Come Pulp Fiction fece cadere il primo governo Berlusconi: o ne sancì l’inarrestabile ascesa

Salvatore Gucciardo

Dicembre 22, 2024

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«This is a true story»

(Incipit Fargo)

«Nel mondo falsamente rovesciato, il vero è un momento del falso»

(La società dello spettacolo – Guy Debord)

Berlusconi, Pulp Ficition, Cecchi Gori e la censura.

Ogni storia ha i suoi misteri. Ogni mistero ha le sue falsitá. Ogni falsitá ha le sue verità.

Ciò che sto per raccontarvi è una storia di fatti, coincidenze e casualità. La storia di un sistema al capo linea e di uno terribilmente in ascesa. La storia di uomini che per caso o necessità, manovrati dall’assurdo di un’era che il mercato ha reso incomprensibile ma anche consapevoli dell’assurdità che la manovra, ci hanno trasformati, forse, irreversibilmente. La storia in cui, forse per la prima volta, l’Italia influenzò l’America e l’America interpretó l’Italia. La quintessenza dell’assurdo.

Questa è la storia di come Pulp Fiction annunció la fine del primo governo Berlusconi. Ma sancí l’inarrestabile ascesa politica del Cavaliere.

Prima di addentrarci nei dettagli di questa storia tanto vera quanto falsa, bisogna precisare che potrà essere letta da due punti di vista.

Un punto vista storico: ovvero tutto ciò che riguarderà le date, le coincidenze, le ritorsioni, insomma la politica italiana e la censura.

E un punto di vista di critica audiovisiva: ovvero tutto ciò che riguarderà la rappresentazione della violenza, il peso della televisione, la potenza profetica di certe opere, insomma il cinema e l’industria.

Sembrerà strano ma queste due letture di uno stesso fatto si completano vicendevolmente. Solo la commistione e la comunicazione tra la coincidenza storica e l’analisi critica, permettono di comprendere come Pulp Fiction in Italia sarà, volente o nolente, lo spartiacque tra il crollo del primo governo Berlusconi, la fortuna e la sfortuna della carriera cinematografica di Vittorio Cecchi Gori, ma anche un caso intrigante per la censura italiana. Un’opera che, nella sua potenza decostruttiva e profetica, mostrerà il crollo delle narrazioni, la problematicità della pornografia televisiva e l’ascesa, in Italia, dell’intrattenimento Trash. Ma ci arriveremo. Intanto questa storia deve cominciare a camminare da sola. A instillarvi dubbi e suggestioni.

Cominciamo.

Gennaio 1994

Berlusconi annuncia la sua discesa in politica con il partito, da lui creato, Forza Italia, presentandosi con un incipit ormai entrato nel mito:

«L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze e i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho anche appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale. Governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo ad un passato politicamente ed economicamente fallimentare»

(Video annuncio della discesa in politica di Berlusconi)

Il preludio di un nuovo tipo di politico. Il politico televisivo. Ma soprattutto personaggio televisivo. Un politico che al suo primo dibattito politico batterà un politico d’esperienza, e della vecchia classe politica, come Occhetto. Solo attraverso l’immagine televisiva e il personaggio che è riuscito a ricamarsi addosso. L’inizio di un’ascesa inarrestabile. Sia in politica che in televisione.

Berlusconi

17 Maggio 1994

Interno tardo pomeriggio. Senato italiano.

Sono le 18:50 e una forte tensione aleggia tra i banchi parlamentari. Tra poco si voterà la fiducia, in senato, al primo governo Berlusconi. C’è molta resistenza dall’opposizione. C’è una linea compatta che voterà contro, convinta di riuscire a non far raggiungere la maggioranza per il governo.

Alle 19:00 però un senatore si alza dalla sua poltrona ed esce.

Quel senatore è Vittorio Cecchi Gori, membro del Partito Popolare Italiano che sosteneva la linea di opposizione a Berlusconi. Vittorio però, poco prima di votare, decide che è il momento di prendere il suo aereo privato e raggiungere Cannes. C’è un film che Vittorio non vede l’ora di vedere e di potersi accalappiare per distribuirlo. Un film che vincerà Cannes quell’anno e che cambierà la storia del cinema. Quel film è Pulp Fiction e Cecchi Gori pare volerlo distribuire a tutti i costi.

Così abbandona il senato insieme ad altri suoi 4 colleghi del Partito Popolare Italiano. Grazie a questi 5 assenti Berlusconi potrà ottenere la fiducia con 159 voti favorevoli e 153 contrari, e 2 astenuti. Come scrive L’Unità in un articolo del 20 maggio 1994: «Uscita dall’aula di Cecchi Gori… che, abbassando il quorum, hanno consentito a Berlusconi di ottenere la fiducia…». Berlusconi quella sera del 17 maggio 1994, proprio grazie al suo amico/nemico Vittorio formerà il suo primo governo.

