Crimes of the Future: La scomparsa del dolore e la perdita dell’umanità
Saul Tencer: «Il mondo è diventato più pericoloso ora che il dolore è quasi scomparso.»
Questa frase riassume il principio che sta alla base della narrazione: in un contesto in cui il dolore fisico è stato quasi completamente rimosso, la comprensione del pericolo, dei confini umani e della vera umanità diventa più complessa da delineare. Cosa ci dà piacere? Quali sono gli stimoli che l’uomo ricerca e dove può ricercarli? E se tutte le fondamenta della speranza e della consapevolezza umana andassero perdute, riducendosi alla ricerca di nuove forme di piacere? La mancanza di dolore ha cambiato l’essere umano, spingendolo a pensare in modo diverso. E se il dolore ha sempre avuto una visione distorta della nostra vita? E l’unica cosa forte, potente che incide il nostro corpo, forse è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno, per sentirci più vivi?
Queste sono alcune domande che emergono nello spettatore dopo aver visto l’ultimo film di David Cronenberg, Crimes of the Future (2022). I temi presentati sono legati alla sua poetica, e invitano lo spettatore a riflettere e interrogarsi. La società di questo mondo si cela in un ambiente distopico con un’estetica visiva decadente. L’invenzione di macchinari capaci di connettersi con le funzioni corporee e controllarle a distanza consentono alla chirurgia di essere praticata su persone coscienti in contesti ordinari. La chirurgia in questi luoghi si trasforma in un’arte, un modo innovativo per comunicare sentimenti e preservare l’umanità. Il dolore cercato incessantemente e presentato come forma d’arte e come unico scopo di esistenza.

Il Corpo Come Arte
Uno dei temi fondamentali del film è la connessione tra il corpo umano e l’arte. Il protagonista, Saul Tenser (Viggo Mortensen), è un artista della performance che trasforma la produzione di organi nuovi e misteriosi nel suo corpo in veri e propri spettacoli chirurgici. Accanto a lui c’è Caprice (Léa Seydoux), ex chirurga e collaboratrice creativa, che realizza le operazioni come esibizioni artistiche. Cronenberg esplora il significato del corpo e dell’identità, mostrando Saul e Caprice che trasformano la chirurgia in body art estrema. Il corpo diventa una tela vivente, e la chirurgia è vista come la nuova forma di piacere. Cronenberg ha frequentemente meditato su come l’arte rappresenti un linguaggio complicato da delimitare, e in questo film propone che il dolore stesso potrebbe essere l’unico mezzo per una comprensione autentica dell’essere umano. Sessualità e autolesionismo si intrecciano sempre più.
Come dice il regista: «Non c’è arte senza rischio, e non c’è vita senza sofferenza» questo concetto si esprime in un ambiente in cui il piacere non è più sufficiente e il dolore diventa l’unica via per dare significato alla propria vita, ci obbliga a riflettere su noi stessi.
Cronenberg evidenzia l’inevitabilità del cambiamento, invitando a vedere la sofferenza come trasformazione e a riflettere sull’evoluzione e l’esistenza. La fotografia cattura questo affresco inquietante di decadenza, degrado non solo visivo ed estetico ma anche fisico, malinconia interiore; nessun personaggio è positivo, sono tutti drammaticamente certi che la loro epoca sia effettivamente in caduta.
Il Figlio dell’Inquinamento

