Un grande film ha bisogno di poco per ottenere il successo: è il caso dell’ennesimo capolavoro di Miyazaki e dello Studio Ghibli: Porco Rosso.

Marco Pagot in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Porco Rosso esce nelle sale giapponesi nel 1992; in Italia, invece, dovremo aspettare anni prima di poterlo gustare, come accadrà per molti altri film dello Studio. Dobbiamo ringraziare La città incantata, che, con la vittoria del premio Oscar, permetterà al cinema d’animazione orientale di affermarsi anche nel nostro Paese. Bisognerà infatti attendere il 2010 per vedere questa pellicola nelle sale italiane, con l’edizione curata da Lucky Red.
Porco Rosso – Un maiale che vola!
Porco Rosso è l’italiano Marco Pagot, sopravvissuto alla Prima guerra mondiale dopo aver perso tutti i suoi amici. È un asso dell’aeronautica italiana che ha deciso di ritirarsi: ora si guadagna da vivere combattendo i pirati della zona a bordo del suo spettacolare idrovolante rosso. Della sua vita precedente sembra essergli rimasta solo una vecchia amica: l’affascinante Gina, che gestisce l’albergo Adriano, su un’isola dell’Adriatico dove tutti trovano un momento di serenità la sera. Marco è avvolto da un alone di mistero: una maledizione lo ha trasformato in un maiale, da qui il suo soprannome: Porco Rosso.
I pirati, stanchi di essere sempre sconfitti, si affidano a Donald Curtis, un ambizioso pilota americano, per sconfiggere Porco. Porco Rosso è costretto, però, ad andare a Milano, alla ditta del signor Piccolo, per far risistemare il suo aeroplano. Dato che i figli del signor Piccolo sono emigrati in America, la riparazione spetta alla nipote diciassettenne Fio, la quale, animata da grande entusiasmo, renderà l’idrovolante perfetto e potente.
Marco ritrova un’Italia immersa negli anni del fascismo. Un suo ex compagno d’armi gli propone di tornare in aeronautica e, dopo il suo rifiuto netto e categorico, gli svela che i fascisti lo stanno cercando. Porco deve così fuggire subito da Milano, portando con sé la piccola Fio per evitare eventuali controlli sull’idrovolante.
Porco e Fio tornano così nel rifugio di Marco, dove ad attenderli ci sono i pirati, che vogliono giustizia. Marco sarà, perciò, costretto a un epico duello aereo con Curtis per salvare Fio e ristabilire l’ordine delle cose.
Marco ritrova un’Italia nei pieni anni del fascismo, un suo ex-compagno d’armi gli propone di tornare in aeronautica e, dopo il suo rifiuto netto e categorico, gli svela che i fascisti lo stanno cercando, così Porco deve scappare subito da Milano, portando con sé la piccola Fio per eventuali controlli sull’idrovolante.
Porco e Fio tornano così nel rifugio di Marco, dove ad attenderli ci sono i pirati che vogliono giustizia. Marco sarà, perciò, costretto a un epico duello aereo con Curtis per salvare Fio e ristabilire l’ordine delle cose.
Chi è Marco Pagot?
L’intera pellicola si regge su uno dei più grandi personaggi creati dallo Studio Ghibli: un maiale antropomorfo. Di Marco sappiamo pochissimo: non sappiamo perché sia stato colpito dalla maledizione, né che tipo di uomo fosse nella sua vita precedente. Siamo incantati nel seguirne ogni battuta, spinti dall’avidità di saperne sempre di più, di scoprire ogni dettaglio di questo personaggio.

Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Scopriamo che Marco ha perso amici e compagni in guerra e che ha avuto un’esperienza di premorte, in una delle scene più commoventi del film: vediamo un Marco giovane, ancora umano, sbucare dalle nuvole in seguito a una battaglia; lo vediamo guardare un fiume che ci ricorda molto la Via Lattea, una striscia formata dagli idrovolanti caduti in guerra, alla quale vediamo unirsi i suoi compagni, ormai morti. Vediamo Marco urlare che si sarebbe sostituito a loro e, da qui, capiamo una delle caratteristiche fondamentali di Marco: la lealtà.
Quando un suo ex compagno d’armi lo incontra per riferirgli un’offerta dell’aeronautica, Marco pronuncia una delle più epiche battute del film:
Porco Rosso: «Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale».