Ma perché Cecchi Gori si alza?

Vuole veramente aiutare il suo “amico” Silvio?

Ha veramente anticipato i tempi puntando su Pulp Fiction?

I Cecchi Gori e Berlusconi

1989

Nasce ufficialmente la collaborazione tra la Cecchi Gori Group e la Silvio Berlusconi Communications con la creazione della Penta Film, società di produzione e distribuzione che vanterà tra i suoi titoli: Mediterraneo (1991, Gabriele Salvatores), Johnny Stecchino (1991, Roberto Benigni), Le comiche (1990, Neri Parenti). Nasce così il primo sodalizio tra Vittorio e Silvio. Una storia d’amore economico che durerà fino all’estate del 1995 e che comincerà a mostrare le prime crepe proprio nel 1994. Come il rapporto tra Vittorio e Silvio.

Cecchi Gori, a distanza di quasi vent’anni, commenterà così, in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano nel 23 marzo 2012, la chiusura della Penta Film e la persona di Berlusconi: «Sa chi è davvero Berlusconi? Il giorno del funerale di mio padre Mario, Silvio scrisse una bella lettera, venne al funerale e sostenne persino la bara. La mattina dopo, chiuse d’imperio le società Penta che avevamo costruito insieme»

20 maggio 1994

In un articolo de “L’Unità”, che porta il titolo di: “E Cecchi Gori restò chiuso nell’hotel”, viene riportato un fatto che svela una frattura nel rapporto tra Cecchi Gori e Berlusconi e che aumenta il mistero tanto della fuga a Cannes quanto del favore di Vittorio all’amico Silvio. A quanto pare la Penta Film era in liquidazione e si era venuto a creare un contenzioso economico non da poco tra i nostri due protagonisti. Cecchi Gori sosteneva che la Fininvest (fondamento dell’impero economico e televisivo di Berlusconi) gli dovesse 400 miliardi di lire.

Che il “favore” di Cecchi Gori fosse dovuto ad una questione d’affari? Che forse la politica sia solo un diversivo per mascherare ripicche e vendette, interessi e provocazioni? L’inizio di un labirinto di scatole cinesi che non ha nulla a che invidiare all’epica della vendetta tarantiniana. Ma siamo solo all’inizio.

«…tra il presidente del consiglio, appena incoronato al Senato con due voti di scarto, e il senatore che ha lasciato l’aula contribuendo a questo risultato non scontato c’è anche una questione d’affari.»

(Articolo de “L’Unità”, 1994)

7 novembre 1994

C’è un film comico proprio della Cecchi Gori Group, che esce proprio nel 1994, che ha al suo interno un personaggio che scimmiotta e ridicolizza, oltre che sardonicamente accusa, il cavaliere Silvio. Il film in questione è Prestazione straordinaria di Sergio Rubini e il personaggio è il Cavaliere Marcantoni. Una coincidenza come tutte le altre coincidenze che affrescano questo berlusconiano dipinto? Michele Anselmi de L’Unità commenta questa misteriosa coincidenza scrivendo che: «Magari Cecchi-Gori, neo-senatore del Ppi, s’è voluto togliere un sassolino dalla scarpa». Tanti forse e magari. Una supposizione che sicuramente non avrà scalfito il tanto rinomato scudo mediatico del cavaliere. Eppure alimenta la sensazione che questa amicizia/collaborazione, che vedrà nell’estate del 1995 la chiusura della Penta Film, sia agli sgoccioli. E anche rischiosa.

27 ottobre 1994

La Cecchi Gori Group è pronta per distribuire “Pulp Fiction” in Italia. Il 28 ottobre il film uscirà in centinaia di sale italiane. Ma il giorno prima dell’uscita arriva una lettera agli uffici della Cecchi Gori Group. È una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri: Direzione generale dello spettacolo. È la tanto temuta lettera che le distribuzioni non vorrebbero mai arrivasse.

La lettera di revisione riguardo il nulla osta: Pulp Fiction” (O “Romanzetto Scadente” come viene chiamato dalla censura italiana) viene vietato ai minori di 18 anni. La causa della censura è l’estrema violenza interpretata come nociva, immorale e diseducativa, tema che diventerà centrale nei dibattiti e negli articoli di giornale su Pulp Fiction, ma anche una scena di sodomizzazione.

