona. Rue Bennet (Zendaya), infatti, dall’alto del suo potere decisionale sul racconto degli altri archi narrativi, si presenta come un’istanza inaffidabile e inattendibile. Elevando, in questo modo, la narrazione a sonda introspettiva per il suo personaggio.

Nel preciso caso della seconda stagione di Euphoria, però, qualcosa cambia. A metà stagione il Narratore subisce un decentramento di ruolo, amplificando la percezione di inattendibilità.

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Poster promozionale per la seconda stagione di Euphoria

Narratori e Narratari

Se, come dice Francesco Casetti, il film (o l’audiovisivo tout court) è prima di tutto un atto comunicativo, allora, come ogni altro atto comunicativo esso stabilisce figure e regole proprie. Nel farlo non si limita a essere scambiato, ma comunica il proprio comunicare rendendosi dunque leggibile agli occhi di chi guarda. Sempre, però, nei limiti che esso stesso impone. Il testo filmico, pertanto, è insieme oggetto e terreno dello scambio comunicativo, costruito su principi di definizione e finalità.

A cosa serve il discorso? Come viene definito da chi ascolta?

Tenendo presente questo, secondo i parametri semiotici, all’interno di una narrazione agiscono sempre figure reali e figure vicarie. Tra queste ultime, il Narratore, figurativizzazione dell’Autore Implicito, si fa carico di emettere raccontando una storia. E il Narratario, figurativizzazione dello Spettatore Implicito, si impegna a recepire e a osservare la storia.

Nel caso specifico di Euphoria, Narratore e Narratario, in qualche modo, sono incarnati nello stesso personaggio, quello di Rue. Una strategia narrativa che gli autori portano avanti, in modo forse meno persistente, anche nella seconda stagione, in cui emblematici risultano essere gli episodi cinque, sette e otto. Rispettivamente, Stai fermo come il colibrì, Il teatro e il suo doppio e Tutta la mia vita, il mio cuore ha desiderato una cosa che non posso nominare

Punti di vista

Si tratta, comunque, di un punto di vista. L’intera serie è vista dagli occhi di un personaggio, Rue, appunto. La scelta è peculiare, dal momento che Rue non è soltanto il Narratore all’interno del testo, bensì anche la protagonista. In questo modo, il punto di vista del Narratore è difforme da quello dell’Autore. Ciò che ne risulta, allora, è che i personaggi esprimono una morale altra rispetto a quella del testo filmico e dell’autore, e il narratore si caratterizza per la sua inattendibilità.

Rue (Zendaya) in un frame di Euphoria 2

L’inattendibilità di Rue, nella seconda stagione di Euphoria, in questo senso, risiede nel suo raccontare ciò che vuole, ma soprattutto come vuole. E il suo preciso modo di raccontare ne riflette la natura stessa. Cosicché l’immagine visiva assurge a mezzo per penetrare la psicologia del personaggio, di Rue. Conoscere, così, come pensa e che cosa pensa. Conseguentemente, questa precisa scelta influenza la narrazione visiva, essendo lo spettatore inconsciamente immerso nel flusso di coscienza di Rue.

Le linee e gli archi narrativi stessi degli altri comprimari, pertanto, vengono in tal modo influenzati e non viceversa. Concorrono tutti al completamento dell’affresco psicologico di Rue, risultandone, talvolta, schiacciati. Da un punto di vista attanziale, il suo ruolo governa tutti gli altri, agendo globalmente. Così facendo, però, l’intero testo narrativo si rivela influenzato dall’ottica del singolo.

Se nella prima Euphoria a ogni personaggio, che fosse Nate, Cassie, Maddy, Lexi, Kat o Jules, era dedicato un episodio, nella seconda così non accade. Tutto diventa più sfumato – complici, indubbiamente, le dinamiche di affezione già in atto – proprio in concomitanza con la ricaduta di Rue. Lo spazio narrativo dedicato agli altri si comprime e decomprime a seconda delle preferenze del Narratore, Rue appunto, che giostra a suo piacimento cosa raccontare e cosa no.

In questo senso, dunque, l’inaffidabilità e l’inattendibilità.

