The Menu – Una surreale opera da gustare

Emma Senofieni

Novembre 29, 2022

Resta Aggiornato

Il cibo è uno dei principali bisogni – e piaceri – dell’essere umano. Si tratta di qualcosa di primordiale, di fondamentale, ma che spesso diamo per scontato. Già dal suo peculiare tema principale, The Menu ha subito attirato l’attenzione del pubblico.

Diretto dal regista britannico Mark Mylod, The Menu presenta infatti una trama molto bizzarra.

Margot (Anya Taylor-Joy) e Tyler (Nicholas Hoult)

Alcune persone si dirigono in un famoso ristorante, situato su un’isola e gestito dallo chef Julian Slowik (Ralph Fiennes) e dal suo instancabile staff. Tra gli ospiti, vi è il giovane Tyler (Nicholas Holut), accompagnato dalla fidanzata Margot (Anya Taylor Joy). Il ragazzo è euforico, estasiato dalla raffinatezza e dalla ricercatezza della cucina dello chef, che considera come una vera e propria forma di arte contemporanea. Al contrario, Margot desidera semplicemente godersi una buona cena e andare a casa.

Durante la cena, lo chef presenta agli ospiti un menù molto stravagante. Per esempio, serve loro un insieme di salse senza pane e delle tortillas con delle stampe personalizzate, cosa che rende alcuni commensali divertiti e altri perplessi. Con il proseguire del tempo però, le stranezze dello chef si fanno sempre più bizzarre e inquietanti. Il culmine viene raggiunto con l’improvviso e teatrale suicidio di uno dei membri del suo staff. In realtà, dichiara lo chef, è tutto programmato.

Margot non apprezza la raffinata cucina dello chef Julien

L’obiettivo di Julien è creare un vero e proprio spettacolo, una macabra e indimenticabile manifestazione della sua arte.

C’è però qualcosa che turba i piani del folle chef: la presenza di Margot. La ragazza infatti non doveva trovarsi lì, in quanto in realtà non è la fidanzata di Tyler, ma una prostituta pagata dal ragazzo dopo che la compagna lo aveva lasciato. Durante il film è chiara la connessione emotiva tra Margot e Julien: entrambi – seppur in maniera differente – fanno un lavoro che mira a soddisfare i piaceri degli altri.

In particolare, Julien ha dedicato la propria vita alla cucina, servendo ai suoi ospiti pietanze sempre più raffinate. Alcuni, come Tyler, sono affascinati dalla sua arte, ma non la comprendono a fondo. Significativa la scena in cui il ragazzo non può fare a meno di fotografare la portata prima di mangiarla, nonostante lo chef avesse pregato i suoi ospiti di non farlo. Altri, come il personaggio della critica gastronomica (Janet McTeer), ne analizzano con arroganza ogni minimo dettaglio, lamentandosi dei più piccoli difetti. Infine, la maggior parte di loro mangia il cibo offerto con superficialità, dirigendosi nei ristoranti più celebri e apprezzati del mondo gastronomico, ma senza assaporare davvero ciò che mangiano.

Dopo anni di lavoro, Julien non riesce più a sostenere la totale indifferenza dei suoi clienti di fronte ai suoi sacrifici. Così, decide di prendersi la sua sadica e sanguinaria vendetta.

Lo chef Julien e il suo staff

Tema centrale di The Menu è senz’altro il sacrificio, inteso come atto estremamente tossico e autodistruttivo.

Julien e il suo staff hanno dedicato la propria esistenza a soddisfare il palato dei propri clienti, rinunciando agli affetti e a una vita vera. Un sacrificio che non solo non è minimamente ripagato, ma che è anche ridotto a farsa, a qualcosa di fasullo e di vuoto. A forza di ambire ossessivamente verso la perfezione formale, lo chef ha dimenticato la sostanza, ciò che dovrebbe rendere un menù davvero soddisfacente.

Margot è l’unica che, inconsapevolmente, sa toccare davvero l’animo del disilluso Julien: non a caso, è il solo personaggio che praticamente non tocca cibo durante il film.  È chiara la critica che The Menu muove nei confronti di una realtà gastronomica sempre più studiata e spettacolarizzata, in cui il sapore viene sostituito dall’apparenza e dalla ricercatezza. Come se il cibo, fonte di vita dell’essere umano, fosse un bene d’élite, per pochi.

In un certo senso, si potrebbe leggere l’opera di Mark Mylod anche in senso metacinematografico. Un regista si impegna, con passione e sacrificio, a realizzare un film e si trova davanti le diverse reazioni di critici e spettatori. Ci sarà chi ne criticherà spocchiosamente ogni aspetto, chi – soprattutto se fan del regista – ne tesserà ciecamente le lodi e infine chi darà il proprio giudizio con superficialità e disattenzione. Ma forse, ciò che davvero vuole l’artista, che sia esso uno chef o un regista, è che colui a cui è destinata la sua opera ne sia semplicemente soddisfatto.

the menu
Lo chef Julien ha appena servito un piatto “sanguinario”

The Menu non è un film perfetto, nel senso formale del termine.

Nulla da dire sulle interpretazioni degli attori. Ralph Fiennes si conferma (come se ce ne fosse bisogno) un attore eccezionale e Anya Taylor-Joy illumina lo schermo con il suo atipico fascino e il suo talento. Menzione anche per il giovane Nicholas Hoult, che interpreta il personaggio più surreale del film. Ciononostante, The Menu non ha una regia particolarmente ricercata e vi sono alcuni aspetti della sceneggiatura un po’ discutibili. Per esempio, la caratterizzazione del personaggio dello chef Julien poteva essere maggiormente approfondita.

Il film di Mylod riesce però nel suo intento di coinvolgere e intrattenere, proponendo anche un’interessante e condivisibile riflessione sull’attualità. In fondo, non abbiamo sempre bisogno di un’opera perfetta, da analizzare in ogni suo minimo dettaglio. Guardare un film, come mangiare un buon piatto, deve essere un piacere. Proprio come lo chef Julien invita i suoi commensali a gustare le sue pietanze, Mylod ci invita a sederci sulla poltrona del cinema e goderci la sua ultima, surreale opera.

Leggi anche: Bones and All – Ai margini della catena alimentare.

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