Quella violenza appare come gratuita e diseducativa agli occhi ottusi sia della commissione per la censura che della stampa nazionale, mentre le varie “Vacanze di Natale” che in quel periodo stavano già conquistando botteghini e popolarità, non presentano problemi educativi. Insomma questo primo divieto è solo l’inizio di una lunghissima corrispondenza epistolare tra la direzione generale dello spettacolo e la Cecchi Gori Group che troverà la sua fine con l’abbassamento del divieto ai minori di 14 anni nel 2014 (pur essendoci già stato un ricorso al Tar del Lazio, vinto dalla Cecchi Gori Group, che aveva abbassato il divieto già nel 1995).

Nel corso dei mesi e poi degli anni “Pulp Fiction” verrà revisionato, verranno tagliate scene, passerà dal divieto dei minori di 18 anni ai 14 e aprirà un caso emblematico per la rappresentazione della violenza. Tanto di riflessione quanto di ipocrisia. L’ipocrisia di quel moralismo che però permetterà alla televisione berlusconiana di trasmettere la sua pornografia ed il suo trash senza sosta. E “Pulp Fiction” lo sapeva che la società sarebbe caduta, ma soprattutto traghettata, in questo declino morale e trash.

Eppure ciò che salta all’occhio in quel documento è una firma. Una firma inaspettata per chi pensava che la censura vivesse di una sua parziale autonomia dal governo corrente. La firma di Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri del governo Berlusconi. Il suo braccio destro in poche parole.

Ma perché il sottosegretario al presidente si occupa di censura?

Berlusconi e Gianni Letta

12 marzo 1994

Fino al 1993 la censura era affidata alla “Direzione generale dello spettacolo” ovvero uno delle tre strutture in cui, fin dal 1959, si articolava il “Ministero del turismo e dello spettacolo”. Ma nel 1993 un referendum abrogativo sancì la soppressione del “Ministero del turismo e dello sspettacolo” e il trasferimento delle competenze in materia di spettacolo (tra cui la censura) nelle dirette mani della presidenza del consiglio dei Ministri.

Così il 12 marzo del 1994, poco più di un mese prima del primo governo Berlusconi, vengono istituiti due dipartimenti: quello del Turismo e quello dello Spettacolo. Insediatosi il primo governo Berlusconi a chi vengono affidati questi due dipartimenti? Nientepopodimeno che al Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta.

Dunque tra i vari commissari incaricati di mettere al vaglio della censura i film, l’ultima parola, solo nel 1994, spetterà al braccio destro di Berlusconi. Si comincia già a sentire la puzza del leggendario “conflitto d’interessi”?

21 Dicembre 1994

La caduta. Il crollo. La sfiducia.

Dopo meno di otto mesi di presidenza, il primo governo Berlusconi cade. Con la sfiducia della Lega di Bossi, ma soprattutto dal Partito Popolare Italiano all’interno del quale era stato riammesso, dopo una breve sospensione per via del gesto del 17 maggio 1994, Vittorio Cecchi Gori.

«È proprio con D’Alema e Buttiglione, mangiando pane e sardine, che si verifica il ribaltone». Così commenta una giornalista di Porta a Porta nella giornata del 21 dicembre 1994. Eppure a mangiare a questa tavola c’è anche Vittorio Cecchi Gori, sempre più nascosto, ma soprattutto in attesa dell’ennesima lettera della censura. L’ennesima lettera firmata da Gianni Letta. Il Dick Cheney della nostra storia. Perché seppur sia caduto il primo governo Berlusconi, i conti non sono regolati. Il cavaliere non perdeva mai il controllo o il potere. Poteva uscire brevemente di scena. Ma l’uscita era sempre e solo il preannuncio del ritorno. Sbeffeggiato e tradito forse l’”amico” Silvio stava solo aspettando il momento giusto. La coincidenza o l’occasione perfetta per lanciare il suo contrattacco al suo ex socio.

Perché tanto questa caduta era solo l’inizio dell’impero.

22 dicembre 1994

Interno giorno. Palazzo del Quirinale

Berlusconi, probabilmente con aria divertita, con il suo indistinguibile ghigno di chi sa che cadrà sempre in piedi, sale le scale del Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. Gianni Letta nel frattempo è ancora ben saldo sulla sua poltrona. Ci vuole un po’ di tempo prima dell’insediamento di un nuovo governo e del cambio del consiglio dei ministri. Dunque Gianni ha ancora il tempo per tornare a pensare, nel momento apparentemente più buio dello spettacolare 1994 del suo amico fidato Berlusconi, a Pulp Fiction.

Interno giorno.