Tutto è riconducibile non a un’istanza superiore e onnisciente, ma a un personaggio concreto, umano, con la sua personale psicologia e caratterizzazione. Che per natura è soggettivo e inattendibile.

Doveroso precisare, inoltre, che fin dalla prima stagione ci si è abituati alla rottura della quarta parete. Rue non si limita a raccontare in prima persona, bensì si interfaccia direttamente con chi la ascolta e la osserva, noi spettatori, guardando in macchina, chiamandoci in causa. La comunicazione uno-a-uno è volta, perciò, all’instaurazione di un legame di profonda intimità, che a sua volta contribuisce allo scandagliamento psicologico del personaggio in questione, Rue.

Euphoria, the Season Finale

Emblematico, allora, il finale di stagione, saggiamente suddiviso in due episodi (Il teatro e il suo doppio e Tutta la mia vita, il mio cuore ha desiderato una cosa che non posso nominare). Siamo nel vivo del climax, i nodi attorcigliati finora devono sciogliersi, si respira a fatica, lo spettatore affanna ed empatizza coi conflitti in atto. Dalle tinte pirandelliane e grotowskiane – da qui, infatti, il titolo stesso dell’episodio, Il teatro e il suo doppio – il finale in questione interseca magistralmente una dimensione passata, finora rimasta in parte occulta, presente e futura.

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Kat e Maddy assistono alla rappresentazione teatrale di Lexi

Rue: Forse il tuo spettacolo è stata la prima volta in cui ho pensato alla mia vita senza odiarmi. Per tutto ciò che ho fatto. Mi sono lasciata annientare dal dolore. Tu il tuo l’hai trasformato in qualcosa di positivo.

Lexi: Non ne sono molto convinta.

Rue: «Sì, Lexi, guarda che hai fatto. Io non avrei saputo farlo. Non so come arrivare dove sei tu. Ma sappi che vederlo è stato importante per me».

In tale monumento alla malleabilità del tempo e spazio filmici, il Narratore che abbiamo conosciuto finora diventa esso stesso parte di una sfocata sfumatura aleatoria. Un rischio che comunque convince nella sua incertezza temporale. Rue, assieme ai suoi comprimari, si ritrova doppiamente protagonista della vicenda, nello spettacolo teatrale di Lexi e anche della serie stessa. In questo modo, il personaggio di Lexi riceve il testimone da Rue.

Un frame dall’episodio Il teatro il suo doppio (Euphoria 2×07)

Ora è proprio Lexi a incarnare il ruolo di presenza extradiegetica – mentre racconta in voiceover – e, insieme, quello di Narratore a cui è affidato il compito di raccontare il proseguo della storia.

In questo caso, però, l‘inattendibilità di cui si parlava poc’anzi si fa più sottile e stravagante. Consci del fatto che Lexi sta effettivamente mettendo in scena uno spettacolo teatrale, che si distanzia per sua natura dalla realtà per gli artifizi che utilizza, sappiamo anche che Lexi ha attinto alla sua vita – la storia della serie, appunto – per scriverlo.

Quello che si presenta come un viaggio nei ricordi di Lexi, che sono anche i ricordi degli altri protagonisti, assurge a detonatore di nuove istanze che arricchiscono la narrazione di ulteriori dettagli, nel suo primo piano fittizio (dello spettacolo) e nel secondo piano fittizio (quello della serie).

Viene naturale allora dubitare dell’effettiva veridicità di ciò che avviene sullo schermo: lo svolgimento narrativo è parte della storia in sé o della storia in senso lato, quella dello spettacolo? E a che piano temporale appartiene?

Il dubbio, comunque, persiste.

Ma questo non importa.

In questa seconda stagione di Euphoria siamo stati sommersi da una saturazione visiva e narrativa, una miscela in cui tutto si amalgama senza un’apparente direzione precisa. Siamo stati tratti in inganno dai Narratori – e Narratari – inaffidabili che non hanno fatto altro che raccontare i fatti dal loro punto di vista, a loro piacimento.

Ma questo non importa. Dopotutto, allo spettatore piace sentirsi parte di qualcosa, reale o finzionale che sia.

Leggi anche: Euphoria 2 – Ricordi catartici

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