Star Wars: Gli Ultimi Jedi – Oltre il Passato

Enrico Sciacovelli

Dicembre 16, 2017

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Star Wars: Gli Ultimi Jedi – Oltre il Passato

star wars: gli ultimi jedi
Una scena del film.

Poche saghe possono elevarsi a sinonimo di fanciullezza, magia, eroismo e avventura come quella di Guerre Stellari. L’immaginazione di George Lucas, a ormai quarant’anni dall’originale, ha raggiunto e si è inserita con prepotenza tanto nella storia del cinema quanto nel passato comune di ormai tre generazioni.

Resuscitare una serie con tanto prestigio ha richiesto un trattamento molto particolare: L’Episodio VII, Il Risveglio della Forza, ha scelto di rincorporare buona parte della mitologia della prima trilogia, al punto da suscitare anche critiche di pigrizia narrativa, tutto però ponendo in primo piano una nuova generazione di personaggi principali e non, degni successori dei leggendari eroi con i quali si trovano faccia a faccia.

Parlare di Risveglio della Forza come di un’opera assolutamente nuova, è impossibile, ma questa nuova trilogia sembra porsi come un meta-commentario dell’intero franchise.
Dopo che questo primo tassello che ci ha ricordato cosa va apprezzato del passato della saga, qual è l’approccio dell’Episodio VIII, Star Wars: Gli Ultimi Jedi?
Per citare Kylo Ren:

Parlare di Risveglio della Forza come di un’opera assolutamente nuova, è impossibile, ma questa nuova trilogia sembra porsi come un meta-commentario dell’intero franchise.

Dopo che questo primo tassello che ci ha ricordato cosa va apprezzato del passato della saga, qual è l’approccio dell’Episodio VIII, Star Wars: Gli Ultimi Jedi?
Per citare Kylo Ren: «Lascia morire il passato. Uccidilo, se necessario».

Il film si apre con la Resistenza alle strette, in condizioni disperate, con la speranza prossima a spegnersi. Per riaccenderla, Rey incontra finalmente Luke Skywalker, ritiratosi in esilio. Ritroviamo il protagonista della prima trilogia non come fiero eroe, ma come un uomo spaventato e apparentemente senza speranza.

In Gli Ultimi Jedi Mark Hamill indossa nuovamente la tunica che lo rese famoso, dando al personaggio autorità e intensità, che non offuscano però l’affabilità e la genuinità della sua controparte giovanile. Per quanto sia un simbolo per la Resistenza, per lo spettatore si pone invece come un personaggio più sfaccettato, appesantito dalla sua coscienza.

Una scena del film.

Il contrasto che si crea quindi con il resto del cast è uno di incredulità e disorientamento. I nuovi campioni della forza, Rey e Kylo, i cui attori sono immensamente migliorati a distanza di due anni, si ritrovano a cercare di ricontestualizzare i loro ruoli non in base ai loro eroi del passato, ma rispetto al presente e a ciò che possono diventare in potenza, superando i loro maestri.

La loro dinamica regge buona parte del film ed è senza dubbio la più interessante in assoluto, lasciando costantemente il dubbio su quanto siano solide le loro convinzioni e su che tipo di relazione possono stringere, cercando un equilibrio tra di loro, nella Forza.

Il cast comprimario della Resistenza, allo stesso modo, vanta la presenza di Finn e Poe dal film precedente, rinvigoriti da un ruolo maggiore e da un arco narrativo che li porta a crescere in maniera soddisfacente, coadiuvati anche da nuove aggiunte nel cast dall’impatto non indifferente. L’unica pecca del loro spicchio di storia è la mancanza di un conflitto tale da mantenere alta la tensione durante le scene in cui sono presenti, o almeno non forte quanto quello di Rey, Luke, Kylo e Snoke.

Dal punto di vista tecnico la produzione fa faville, spostandosi da ambienti familiari della trilogia passata verso nuovi mondi dal design esotico e affascinante, degni di esplorazione in una sede separata.

Rian Johnson inoltre gestisce la regia in modo indiscutibile, sempre chiaro, opportuno e alle volte temerario, capace di emozionare senza usare neanche una parola.

Da lodare gli effetti speciali, che mescolano efficacemente computer grafica, make up ed effetti pratici, capaci di rendere anche le creature più bizzarre credibili e palpabili.

Una scena del film.

Il comparto sonoro, ancora una volta affidato all’esperta bacchetta di John Williams, è semplicemente sublime, ma pochi avrebbero messo in dubbio un artista del suo calibro. In una sequenza stupenda, la colonna sonora sottolinea la tesi che il film propone: Star Wars è destinato a evolversi oltre il suo glorioso passato, e così vale anche per la sua musica, con il tema di Luke che sfocia naturalmente in quello della nuova paladina, Rey.

Molto di più rispetto all’Episodio VII, Gli Ultimi Jedi rappresenta il passaggio della torcia, dal vecchio cast al nuovo, dalle vecchie generazioni alle nuove, dalle vecchie storie alle nuove. Si presenta come un prodotto capace di reggersi in piedi anche da solo, una storia completa parte di un’epopea destinata a continuare. I piccoli difetti di trama o di ritmo sono facilmente superati dai meriti del film, e lo spettatore è investito da un senso di magia e da un coinvolgimento nell’azione che solo una serie come Star Wars può suscitare.

Il vero merito di Rian Johnson e della sua crew è quello di andare oltre lo stuzzicare la nostalgia per porre nuove mete narrative, che dovranno essere raggiunte nell’Episodio IX.
Andare quindi oltre il passato, salvando ciò che si ama della saga, senza combattere ciò che si odia.
Una lezione dura da imparare, ma necessaria. Sia per gli eroi della pellicola, sia per i fan.

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