Cronenberg non è un regista didascalico, riesce a costruire delle inquadrature che creano stati d’animo contrastanti. In una delle prime scene del film, il regista decide di mostrare un bambino perso in un ambiente inquinato, cupo e decadente, ma, nonostante ciò, Cronenberg mostra una luce diversa; il bambino, Brecken, riesce a nutrirsi della sostanza maggiormente nociva che, più di tutte, ha danneggiato l’ambiente circostante: la plastica.
In un mondo che non ha più nulla da perdere e sempre in cerca di nuovi stimoli per tornare a vivere, il regista ci presenta un personaggio capace di nutrirsi di sostanze contaminate. Mostra come la natura cerchi di sopravvivere adattandosi ai cambiamenti terrestri e mutando in relazione all’ambiente. Brecken è figlio dell’inquinamento circostante, forse per questo una speranza.
La storia raggiunge il suo apice tragico con la sua morte, provocata dalla madre, che respinge ciò che non riesce a comprendere. In quanto diverso è considerato inumano, sua madre lo soffoca con un cuscino.
La figura del bambino potrebbe simboleggiare il futuro, Cronenberg solleva un interrogativo provocante: come ci adattiamo ad un ambiente che potrebbe metterci in pericolo? Mentre gli altri protagonisti tentano di modificare i loro corpi attraverso operazioni, Brecken rappresenta una nuova espressione di resilienza biologica.
Dolore e Rinascita nel Cinema di Cronenberg
Cronenberg ha dichiarato che il film segna un cambiamento di tematica rispetto ai suoi film precedenti, passando dall’orrore fisico ad una versione più riflessiva e filosofica:
«Dove i miei primi film mostravano una conquista aggressiva del corpo umano, questo esplora un’armonia emergente, anche nella morte.»
(David Cronenberg)
Il film, concepito ed elaborato negli anni Settanta, segna il ritorno del regista all’uso del corpo umano per illustrare dinamiche sociali attraverso il body horror, tematica ricorrente nelle sue opere. Cronenberg sovverte le aspettative, immergendo lo spettatore in un mondo cupo e drammatico che soffre insieme ai protagonisti.
I personaggi principali, oltre a Brecken, includono Saul e la sua partner Caprice, artefici di una nuova forma d’arte. L’estrazione degli organi diventa uno spettacolo pubblico, simbolo di una nuova forma di espressione artistica. Saul, che non può nutrirsi con cibo tradizionale a causa delle alterazioni del suo organismo, vive questa limitazione trasformandola in performance artistica, in cui il suo fisico è un mezzo per esprimere l’evoluzione del corpo umano.
Caprice: «Tutti percepivamo che il corpo fosse vuoto, privo di significato… e volevamo avere la conferma per poterlo riempire di significato.»
Il regista sul finale del film, decide di stupirci, Saul Tenser si sforza a deglutire sulla sua sedia di ossa, progettata per aiutarlo a facilitare la sua digestione, e chiede a Caprice di porgergli una barretta di plastica. Lei riprende la scena immortalando il momento in video. Mentre lui mastica la nuova sostanza, la sedia si assesta e il volto di Tenser muta. Il volto sembra rilassarsi provando delle strane sensazioni per lui nuove. Cronenberg sceglie sapientemente l’inquadratura, che si chiude sul volto del protagonista stringendo con un primo piano, concentrandosi sulla forza espressiva della catarsi conclusiva del personaggio di Viggo Mortensen, la macchina stringe lentamente sul suo volto per dare spazio alla lacrima di Tenser che lascia cadere sul suo volto sofferente. La sua bocca si piega e sembra accennare un sorriso. La fotografia in bianco e nero richiama La passione di Giovanna D’Arco di Dreyer, che esplora il tormento di una donna perseguitata e il martirio nel cinema. Dreyer utilizza inquadrature strette e intense per trasformare la sofferenza di Giovanna in un’esperienza condivisa contro brutalità e oppressione. Privo di sonoro, il film enfatizza la potenza visiva, evidenziando sacrificio, fede e resilienza.
La lacrima finale, simbolo universale di dolore, viene ripresa da Cronenberg sul volto di Tenser, culminando in un primo piano che lascia lo spettatore in attesa. Il regista mantiene il dubbio sulla conclusione: Tenser raggiunge la catarsi, ma il futuro resta incerto.

«Dove i miei primi film mostravano una conquista aggressiva del corpo umano, questo esplora, un’armonia emergente, anche nella morte.»
(David Cronenberg)
Crimes of the Future esplora la natura dell’umanità in un’epoca di cambiamenti corporei e identità fluide, proponendosi come un thriller filosofico che stimola riflessioni profonde. Le domande iniziali rimangono nella mente dello spettatore, Cosa ci rende diversi? È giusto vivere per l’arte? E se la nostra ricerca di un piacere ci porta a cambiare noi stessi?
La narrazione evidenzia che il cambiamento è inevitabile, e le trasformazioni sono viste come evoluzione piuttosto che inconvenienti, sollevando interrogativi etici riguardo alla medicina e all’ingegneria biologica. Siamo così lontani dalla realtà rispetto all’immaginazione del regista? Che tipo di crimini potranno incidere la nostra società per essere trasformata completamente?
Cronenberg enfatizza l’importanza della libertà creativa, proponendo che la sofferenza possa essere reinterpretata come trasformazione. Unendo body horror e filosofia, la sua ultima pellicola invita a riflettere sull’evoluzione e sull’esistenza, richiamando la necessità di confrontarsi con questioni esistenziali fondamentali evidenziando la scelta tra distruzione e rinascita.