Marco Pagot in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Marco ha già combattuto una guerra e, piuttosto che sottomettersi a un regime totalitario che gli toglierebbe il più sacro dei valori, la libertà, sceglie di restare un maiale. Per lui, quella vita di libertà non è barattabile.
Il cognome «Pagot» è un voluto omaggio di Miyazaki ai fratelli Pagot, che fondarono, nel secondo dopoguerra, la Pagot Film. Lo studio ebbe notevole successo, soprattutto quando iniziò a lavorare con Carosello (ricordiamo tutti Calimero?), e successivamente collaborò con il maestro alla realizzazione della serie tv Il fiuto di Sherlock Holmes.
Porco Rosso – Un maiale che non vola è soltanto un maiale
Non sappiamo bene perché il maestro scelga di dipingere un eroe dell’aviazione italiana come un maiale. In Giappone è considerato disonorevole essere l’unico a tornare vivo dalla guerra: in questo caso, la trasformazione in maiale potrebbe simboleggiare la vergogna di Marco per essere stato l’unico sopravvissuto, ma il maestro ama i simboli profondi e questa interpretazione potrebbe nascondere altro.
Marco vede i suoi compagni ascendere al cielo come nobili eroi e lì comprende, forse, che è l’uomo l’animale peggiore del mondo. L’uomo uccide gratuitamente i propri simili e, allora, vivere da maiale può sembrare una scelta precisa: vivendo da animale, Marco rinuncia a quell’umanità capace soltanto di portare sofferenza nel mondo.
Dopo gli orrori della guerra, Marco rinnega tutti i dogmi imposti dalla società: non uccide, non cede all’amore, non si lascia comprare dai sogni di fama. Insomma, Marco soltanto da maiale sente di poter essere libero. Ci viene quindi da pensare che essere maiale non sia una maledizione, ma quasi una reincarnazione, prima della morte finale che lo aspetta. Sotto queste vesti, Marco vive sospeso, chiuso nella sua idea di anti-civiltà.

Marco Pagot in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Secondo un’intervista al maestro, il motivo potrebbe essere addirittura più complicato. Prima dello scoppio della guerra, Gina e Marco si sarebbero dovuti sposare, ma Gina viveva su un’isola appartenente al territorio austriaco e così Marco, spinto dalla lealtà verso il proprio Paese, scelse di non tradire la sua bandiera, rinunciando alla ragazza. Dopo la guerra e i suoi orrori, Marco, pentitosi di quella scelta e incapace di darsi pace, si sarebbe tramutato in un maiale, simbolo, in questo caso, di scelte sbagliate.
Ad avvalorare questa tesi possiamo osservare, nella casa di Gina, una fotografia di Porco quando era ancora umano, con il volto scarabocchiato con rabbia.
L’importanza del rosso
L’idrovolante guidato da Porco è di un brillante vermiglio. Miyazaki si è ispirato al Macchi M.33, cercando di riprodurlo fedelmente: finanche nel colore, il vero apparecchio era, infatti, proprio rosso.
In Giappone, però, questa tonalità viene definita con il termine 赤 [aka], che indica i colori brillanti e vivaci. Notiamo che in Oriente molti templi sono di colore rosso e che anche molte porte sacre sono dipinte con questa tonalità, che in numerosi riti viene associata al bianco, come testimonia anche la bandiera nazionale. Il rosso, in Giappone, è infatti un colore sacro e di buon auspicio: rimanda, grazie alla sua forza e ai suoi “poteri”, a un concetto di completezza.
Marco è completo solo col suo idrovolante!
La speranza dell’infanzia
Una caratteristica dello Studio Ghibli è l’importanza dell’infanzia: il maestro pone nelle sue opere sempre dei bambini in fieri, in divenire. È evidente che l’infanzia, il regno dell’innocenza, rappresenti l’unico baluardo umano di speranza; i giovani ghibliani sono tutti coraggiosi, avventurosi, testardi, curiosi e pieni di vita.
La pellicola si apre con una delle scene più tragicomiche dell’animazione: il rapimento di una scolaresca elementare da parte dei pirati. Dovremmo essere affranti e preoccupati durante il rapimento, invece il maestro dipinge volutamente queste bimbette in divisa mentre mettono a soqquadro l’aereo nemico, divertendosi e giocando; sull’aereo di Porco continueranno a fare lo stesso. Una scena sopra le righe, dunque, di nuovo testimonianza del fatto che l’innocenza dell’infanzia, per Miyazaki, vinca sempre sul male.
«Tutto ciò che posso fare è creare film che aiutino i bambini a sentirsi felici di essere nati. È questo che mi piacerebbe poter fare».
(Hayao Miyazaki, Turning Point: 1997-2008)

Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Fio non fa eccezione: a soli diciassette anni gestisce un’impresa. Non solo è giovane, ma è anche una ragazza: di nuovo emerge l’acceso femminismo di Miyazaki, presente in quasi tutte le sue opere. Fio fa un mestiere “da uomo”: è un’ingegnera meccanica, che lavora in prima linea. Come si può non voler essere lei? Non a caso, Miyazaki ci lascia intendere che sarà proprio grazie a un ultimo bacio di Fio che Porco Rosso riuscirà a tornare umano, un bacio dato con il candore e la tenerezza.

