L’Adolescenza, il Fantasy, la Fantascienza – Astrazione, Libertà ed Egocentrismo

Gianluca Colella

Settembre 4, 2018

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Ogni età ha la sua settima arte così come ogni genere di film ha il suo target di riferimento. Adolescenza e cinema rappresentano in tal senso un binomio molto speciale perché storicamente le pellicole indirizzate a questa fascia d’età sono tante.

L’intento di questo articolo è offrire una possibile spiegazione di questo rapporto, soffermandosi in particolare sui fantasy e sui film di fantascienza. Questi due generi sono famosi perché, grazie a trame avventurose, epiche battaglie e personaggi fantastici, stimolano due facoltà individuali che vanno al di là della realtà, ovvero la libera riflessione e l’egocentrismo.

Non si vuole negare che praticamente tutti i film vadano a fare leva sulla sensibilità individuale dello spettatore, ma quello che si vuole affermare è che l’attrazione privilegiata dei giovani per questi generi sia dovuta in misura prevalente alle particolari funzioni che assolvono.

I fantasy e l’astrazione dalla realtà

Adolescenza e cinema

Sin dall’infanzia quasi tutti sviluppano la passione per il cinema d’animazione o per avventure magiche come quella di Harry Potter, protagonista di una saga che negli ultimi 20 si è affermata come un classico del fantasy. Il segreto principale di film come questo sta nella capacità di farci evadere della realtà, consentendoci di costruire un mondo magico su misura delle nostre aspirazioni.

Adolescenza e cinema fantasy insieme sollecitano l’esercizio di un pensiero capace di astrarsi dalla realtà, costituito da idee pure, rappresentazioni mentali di azioni possibili che raggiungono l’apice grazie alle maturazioni cognitive tipiche dell’adolescenza.

Perché proprio in questa fase della vita vengono stimolati questi aspetti piuttosto che altri? Un famoso psicologo dello sviluppo, Jean Piaget, ci risponderebbe che la risposta sta nei delicati processi di sviluppo che i giovani vivono: per definizione si tratta di dinamiche soggette a squilibri e adattamenti continui, durante le quali l’intelligenza del soggetto matura gradualmente attraverso la costruzione di sistemi e schemi assimilati dal mondo esterno.

Il risultato di questa stretta interdipendenza tra sviluppo e individualità in adolescenza è dunque un‘intelligenza formale (ovvero fondata su rappresentazioni mentali), e il ruolo del cinema fantasy è proprio quello di stimolare le astrazioni che il soggetto realizza nel tentativo di padroneggiare le nuove facoltà cognitive.

Nel momento in cui ai fantasy viene riconosciuto uno statuto speciale nel rapporto tra adolescenza e cinema, è opportuno tenere presente che la forma non è tutto e che il contenuto ricopre comunque un ruolo essenzialeLife Animated e L’Attimo Fuggente sono due film che, narrando storie vere o verosimili, si accostano ai fantasy per la spontanea riflessività e i sentimenti che provocano negli spettatori.

La responsabilità esclusiva dei fantasy sta piuttosto nella loro capacità di stimolare l’attività creativa della mente, spingendo lo spettatore oltre i limiti reali circostanti.

La fantascienza e l’egocentrismo

Adolescenza e cinema

La potenza di un film, come è stato detto poco fa, non si misura in base al genere perché ogni trama ha la sua portata e il suo messaggio unico ed esclusivo; è pur vero, tuttavia, che se c’è un genere capace di stimolare particolarmente l’individualità dello spettatore, questo è la fantascienza.

Partendo dall’iconico esempio di Star Wars, prendiamo nota del modo in cui mondi immaginari e personaggi inventati si attestano nella cultura del nostro tempo: Luke, Han Solo e Darth Vader dominano la scena da oltre trenta anni, perché questa saga si è prepotentemente imposta come un classico del genere.

