Arene Decoloniali 2026: dare voce ai femminismi del Sud

Sara De Pascale

01.09.2026

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«Chi nasce annuda e chi nasce ‘ncammisa
I’ ca nascette annuda e senza niente
Aspetto ca pe’ me cagna lu viento.»

(Villanella di Cenerentola, Roberto De Simone)

Roma, settembre. Il caos torna lentamente a prendere forma. Chi ha avuto la possibilità di mollare la capitale per l’estate adesso è di ritorno. Il traffico si ricompone e l’asfalto, bollente, sembra non aver smesso nemmeno per un attimo di trattenere il caldo. Settembre porta con sé quella sensazione ancora tutta scolastica dei grandi ritorni e delle possibili rinascite: come se l’estate avesse sospeso il tempo e, al suo termine, tutto ciò che la precedeva potesse essere ricominciato da capo.

Fra i ritorni romani, c’è quello di un festival che dà luce a punti di vista e voci che sono solitamente ai margini delle narrazioni.

«Que tiemble el Estado, los cielos, las calles
Que teman los jueces y los judiciales
Hoy a las mujeres nos quitan la calma
Nos sembraron miedo, nos crecieron alas.»

(Canción sin miedo, Vivir Quintana)

Dal 7 al 13 settembre, a Roma al Parco della Torre di Tor Marancia, torna Arene Decoloniali, il festival organizzato da Un Ponte Per che quest’anno volge lo sguardo ai femminismi del Sud del mondo.
Il cinema, gli incontri, la musica e i momenti collettivi serviranno ad attraversare storie che arrivano dall’Africa, dall’area SWANA, all’America Latina e alle diaspore, mettendo in relazione genere, colonialismo, memoria e resistenza.

Arene Decoloniali nasce come uno spazio in cui il cinema non è soltanto strumento di rappresentazione, ma anche luogo di incontro e di produzione di nuove narrazioni. Un modo per guardare alle lotte delle donne non come capitoli separati di una storia globale, ma come esperienze che hanno l’intrinseca necessità di entrare in relazione tra loro.

Fragments for Venus (2025), cortometraggio di Alice Diop
Attraverso il tempo, una donna nera cerca di riunire i frammenti delle figure femminili razzializzate e, guidata dalla Venere Nera, tenta di riprendere in mano le redini della loro narrazione.
Lunedì 7 settembre, 21.00

«Me sobra templanza, como a los grillos de noche
Pa’ cantar hasta la muerte, hasta que el amanecer brote
Soy berraca como todas las matronas
Que cortaron cada soga con machete
Pa’ embarcar las dragas y ahuyentar pistolas
Soy la sangre de mis muertos regada en el territorio
Soy la fuerza de las plantas que alivian el cuerpo roto
Soy mi abuela, soy la prima, soy la hermana, soy semilla
Que bombardea con fuerza la zanja de siembra herida
Soy quien rompe los esquemas de su pútrida política.»

(Igualada, La Muchacha)

Al fianco alle esperienze e alle narrazioni, Arene Decoloniali pone le pratiche come elemento fondamentale per connettere i Sud globali. È dentro questo spazio di connessioni che si colloca la sua seconda edizione: tra cinema e memoria, tra corpi e territori, tra storie individuali e resistenze collettive. Un festival che prova a spostare lo sguardo e ad ascoltare ciò che accade ai margini del racconto dominante, fuori dal perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico, riconoscendo nei femminismi del Sud del mondo non soltanto un oggetto di studio, ma una pluralità di pensieri e azioni politiche da cui ripensare il presente.

Questa seconda edizione del Festival – gemellato con il Decolonial Film Festival di Parigi – sarà dedicata ai femminismi nati esviluppati nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

Por Aqui Tudo Bem (2011), lungometraggio di Pocas Pascoal
Alla fine dell’estate del 1980 Maria e Alda, due sorelle di 16 e 17 anni, si rifugiano a Lisbona per fuggire dalla guerra in Angola. Del padre, rapito quattro anni prima, non si sa nulla. Sopravvivendo senza denaro, tra dormitori e incontri casuali, Maria e Alda aspettano, inutilmente, il ritorno della madre dall’Angola. Quando i problemi diventano quasi insuperabili, arriva una terribile notizia, che però dà loro forza per decidere il loro destino.
Martedì 8 settembre, 21.15. Presente la regista in sala.

«Por todas las compas marchando en Reforma Por todas las morras peleando en Sonora Por las comandantas luchando por Chiapas Por todas las madres buscando en Tijuana
Cantamos sin miedo»

(Canción sin miedo, Vivir Quintana)

Ci sono delle cose in comune fra i Sud del mondo: le risorse rubate, i confini e le frontiere imposte da altri, i valori culturali prima sminuiti e poi sfruttati. Ma c’è anche la spinta collettiva post coloniale, la volontà di autodeterminazione, i canti nati oppressi che vogliono suonare liberi. I Sud globali si assomigliano, i popoli si assomigliano. Bruciano di rabbia e di amore, scardinano le narrazioni dominanti e riscattano le proprie. I femminismi si fanno voce di pratiche comuni, sorelle nelle lotte e nelle rappresentazioni. La rabbia e la memoria li attraversa e si fa voce, corpo e immagine.

LUNEDÌ 7: Femminismi e decolonialità: uno sguardo

MARTEDÌ 8: Dal colonialismo al presente: cinema e trasformazione

MERCOLEDÌ 9: Le donne nella resistenza anticoloniale

GIOVEDI 10: Memorie in movimento

VENERDÌ 11: Resistere ed Esistere – femminismo saharawi tra muri, mine e libertà

SABATO 12: Femminismi in Palestina – Generazioni a confronto

DOMENICA 13: Americhe postcoloniali: Vite, memorie e giustizia

A questo LINK è possibile consultare il programma delle giornate, colmo di sguardi filmici, incontri con le registe, dibattiti collettivi, esibizioni musicali e una mostra di Simona Sarti: “2026: Sguardi oltre i confini”.

Ci vediamo dal 7 al 13 settembre 2026 al Parco della Torre di Tor Marancia. Noi ci saremo.

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