Marco Pagot e Fio in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Fio: «Porco, e se io provassi a darti un bacio? Dai, non c’è quella storia del principe diventato ranocchio che ritorna a essere umano con il bacio di una principessa?».
Porco Rosso: «Tu sei una brava piccina. A guardar te, Fio, mi viene da pensare che l’umanità non sia poi da buttar via!».

Fio in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Porco Rosso – Un’eterna scommessa
Gina ogni giorno aspetta qualcuno nel suo giardino segreto, qualcuno che sappiamo non arriverà mai!
Gina: «Ho in corso una scommessa. Ho scommesso che se una certa persona verrà a trovarmi quando io sono in questo giardino, allora sarà davvero la volta che l’amerò».

Gina in Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Alla fine, Porco Rosso poserà il suo aeroplano e si concederà un po’ di pace umana? Non lo sappiamo. Non sappiamo se Porco ami Gina o Fio, o se forse le ami entrambe in maniera diversa. Alcuni indizi, se vogliamo essere romantici, ci lasciano però pensare che alla fine Porco sposi finalmente Gina.
Alla fine del film, nel giardino segreto non c’è più Gina ad aspettare e, quando Fio passa in volo per tornare a casa, vediamo l’idrovolante di Marco ormeggiato presso l’albergo. Inoltre, alcuni buoni osservatori hanno notato che, durante la guerra, Marco guidava un aereo con il numero 4, mentre accanto a lui volava il primo marito di Gina, proprio con il numero 1. Gina, successivamente, ha sposato altri due piloti: tre in tutto o, forse, è proprio Porco Rosso il quarto?
Tutti indizi che ci lasciano sperare che, alla fine, Gina abbia vinto la scommessa!
Miyazaki: un regista in perpetuo volo
Fin dall’infanzia Miyazaki era appassionato di volo, se non quasi ossessionato. Questa passione si deve probabilmente a suo padre, capo della Miyazaki Airplane, azienda che durante il Secondo conflitto mondiale produceva componenti per aerei, pur rimanendo comunque, per tutta la vita, un convinto antibellicista.
Testimone di questa passione è anche Si alza il vento, dove il tema del volo diventa pienamente centrale.
Ingegner Caproni: «Gli aeroplani non sono né strumenti di guerra né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno! Il progettista è colui che conferisce forma al sogno».
Colui che disegna è in grado di dare corpo all’immaginazione: è una missione, la stessa che ha il maestro. Basti pensare che la parola stessa “Ghibli” è un vento forte del Sud, che spira dall’Africa, caldo e asciutto, ma è anche il nome di un aereo italiano degli anni Trenta.
Così, nelle pellicole dello Studio, c’è sempre qualcosa che vola o che sembra fluttuare verso una traiettoria: una streghetta a cavallo della sua scopa, macchine ne Il castello errante di Howl, spiriti, cappelli, demoni, eliche, e chi più ne ha più ne metta! Miyazaki non rifiuta così l’avvento della tecnologia, ma pensa, anzi, che questa e, in particolare, il volo possano diventare un ponte tra la vita e l’immaginazione, tra la pesantezza terrestre e la leggerezza celestiale, tra le prigioni umane e la divina libertà.
Porco Rosso e il nostro bel Paese
È risaputo che Miyazaki ami l’Italia e questo film, dall’inizio alla fine, è un omaggio al Paese che porta nel cuore. Oltre al nome di Porco Rosso, di cui abbiamo già parlato poc’anzi, numerosi sono i riferimenti. L’Hotel Adriano e l’isoletta su cui si trova ricordano molto realisticamente l’Isolino di San Giovanni, nel Lago Maggiore; l’azienda Piccolino, che ripara il velivolo di Marco, non è mai esistita, ma contiene sicuramente dei riferimenti alle aziende di Caproni, noto ingegnere aeronautico italiano degli anni Venti, che compare anche in Si alza il vento.
Tutti gli aerei presenti nel film corrispondono a modelli realmente esistiti, così come alcuni dei personaggi si ispirano a figure realmente esistite: Arturo Ferrarin, una vecchia conoscenza di Porco, Francesco Baracca e Adriano Visconti, due piloti che compaiono all’inizio del film.

Porco Rosso di Hayao Miyazaki (1992)
Vi sono piccoli errori ortografici, scritti proprio in italiano, disseminati tra le numerose scritte visibili nel corso del film, alcuni dei quali piuttosto divertenti: per esempio «Mamma aito» invece di «aiuto» (il nome di una delle bande di pirati) e il cartello «Non si fo credito» nell’azienda Piccolo.
Infine, tra i vari luoghi, ci sembra di riconoscere i Navigli milanesi, che il regista immagina come ampi canali sui quali gli idrovolanti possono planare e decollare a piacimento: nella realtà, a causa della loro limitata larghezza, sappiamo che ciò sarebbe impossibile.
Da bravi fan, siamo onorati che il Maestro ammiri il nostro Paese, quasi quanto noi amiamo le sue grandissime opere!
Grazie Studio Ghibli! Grazie Miyazaki!




