I tombaroli guardavano il mondo a testa in giù. I loro occhi guardavano il mondo sottosopra. Scavavano il terreno, giravano la testa e rovesciavano il mondo con le sue certezze. Allora Alice Rohrwacher, raccontando proprio di loro ne La chimera, rovesciava l’immagine. La capovolgeva. La metteva letteralmente sottosopra. Nella semplicità di questa scelta estetica, La chimera ed il cinema di Alice Rohrwacher ribadivano la sua ricerca cinematografica sul mondo e sulle cose del mondo. Sul reale e l’allegorico. Su una prospettiva che vuole capovolgere le aspettative. Rovesciare le certezze.

«Traiettorie impercettibili, codici di geografie esistenziali» cantava Franco Battiato ne Gli uccelli.
«Bisogna fidarsi di un’immagine che può schiudersi dopo moltissimo tempo» diceva Alice Rohrwacher.
«Ho immaginato come potesse essere il mondo alla rovescia.» Dice Daniela Persico descrivendo la 43esima edizione del Bellaria Film Festival che si terrà a Bellaria Igea Marina dal 07/05 al 11/05.
Rovesciare l’immagine cinematografica del mondo con uno sguardo femminile che, dipingendo traiettorie di geografie esistenziali, ci ricorda di fidarci delle immagini. Quest’anno il Bellaria Film Festival dedicherà la propria programmazione proprio a questo rovesciamento. A quel cinema femminile che è stato tenuto «ai margini del sistema». Sguardi costruttori di mondi in cui il finzionale ed il documentario, il costume ed il diario, la sensibilità e la complessità si fanno lenti con cui guardare la realtà dal margine. Strenui tentativi di una «…lotta della memoria contro l’oblio» come scriveva bell hooks.
«Sarà, sarà l’oasi in mezzo al Sahara
Sarà pioggia e nubi dal mare
Sarà un corso d’acqua in salita, salita»(Madame in Marea)
«Una marea risale gentile» si definisce quest’anno il Bellaria film festival.
Una marea che avrà la sua forza centrifuga nella retrospettiva Le avventurose che scaverà nella storia del Bellaria film festival stesso per ricostruire il rovesciamento di questo sguardo, attraverso le opere e le voci di quelle autrici che hanno attraversato la storia del festival come Adriana Monti, Emanuela Piovano, Ursula Ferrara come anche quelle di Roberta Torre e Antonietta De Lillo che saranno presenti al festival presentando opere come la spregiudicata e iconica Tano da morire (Roberta Torre, 1987) o la censurata e controversa Il resto di niente (Antonietta De Lillo, 2004), la cui travagliata storia distributiva verrà raccontata dal documentario L’occhio della gallina proprio di Antonietta De Lillo che verrà proiettato domenica 11 alle 15:30 al Palazzo del Turismo.

Un retrospettiva voluta anche per inaugurare il digitale Archivio per il Cinema Indipendente Italiano, fondato ufficialmente nel 1990 ma ideato già negli anni ’80 dalle tre teste dietro il Bellaria Film Festival: Morando Morandini, Enrico Ghezzi e Gianni Volpi. Un viaggio nei coni di memoria di questi sguardi marginali che avrà il suo punto di partenza nel contemporaneo con la proiezione e premiazione dell’opera emblema tanto del cinema italiano del 2024 quanto di questa resistenza cinematografica: Vermiglio di Maura Delpero.
«Se la fotografia resta inevitabilmente archeologia, segno tombale del già trascorso, il film proiettato imbalsama il tempo, lo riproduce sempre nel presente»
(Enrico Ghezzi)
La strada percorsa da Le avventurose non può che incrociarsi ed anche identificarsi con il cuore pulsante del Bellaria Film Festival, con il premio costitutivo della sua natura indipendente: il Concorso Gabbiano che andando in cerca dei nuovi sguardi del cinema indipendente italiano propone opere in anteprima assoluta. I film in concorso quest’anno saranno: Cosí Com’è di Antonello Scarpelli, La montagna magica di Micol Roubini, Roikin <3 opera collettiva con la regia di Claudia Mollese, L’ambasciatore, la danzatrice e il vulcano di Maria Giovanna Cicciari, Elegy of the Enemy di Federico Lodoli e Carlo Gabriele Tribbioli, Nella colonia penale, opera corale di Gaetano Crivaro, Silvia Perra, Ferruccio Gioia, Alberto Diana, Le prime volte di Giulia Cosentino e Perla Sardella, e D’un autre cotê di Luna Zimmermann.

Un premio che vedrà in giuria la programmer Rebecca De Pas, il produttore Stefano Centini, ma soprattutto lo sguardo di una delle autrici più affascinanti e potenti del cinema italiano del nuovo millennio, ovvero Alina Marazzi che sarà anche protagonista, insieme alle registe Sara Fgaier e Isabella Torre e delle presidente del WIFTMI (Women in Film, Television & Media Italia) Domizia De Rosa, del panel Onde anomale: quali sguardi e quali spazi per le autrici?, che si terrà sabato 10 alle 10:00 al Palazzo del Turismo.
«C’è un cinema pre e dopo Alina Marazzi»
(Laura Samani)
Tra le onde di questa marea di mondi italiani rovesciati, come di consueto, il cinema internazionale comparirà come quel vento dell’est che smussa le coscienze rovesciando le prospettive. Così il premio internazionale Casa Rossa quest’anno vedrà in concorso l’anteprima italiana di Paternal Leave di Alissa Jung e con Luca Marinelli protagonista, That Summer in Paris di Valentine Cadic; Monólogo colectivo di Jessica Sarah Rinland; New Dawn Fades di Gürcan Keltek ; Ariel di Lois Patiño.
Come punto d’arrivo della proposta cinematografica di questa 43esima edizione del Bellaria Film Festival, la cinquina delle opere prime e seconde più interessanti del cinema italiano contemporaneo: Basileia di Isabella Torre, Come la notte di Liryc de la Cruz; Diciannove di Giovanni Tortorici; Sulla terra leggeri di Sara Fgaier e Real di Adele Tulli.

«È la forza quieta di chi risale la corrente con determinazione, senza rinunciare alla cura, allo sguardo sensibile e alla complessità.»
(Daniela Persico)
In questa edizione del Bellaria film festival tra panel e presentazioni, lunghi e corti, archivi e reel (come Real di Adele Tulli), si fa strada una proposta di cinema indipendente che cerca nello sguardo femminile non soltanto la sua ragion d’essere ma principi per tracciare nuove traiettorie. Per guardare a sé stesso, al festival italiano che più lo ha ricercato e definito e al cinema tout court, italiano e non, riconoscendosi proprio in questi sguardi marginali. In mondi rovesciati che solo sguardi a testa in giù possono osservare e ricostruire. Mondi che «non sono fatti per gli occhi degli uomini, ma per quelli delle anime».