Gli spettatori sono unici e non comparabili, ma tornando al rapporto tra adolescenza e cinema affermare che nel caso della fantascienza il filo conduttore tra target e contenuto sia dato dalla ribellione verso un potere istituito potrebbe essere corretto. Certo, non tutti i film di fantascienza prevedono battaglie o resistenze nei confronti del nemico di turno, ma in generale si tratta di elementi abbastanza predominanti in tali pellicole.

Da Star Wars Blade Runner, passando per i più recenti Hunger Games Divergent, l’aspetto principale di queste opere è proprio l’atteggiamento eversivo nei confronti di un ordine precostituito. Per provare a spiegare perché questi fenomeni attraggano soprattutto gli adolescenti, faremo ancora una volta riferimento a Piaget.

Secondo lo psicologo, la recente conquista dell’intelligenza formale porta i ragazzi dai dodici anni in poi a sperimentare una particolare forma di sbilanciamento tra le proprie nuove potenzialità e il mondo circostante, motivo per cui attraversano una romantica fase di egocentrismo intellettuale: il nucleo di questo periodo sta nella tendenza a concepirsi come onnipotente e capace di cambiare il mondo con la sola forza del pensiero.

Adolescenza e cinema

Quelle nuove rappresentazioni mentali pure coinvolte nella libera attività della riflessione sono la causa di questo messianesimo, secondo il quale l’individuo intende precedere la realtà, assimilando tutto il mondo alle sue nuove facoltà cognitive.

Amare protagonisti come Katniss Everdeen per questi spettatori è un fatto spontaneo, proprio perché riescono naturalmente ad immedesimarsi nelle loro vicende, che quasi sempre ruotano intorno a sofferenze e ingiustizie causate dal potere corrotto del più forte.

L’egocentrismo intellettuale porta gli spettatori in empatia con i protagonisti, e questa empatia è tanto più profonda quanto più ampio è lo squilibrio tra la mente e il mondo. Gli adolescenti idolatrano personaggi come Katniss Luke perché si sentono come loro, vittime gettate in un mondo che dovrebbe essere diverso.

Anche grazie ai romanzi, negli ultimi anni questo genere fantascientifico è diventato un vero e proprio fenomeno culturale, capace anche di attrarre grazie al casting di attori giovani in rampa di lancio.

Adolescenza e cinema

È questo il caso di Maze Runner, altra saga recente, conclusasi proprio quest’anno con l’ultimo capitolo. Thomas, il protagonista, è un giovane alle prese con i misteri di un labirinto in cui lui e altri ragazzi sono stati ingabbiati in seguito all’esplosione di un’apocalisse.

Tra alti e bassi, il messaggio lanciato dal personaggio interpretato da Dylan O’Brien (giovane star della serie tv Teen Wolf) equivale ad una sfida nei confronti di un gruppo di scienziati che credono di star facendo la cosa giusta.

Anche in questo, come negli altri casi, l’esercizio del libero pensiero e l’egocentrismo intellettuale funzionano come fondamenta per trame ricche di azione, colpi di scena e avventure ai limiti della realtà.

Che possano piacere o meno dipende da gusti squisitamente soggettivi, ma l’intento descrittivo di questo articolo era quello di mettere in luce il modo in cui adolescenza e cinema sono legati indissolubilmente da alcune trame di sviluppo psicologico individuale che hanno la loro origine in meccanismi condivisi universalmente, e che proprio grazie alla settima arte possono trovare un canale per esprimersi fino in fondo.

 

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Autore

  • Gianluca Colella

    Nato a Napoli nel gennaio 1995, supero a pieni voti la fase secchione e in adolescenza scopro la filosofia, la cultura, il cinema e la psicologia. Mentre mi laureo in psicologia alla Federico II scopro ArteSettima, la disoccupazione, i virus cinesi e le malattie mentali in età evolutiva. Attualmente scrivo approfondimenti antieroici su serie tv e film più o meno noti direttamente dalla Calabria, dove mi trovo per un dottorato di ricerca. Sperando che il precariato, un giorno, sia solo un ricordo.

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