Venezia83 – The Pervert’s Guide to Utopias: Žižek non può proprio perdonare Dio

Alessandro Truccolo

09.09.2026

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«Signor Žižek, secondo lei nei prossimi cinquant’anni vedremo lo scoppio della Terza guerra mondiale?»

«Sì.»


Poi si ferma un attimo, assorto in chissà quanti pensieri.

Per Žižek, d’altronde, non c’è altro modo di vivere, nei tempi in cui malauguratamente ci troviamo, se non avvolti dal più assoluto pessimismo. È proprio questa drammatica condizione, paradossalmente, a poterci spingere verso l’unica cosa che resta da fare: agire. E smetterla di affidarci a quel viscido servo ideologico al servizio dell’Altro chiamato “speranza“.

Questo, più o meno, è il modo in cui Slavoj Žižek, insieme alla regista Sophie Fiennes, ha chiuso l’incontro seguito alla prima mondiale di The Pervert’s Guide to Utopias. Un film strabordante, attraversato dal terribile sospetto che non sia la disperazione a renderci immobili, bensì proprio la speranza.

Sperare significa credere che qualcosa ci separi ancora dalla catastrofe. Che qualcuno interverrà. Che il domani rimedierà all’orrore dell’oggi.

Ma Žižek non vuole saperne.

L’apocalisse non va presa metaforicamente. La fine può essere davvero la fine.

Eppure speriamo nel progresso, nella Storia, nella politica. Cambiano i nomi, rimane intatta la struttura: qualcuno dovrà pur venire a salvarci.

E chi meglio di Dio?

È così che The Rapture di Michael Tolkin diventa quasi la conseguenza inevitabile del ragionamento. Lì l’apocalisse non è una metafora. Accade. Dio non rimane una promessa. Arriva. L’Altro al quale affidare ogni speranza finalmente si manifesta.

Ed è allora che bisogna rifiutarsi di amarlo.

Un Dio assente può ancora essere atteso. Un Dio inesistente può persino essere assolto. Ma un Dio che arriva alla fine del mondo, arriva troppo tardi.
Che farsene della salvezza, quando non è rimasto nulla da salvare?

La domanda rivolta per secoli al cielo si capovolge contro il cielo stesso. Come potremmo noi perdonare Dio?
Žižek non può.

Ed è forse qui che muore la speranza: non scoprendo che Dio non arriverà, ma nell’eventualità ben più terrificante che arrivi davvero.

Non rimane allora nessun paradiso da aspettare, nessun futuro garantito, nessun alibi dietro cui nascondersi.
Rimaniamo noi.

E dunque, finalmente, tocca a noi agire.

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  • Alessandro Truccolo

    Scrivo di cinema, preferibilmente quando è cupo, scomodo e inutilmente complesso. Lars von Trier come comfort zone. Il resto si discute.

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