Siamo negli uffici della Cecchi Gori Group. Non ci è dato sapere dove si trovava Vittorio in quel momento. Forse a casa. Forse in Senato. Ma ci piace immaginare che fosse nei suoi uffici. Forse perché si aspetta una mossa da Silvio e Gianni. O forse, più banalmente, perché non ha grossi motivi per andare in senato. Il suo già l’ha fatto.

Arriva quell’ennesima lettera dal “Direzione generale dello spettacolo”. La lettera di censura. Viene ratificato un nulla osta per la proiezione di Pulp Fiction vietata ai minori di 18 anni. A niente erano serviti i compromessi della Cecchi Gori Group, i tagli al film che censuravano le parti di sadomaso. La violenza di Pulp Fiction veniva considerata ancora nociva, diseducativa, inappropriata.

La vendetta berlusconiana, in quanto berlusconiana, non agisce sul breve termine, ma sul lungo termine. Infatti vietare il film ai minori di 18 anni non è un problema solo per la distribuzione in sala, che comunque avrà pure un suo pubblico, seppur il film venga penalizzato. La vendetta di Berlusconi sta nella televisione. Il divieto ai minori di 18 anni obbliga la programmazione nel palinsesto di Pulp Fiction durante le fasce di terza serata: ovvero tra le 23:30 e le 7. Invece il divieto ai minori di 14 anni nella fascia oraria tra le 22:30 e le 7 (Poi ad aprile del 1995 verrà abbassato il divieto dai 18 anni ai 14. Un palliativo).

Un dettaglio non insignificante, specie economicamente. Un dettaglio che ci racconta lo stra potere tanto economico quanto politico di Berlusconi ed il suo impero televisivo.

«Berlusconi ha bisogno dei Cecchi Gori per produrre i suoi film e i Cecchi Gori hanno bisogno di Berlusconi per garantirsi lo sbocco in tv»
(Articolo Corriere della Sera di Raffaella Polato, 10 marzo 1992)

Berlusconi
Foto di Berlusconi facente parte della mostra “Realpolitik” di Luca Santese e Marco Valli

Cosa ci insegna questa storia?

«Berlusconi rappresenta il culmine di un processo che ha tolto alla televisione ogni compito educativo e istruttivo, trasformandola interamente in un intrattenimento che istupidisce gli spettatori… non pretende da lui nessuno sforzo mentale e psichico e lo fa sentire in perfetta armonia col mondo… Più che di televisione “cattiva maestra”, bisognerebbe parlare di televisione “cattiva madre”»
( Mario Perniola: Berlusconi o il ’68 realizzato)

Così il primo governo Berlusconi crollava tra vendette e ritorsioni. Nascondendo dietro di sé una scia di vittime e carnefici tutti gravitanti attorno a Pulp Fiction e a quello che sarà l’impero politico e televisivo di Berlusconi. Di quella televisione berlusconiana che si imporrà e che sostituirà la “televisione educativa” che era la Rai, dando agli spettatori ciò che era “proibito”. Ma non per provocare indignazione o far riflettere.

Bensì perché se la “gente” vuole vedere le donne ipersessualizzate, persone ridicolizzate, fatti privati sbandierati in pubblico, violenza sempre giudicata e discussa ma mai inquadrata o sbattuta in faccia, noi gli daremo tutto questo. Perché fa profitto. Perché aumentano gli ascolti. Perché la gente, nell’alienante spettacolo dell’intrattenimento televisivo, può trovarsi bene. Può trovare conforto non perché gli tiene semplicemente compagnia, ma perché li fa sentire speciali. È come uno scudo che li protegge dalle proprie fragilità. Se vedo in tv un uomo ridicolizzato per il suo aspetto fisico, per il suo comportamento, per la sua deformità, mi sento rassicurato e protetto dal mio di aspetto fisico, comportamento e deformità.

Una tv che bullizza. Che fa la predica a Pulp Fiction ma costruisce il proprio palinsesto proprio su tutto ciò che Pulp Fiction, con satira ed eccesso, criticava. Pulp Fiction e l’estetica Tarantiniana si diverte, gioca, con ciò che l’intrattenimento prendeva sul serio. Con ciò che l’intrattenimento rendeva pornografico. Ma non perché mostrasse l’osceno. Anzi ciò che è “osceno” la televisione, per suo “dovere morale”, deve censurarlo. Sessualizza la donna senza mostrare mai il sesso. Costruisce programmi che perpetuano sessismo e classismo come “Il grande Fratello” o “Temptetion Island”, che usano il sesso, te lo fanno desiderare, ma non lo mostrano.

Perché mostrare è peggio che alludere.

Leggi anche: La censura cinematografica in Italia

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