Perché l’odio è l’unica cosa che ci è rimasta – Lettera a Vinz

Salvatore Gucciardo

Maggio 22, 2025

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«Mi hanno detto che avrebbe vinto il bene e non ci sarebbe stato più il male»

(Claver Gold, Intro)

«L’odio chiama l’odio»

(Hubert in La haine)

Ma l’odio è figlio della rabbia.
La rabbia genera conflitto.
E una società senza conflitto è una società morta.

E invece abbiamo capito che è l’odio che alimenta questa società. Questo sistema in cui il capitale vince sull’amare. In cui il male è solo un punto di vista. In cui il potere vince sull’abbracciare. In cui non conta la caduta, ma l’atterraggio.

Sentiamo di star precipitando. Che il capitalismo sta precipitando. Che tutto quello in cui abbiamo creduto, che tutte quelle narrazioni che ci hanno plasmati, che tutte quelle immagini da cui veniamo bombardati, ci stanno facendo precipitare. Vediamo la guerra che disintegra territori, che abbatte case, che dimezza popolazioni. Genocidi. Sentiamo una guerra che avanza verso i nostri castelli di vetro. Che bussa alla porta delle nostre case dorate. Usciamo e, forse, finalmente, ci accorgiamo del conflitto.

Quello globale e quello nazionale.
Quello di classe e quello di razza.

«Dalla saga dei bisogni dove i sogni sono uccisi
Dove noi diciamo, “Fame”, voi mi rispondete, “Crisi”
Dove anche i peggiori sbagli adesso sono condivisi»

(Claver Gold, Nak su Kao)

Odiamo il genocidio in Palestina. Odiamo il DDL1660. Odiamo il caro affitto e gli sfratti. Odiamo i palazzinari. Odiamo la precarietà. Odiamo gli appalti. Odiamo lo sfruttamento. Odiamo il razzismo strutturale. Odiamo il sistema capitalistico. Odiamo i ricchi che si arricchiscono sempre di più. Odiamo i nuovi fascismi. Odiamo le false democrazie. Odiamo tutto perché tutto dobbiamo odiare.

E allora vogliamo.
Noi vogliamo tutto.
E per volerlo forse dobbiamo odiare.

Oppure odiamo perché è l’unica cosa che ci è rimasta?

«Guardale ‘ste pecore rimbecillite dal sistema, guarda quello con la sua aria da stronzo, tutto bellino col giubbotto di culo di capra, è la razza peggiore! li riconosci? Sono quelli che non muovono un passo sulle scale mobili che si lasciano trasportare dal sistema, sono quelli che votano Le Pen ma che non sono razzisti, sono quelli che vanno in sciopero quando gli si ferma l’ascensore, il peggio del peggio…»

(Hubert, La haine)

L'odio

Perché vuoi sparare Vinz?

«Porca puttana, mi sento come una formica persa nello spazio intergalattico

(Vinz, La haine)

L'odio

Allora Vinz si specchia. Ogni mattina si specchia. Si vede ma non si riconosce. Discute con se stesso. Ci litiga. Perché lo sa che in questo mondo fatto a immagine e somiglianza di chi questo mondo lo governa, solo con un amico si riconosce. Con qualcuno che vive abusato dal potere proprio come lui. E allora Vincent si specchia e punta un’arma di fronte allo specchio.

Mira a se stesso.

Perché alla fine anche lottando e annaspando contro questo potere si ritroverà di nuovo di fronte a se stesso. Con la vista ormai annebbiata da questo abuso di potere. E con una mano, la sua, che lo minaccia. Perché ci hanno detto che non siamo più noi contro il mondo. Che non sei più tu contro il potere. Ma sei tu contro te stesso.

E allora Vinz spara.
Spara su se stesso.

«Poi si lanciano nel vuoto soli quelli come noi
Quelli che il vento li ha piegati come rami, mami
In una vita dove non finiscono gli esami
Distesi come corpi esanimi tra quei rottami
Noi che piangiamo da soli, noi che parliamo coi cani»

(Claver Gold, Quelli come noi)

L'odio

O magari prova ad atterrare su questo mondo. E soprattutto prova a farlo con l’arma più potente che hai. Non la tua mano. Ma l’odio.

In fondo non ci stanno dicendo che è l’odio che alimenta la nostra società?

O no?

«Siamo protetti dagli sbirri, ma da loro a noi chi ci protegge?»

(Vinz, La Haine)

Caro Vinz

E allora parlo direttamente a te Vinz

Ascoltami, questa cosa te la dico io. Io che non sono come te. Io che dovrei giustificare tutto dall’alto del mio privilegio. Perché se hai il privilegio di essere nato in questa parte del mondo allora devi ringraziarla questa parte del mondo. Volerle bene ad ogni costo. Giustificarla. Pur sapendo che questo potere agisce pure su di te. Che non sarai sempre un privilegiato. Ringrazia. Invece Vinz te la dico io una cosa. Non sei solo. Non sei solo Hubert. Non sei solo Saïd.

«Nati dove il male vince il bene.
Ma lottando per uscirne insieme»

(Claver Gold, malastrada)

L'odio

Quell’io che sono io e quel tu che sei tu non rimarrà tale. Alla fine conta solo l’atterraggio.

Giusto?

Però stiamo già precipitando. E allora chi se ne fotte dell’atterraggio. Siamo noi a precipitare. Tutti e tutte. Quindi guardiamoci mentre precipitiamo. Perché mentre abbiamo continuato ad odiare, a non sapere dove incanalare questo odio, ad essere confusi sul dove indirizzare quest’odio, ci siamo dimenticati che non siamo più soli. Non sono più solo io. Non sei più solo tu.

Siamo.

Allora guardiamoci e raggiungiamo ciò che ogni mattina tu, Vinz, cerchi di raggiungere guardandoti allo specchio.

Riconoscersi.

L'odio

«È la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio.»

(Hubert, La Haine)

Leggi anche: La Haine e l’incapacità di astrarsi dal solco dell’Odio

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