Sveglia presto, fame, tanta fame, e neanche un bar aperto per una colaz degna di questo nome. Riesco miracolosamente ad arraffare una brioche volante in un caffè che nel frattempo ha aperto nel mio tragitto da Cannaregio a San Zaccaria. Non posso lamentarmi, una signora brioche alla crema bianca, poteva andare peggio, poteva essere alla marmellata.
Tuttavia, se rinuncio alla mia colaz seduto papalmente lungo fondamenta Misericordia optando per uno spuntino frugale sul vaporetto, è solo per Paul Schrader, che, da ossessionato dalla sceneggiatura quale sono, non posso non venerare.
Non ero evidentemente pronto al trappolone che si stava allestendo ai miei danni.
L’esperienza di visione The Basics of Philosophy, per dolore fisico e psicologico, è pari a un trauma sportivo come la finale di Champions 2025 Inter-Psg.
Per farla breve, e lo dico con il cuore spezzato, The Basics of Philosophy è un film che definirei brutto in maniera abbacinante: la sua bruttezza trabocca dallo schermo instillando nello spettatore un escalation di spiacevoli emozioni.
Che il venerabile Schrader, in questi tempi di dopamine-scrolling ci volesse ricordare come non siamo più abituati alla noia e all’imbarazzo?
La vicenda ad ogni modo si concentra su un professore dal passato misterioso e titolare appunto di un corso di fondamenti di filosofia.
Ora, io non sono un filosofo, né un esperto del sistema universitario americano, ma le nozioni si perdono nell’oceano di tutta la storia della filosofia, in un programma pantagruelico che parte dai pitagorici, passa per Eraclito, l’età classica, fino a Spinoza e oltre, Nietzsche e chi più ne ha più ne metta.
Fino alla duplice ordalia suprema, raggiunta con il toccante momento in cui il protagonista legge i “famosi scritti” di Socrate (che non scrisse mai nulla. Platone, suo allievo, mise poi per iscritto il suo pensiero), e con il grottesco incontro con Spinoza, che indossando un farsetto appena uscito da un pacco di Shein risponde alle domande del nostro tormentato protagonista con una dovizia di particolari e un amore per il nozionismo che neanche Chat Gpt.
Sipario.




