Una giornata particolare di Ettore Scola – Tra società e ruoli di genere

Sara Longo

Aprile 2, 2023

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Gli anni ’70 sono il felice decennio di affermazione e consacrazione della carriera di Ettore Scola. Basti pensare a Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (1970) – triangolo amoroso e grottesco nella confusa situazione morale d’Italia – o a Brutti, sporchi e cattivi (1977) che racconta le bassezze umane di quegli anni con pungente ironia. Il cinema di Scola vuole essere fonte di un dibattito attivo che investa una riflessione profonda e radicale.

Nella sua filmografia riecheggia la Comédie humaine balzacchiana, tratteggiando con sguardo lucido lo spaccato sociale italiano tra lotte sindacali, rifiuto del consumismo e crisi dei ruoli di genere.

E se in C’eravamo tanto amati (1974) il tempo scorre inesorabile sugli ideali di tre ex compagni della resistenza in una società sempre più frastagliata, Una giornata particolare (1978) nasce dalla necessità di tornare un po’ indietro, a quegli anni bui del ventesimo secolo, proprio per riflettere sull’attualità.

Sophia Loren e Marcello Mastroianni in Una giornata particolare

Una giornata particolare si apre con sei minuti di cinegiornale de Il viaggio del Führer in Italia, facendoci varcare la soglia verso un passato non troppo lontano: la fine della prima giornata di Hitler nella Città Eterna dà appuntamento all’indomani, 6 maggio 1938, per assistere alla parata dell’esercito italiano insieme al Führer. “Nessun romano mancherà allo storico evento“, sentenzia la voce iperbolica di Guido Notari. La farsa mussoliniana inizia già qui, perché scopriremo presto che a non tutti gli italiani sarà davvero permesso partecipare. La bandiera nazista sventola a pieno campo e i colori si ingialliscono nell’atmosfera seppiata che caratterizzerà il film; la macchina da presa svela il lento risveglio di un condominio di Roma. Non un condominio qualunque, ma Palazzi Federici, uno dei primi esempi di associazione tra Stato e privato, il cui giardino è ricorda l’ingresso di un formicaio ben organizzato:

«Palazzi Federici risulta, ancora oggi, un labirinto inestricabile intorno a due cortili; cortili da cui tutti i condòmini e affittuari devono passare, un mondo di esseri in continuo movimento senza sosta, dentro fuori dentro dalle 650 porte d’ingresso dei loro appartamenti. Tutto giusto e perfetto, perché Scola (comunista) ha compreso intrinsecamente la filosofia dell’opera di De Renzi (fascista).»
Giorgio De Silva, Architettura nel cinema

Palazzi Federici nella scena iniziale del film

Lentamente, indugiando da una finestra all’altra, la macchina da presa cerca (e noi con lei) i primi segnali del pigro affaccendarsi dei suoi abitanti. Questi continui movimenti di macchina non possono che rimandarci a un grande Maestro del cinema americano che nel 1954 aveva fatto della vita di condominio il suo universo di riferimento (stiamo ovviamente parlando di Hitchcock e de La finestra sul cortile).

Lo straordinario piano sequenza di Scola si concentra invece sulla casalinga Antonietta (Sophia Loren) che sveglia consorte e pargoli per prepararli all’adunata. Il tempo di fare colazione e di mettere il proprio abito migliore, ed è subito tempo di andare e unirsi alla fiumana che scorre impetuosa verso il centro di Roma. E mentre le nere formiche si allontanano veloci, Antonietta assiste dalla finestra, come una Cenerentola rassegnata che non può andare al ballo. La sua giornata particolare inizia così, nel condominio semideserto in cui è vincolata ma dove scoprirà di non essere sola. Nella finestra di fronte, Gabriele (Marcello Mastroianni) affronta la sua stessa solitudine, riordinando scartoffie, telefonando, osservando tristemente la pistola appoggiata sullo scaffale. Ormai allontanato dalla vita sociale e politica del paese, attende rassegnato il confino imminente.

Come Athos de I tre moschettieri (romanzo che segna il primo e ultimo momento di incontro tra Gabriele e Antonietta) anche Gabriele è portatore di cose non dette, di un vissuto nascosto. Negando la propria identità, cerca di cancellare la sua stessa esistenza. È esule dai propri sentimenti così come da un passato che lo condannerà anche all’esilio politico in quanto omosessuale.

«Io non credo che l’inquilino del sesto piano sia antifascista, semmai il fascismo è anti-inquilino del sesto piano!»
-Gabriele, Una giornata particolare

Nei limitati ambienti del palazzo (i due appartamenti, le scale e la terrazza), Scola delinea con straordinaria delicatezza un universo molto più ampio e articolato. L’atmosfera ovattata rimanda continuamente alla pomposità della parada che sta svolgendosi altrove. Insomma, vediamo un piccolo conflitto mentre ascoltiamo costantemente il preannuncio di uno scontro più grande e imminente. Eppure, questi due livelli finiscono per sovrapporsi, acquisendo pari importanza.

«Bestie piccole che fanno bestialità così grandi…», legge Antonietta, stravolta dalle fatiche domestiche.

