Narcos – Un racconto di fantasia basato sulla realtà
Un’ottima impressione: questo è quello che ti lascia una serie come questa, compressa e non inutilmente prolissa (come spesso accade), di ottima qualità e con attori decisamente azzeccati.
La separazione tra cinema e serie televisive si sta spingendo a essere poco più di una formalità; siamo sempre più spesso di fronte a dei prodotti che dal punto di vista di contenuti e qualità non hanno nulla da invidiare al grande schermo.
Un triste, ma evidentissima realtà.
Potremmo, con un paragone, creare una similitudine tra le serie, specialmente le più corte come Narcos e le famose e conosciute sotto il nome di saghe cinematografiche (ad esempio Il Signore degli Anelli); non trovo troppe differenze.
Ma passiamo a questa serie. È d’obbligo specificare sin da subito la sua natura contraddittoria: come spesso accade in serie su criminali o malavitosi, pur di far empatizzare lo spettatore con la storia e i personaggi, si usano descrizioni spesso troppo leggere e romanzate della realtà, molto più cruda e meno affascinante.
In un’intervista lo stesso figlio di Pablo Escobar, Juan Pablo, ha criticato fortemente la serie, specialmente sotto due aspetti: il primo è la evidente inesattezza storica della ricostruzione attuata nella serie firmata Netflix. Ha riscontrato addirittura vent’otto evidenti differenze tra la realtà dei fatti e quelli che vengono riproposti in Narcos.
Il secondo è sulla reale natura della vita da narcotrafficante: viene infatti propinato allo spettatore un Pablo Escobar molto più umano, dolce e idealista di come in effetti fu, e più in generale una vita da narcotrafficante idealizzata e piena di piaceri. Juan Pablo rinnega fortemente questa tesi, definendola una distorsione della realtà e una campagna di controcultura nei confronti del fenomeno.
Ha inoltre ammesso di avere ricevuto numerosissimi messaggi da parte di giovani che, dopo aver visto la serie, gli chiedevano come essere un narcos e se potesse aiutarli a diventarlo.
Questa testimonianza ci riporta sulla terra e ci porta ad analizzare due punti di grande valore e di assoluta importanza: sebbene all’inizio di ogni puntata si specifica che la storia ha subito delle alterazioni a fine drammatico, risulta evidente da parte della produzione la volontà di creare uno stile documentaristico, viste le evidenti inserzioni di video originali e di parallelismi con i personaggi reali.
Questa incongruenza dona da un lato un aspetto intrigante, ma dall’altro inequivocabilmente toglie un po’ di valore e interesse alla serie: è una serie su Pablo Escobar, si erge a documentario, ma al contempo sbaglia volontariamente date, luoghi, personaggi, avvenimenti? Che credibilità può avere?
Passiamo al secondo punto.
La serie ha avuto un seguito enorme, un pubblico tra i più variegati, e decisamente ha spopolato tra i giovani. Il messaggio che vuole trasmettere è, però, giusto?
La risposta è no.
Pablo Escobar è carismatico, i narcos fino alla fine sono mostrati come gente spietata, ma in grado di vivere una vita facile, piena di piaceri; Pablo non è quasi mai in difficioltà, anzi, viene idolatrato, ma al contempo risulta dolce e affettuoso. Si tratta di una mera miticizzazione, probabilmente frutto del video che lo stesso Pablo fece girare a metà degli anni ’80.
A dircelo è ancora Juan Pablo: descrive infatti suo padre come una persona sola, violenta, che si vantava delle morti che ordinava, un mitomane.
Ma il pubblico non vede questo. Fino alla fine lo spettatore è spinto a fare il tifo per uno dei criminali più scabrosi mai esistiti; un’evidente e necessaria distorsione della realtà ai fini della narrazione da parte dei capi di Netflix.
Ognuno ha le sue priorità.
Narcos è una serie ottima da un punto di vista qualitativo, ma inutile se non dannosa da punto di vista quantitativo. Per questo, prima di vederla, sappiate che la gran parte di quello che vedrete non sarà che un racconto di fantasia basato su fatti realmente accaduti.





