La Torre Nera, la serie di romanzi di Stephen King, è considerata il magnum opus dello scrittore americano. Inevitabilmente dunque le aspettative per il film di Nikolaj Arcel erano altissime.

In un periodo in cui l’esigenza di creare franchise sembra essere impellente per qualsiasi casa di produzione, la Universal ha acquisito i diritti per finanziare un film che, in base al successo che raccoglierà, potrebbe essere l’inizio di una serie mondiale. Quello che invece è certo è che nascerà una serie tv che fungerà da prequel rispetto al film.
Tuttavia, i risultati sono tutt’altro che soddisfacenti. Infatti un notevole cast non riesce a compensare gli evidenti problemi di trama e in generale le caratteristiche di un’opera che sembra essere fondamentalmente incompleta.
La Torre Nera nasce con l’idea di distaccarsi dalla serie di romanzi, con cui condividerà principalmente i personaggi e le ambientazioni, ma non le circostanze della storia.
Il protagonista è Jake (Tom Taylor), un ragazzo tormentato da sogni-visioni che hanno come protagonista un’imponente torre, la quale è costantemente attaccata dai piani di un uomo vestito di nero. Il ragazzo scoprirà che queste visioni sono reali e accederà al mondo che sogna. Lì si unirà all’ultimo pistolero rimasto (interpretato da Idris Elba) per contrastare lo stregone Walter Padick (Matthew McConaughey).
La durata del film, innanzitutto, lascia perplessi. Novantacinque minuti si rivelano essere decisamente pochi per una pellicola che ha l’ambizione di introdurre una grandissima quantità di nozioni e regole del mondo in cui si muovono i protagonisti.
Ed ecco, conseguentemente, il problema principale de La Torre Nera: il film non dà una spiegazione a quasi nessuna della maggior parte delle tematiche e delle informazioni introdotte.
La quantità di tali informazioni, infatti, non viene fatta seguire da minime ma necessarie spiegazioni. Le domande con cui vengono lasciati gli spettatori sono numerose, visto e considerato che le “regole del gioco” necessarie per la sospensione di credulità non sono affatto chiarite o evidenziate.
Ad esempio, perché la Terra è chiamata Mondo Cardine? Chi sono questi demoni e soprattutto quali sono le loro intenzioni se riuscissero ad accedere all’universo dei protagonisti? Walter è uno stregone, ma cosa può effettivamente fare? E cosa significa “stregone” in questo mondo?
L’assenza di spiegazioni si accompagna con una problematica fondamentale in questo genere di film: le motivazioni del cattivo.
Sorvolando sul fatto che non sappiamo assolutamente nulla su Walter (elemento che potrebbe anche essere positivo, perché permette di creare un forte alone di mistero attorno al personaggio), le motivazioni che sono alla base delle sue intenzioni cadono nel cliché della distruzione universale.
Ma perché? È uno stregone al servizio della morte, ma non è sufficiente. Egli sembra avere un passato e un’identità ben precisa, il che lo umanizza al punto da chiedersi le reali motivazioni alla base. Distruggere la Torre Nera sembra essere il suo obiettivo. Perciò, a maggior ragione, è un po’ deludente il fatto che un film chiamato in questo modo non dica assolutamente nulla riguardo alla Torre, se non che il suo abbattimento comporterà la fine del mondo.
L’aspetto più rammaricante, in realtà, è legato però proprio al fatto che la prima parte del film sia decisamente godibile.
Col passare dei minuti si instaura il dubbio che tutto ciò che viene introdotto non verrà probabilmente spiegato. Ma questo non confonde lo spettatore, come invece avviene nella seconda frettolosa parte. L’inquietudine trasmessa dalle prime scene, dai sogni di Jake e dai sinistri avvertimenti che il ragazzo riceve per strada, è esattamente quel mix tra horror e fantasy in cui King è sempre stato maestro. Infatti funziona molto bene.
Ciò che di solito può salvare una trama così debole è l’interpretazione degli attori, ma anche in questo caso non ci sono notizie entusiasmanti. Il protagonista, Tom Taylor, sembra di gran lunga inadeguato per il ruolo, nonostante ci siano tanti ragazzini bravi che avrebbero potuto svolgere meglio il compito (la scena del pianto è, a tutti gli effetti, la prova di ciò che si sta qui affermando); ad aggravare questa situazione c’è il fatto che il ragazzo è a tutti gli effetti il protagonista. Questo dimostra quindi una preoccupante scelta di cast.
Il personaggio di Matthew McCounaughey è talmente piatto che persino uno dei migliori attori della Hollywood attuale non riesce a rivitalizzarlo: assistiamo, infatti, a un’interpretazione che non lascia il segno ed è abbastanza probabile che questo sia legato a una scrittura banale e apatica del suo personaggio.
Nota positiva è rappresentata da Idris Elba che, seppur non alla sua migliore interpretazione, riesce a calarsi nel pistolero, trasmettendo la giusta determinazione e, nei momenti opportuni, ironia.
La Torre Nera dunque non riesce a lasciare il segno, dimostrandosi un film insufficiente in quasi tutti i campi rilevanti.
La regia non ci regala frame particolarmente brillanti, come le musiche sono facilmente dimenticabili. La lunga post-produzione aveva fatto pensare a degli effetti speciali sensazionali e fuori dal comune, ma anche in questo caso è la delusione a prevalere. Senza infamia e senza lode, infatti, le scene con effetti speciali anzi, in quelle d’azione (in particolare nel finale), questi sembrano al di sotto della media del genere.