Questo ci permette di riflettere su un altro tema importante del film, ovvero il rapporto tra l’ufficialità e la privacy. Il continuo resoconto , i canti militari e i discorsi solenni che risuonano attraverso la radio penetrano anche gli ambienti più intimi e riservati. Non c’è via di fuga: il controllo onnipresente, la rigida repressione si insinua ovunque. Anche in quell’ultima rumba mai ballata a cui il l’inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista Tedesco si sovrappone.

Il film di Ettore Scola "Una giornata particolare" sfrutta l'arrivo del Führer a Roma per riflettere sulla società e sui ruoli di genere.
Gabriele e Antonietta insieme, nella loro reciproca solitudine

Ma il film non si limita a questo. Diceva bene Lino Micciché quando affermava che Una giornata particolare non è solo un film sul fascismo, ma anche sulla diversità e sulla condizione della donna.

L’Oreste del Dramma della gelosia (sempre interpretato da Mastroianni) si domandava se una sofferenza d’amore potesse in qualche modo essere collegata alla lotta di classe. Gabriele di “Una giornata particolare” sembra rispondergli di sì. Perché l’amore, chi e come amiamo, è anche un fatto politico che può essere negato quanto imposto dalla volontà altrui.

«E questa è la cosa più grave: che cerchi di sembrare diverso da quello che sei. Ti obbligano a vergognarti di te stesso, a nasconderti.»
-Gabriele, Una giornata particolare

Al contrario, gli uomini di cui è circondata Antonietta rappresentano il perfetto stereotipo ipermascolinizzato del ventennio fascista. Scola impreziosisce la rappresentazione della famiglia fascista con delle piccole chicche che nascondono in realtà una profonda drammaticità storica e sociale. Gli atteggiamenti che identificano l’affollata famiglia («Tengo sei figli, e se c’arriva il settimo ci danno pure il premio per le famiglie numerose» ) sono fortemente impregnati di una assoluta affermazione di virilità: dalla sigaretta che Fabio – sì e no dieci anni – fuma di nascosto nel bagno per sentirsi più grande, ma che teme le prese in giro dei suoi coetanei, ai primi baffetti di pubertà che vengono pettinati con cura maniacale dopo aver nascosto goffamente un giornaletto erotico.

Tanto il marito di Antonietta è austero, burbero e villano, quanto Gabriele è buono, sorridente, talmente gentile da metterla in confusione. Il paradosso è che Gabriele per questi stessi motivi non si sente un uomo e rinnega questa definizione. “Un uomo deve essere marito, padre, soldato“: lui non è nessuna di queste tre cose. Quindi, deve necessariamente essere qualcos’altro.

«Nel cinema italiano c’era spesso l’omosessuale ma sempre in funzione comica e irrisoria. Di un’educazione e comprensione in più di una condizione umana non c’era presenza prima del mio film.»
-Ettore Scola su Una giornata particolare

Con Antonietta, Gabriele sembra quasi regredire all’infanzia: e infatti macina allegramente il caffè (tre girate, come il premio che gli concedeva il nonno prima di dare il cambio ai suoi fratelli), sfreccia sul monopattino tra le stanze di casa, gioca a nascondino tra le lenzuola. E nel seguire i passi calcati sul pavimento per ballare la Rumba, Gabriele sta semplicemente cercando di imparare a muoversi secondo uno schema predefinito che non riesce a rispettare. Ma contemporaneamente lo fa rifiutando il tempo binario della marcia militare e sostituendolo al sincopato in tre quarti della rumba («Uno! Due- tre. Uno! Due-tre»).

Il film di Ettore Scola "Una giornata particolare" sfrutta l'arrivo del Führer a Roma per riflettere sulla società e sui ruoli di genere.
Gabriele sul monopattino in casa di Antonietta

La messa in crisi della mascolinità permette però di trovare spazio anche per la ridefinizione del modello femminile. Protagonista di questo dramma crepuscolare è tanto Gabriele quanto Antonietta, non a caso la prima dei due ad apparire nel film.

La donna che non può permettersi di andare alla parata perché non ha la serva che badi alla casa, ignorata dalla società e svalutata dal suo stesso marito. La prima ad alzarsi, l’ultima ad andare a dormire. La custode del focolare come aveva pedissequamente riportato nel suo albo omaggio a Mussolini.

Grazie alla conoscenza di Gabriele, Antonietta sembra riuscire a fuggire dalla gabbia del bigottismo in cui era imprigionata come il suo pappagallino. La rivelazione fondamentale per lei è che ci sono modi altri per relazionarsi con l’altro sesso: non deve per forza sentirsi obbligata ad avere un rapporto solo quando ne ha voglia il suo marito padrone. Si può sorridere insieme – “Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due” -, ballare, raccontarsi, scoprirsi.

Il film di Ettore Scola "Una giornata particolare" sfrutta l'arrivo del Führer a Roma per riflettere sulla società e sui ruoli di genere.
Gabriele dopo aver finto di aver preso la scossa

Concludiamo con un’ultima riflessione. Il terzo ruolo da protagonista di Una giornata particolare spetta quindi alla stessa macchina da presa, che bracca i suoi personaggi con la stessa stregua del radiogiornale e mette sotto scacco due emarginati che condividono una solitudine esistenziale, sufficiente a colmare le differenze tra di loro, in una geometria di sguardo condivisa, ma in direzione «ostinata e contraria».

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