Venezia83: L’estranea – Per fare horror così Strippoli ha stipulato un patto col diavolo

Viola Niccoli

09.09.2026

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Ho un amico a cui piace molto giocare a “Preferiresti”.

Si impegna sempre a inventarne di originali, difficili, possibilmente crudeli: domande che, se prendi il gioco sul serio – e il mio amico lo prende molto sul serio, non è ammessa l’astensione –, ti costringono davvero a ragionare.

Perché quando entrambe le alternative sono negative, “Preferiresti” ti obbliga a fare una scelta che nella vita non vorresti mai trovarti davanti.

E allora come si sceglie? Si prova a immaginarne le conseguenze, cercando di capire quale sia il male minore. Ma quante concatenazioni di eventi ci sfuggono?

Preferiresti non avere una gamba o essere obeso?
Cosa comporterebbero, davvero, queste due condizioni nella tua vita?

L’estranea sarebbe piaciuto molto al mio amico.

Una famiglia perfetta, invidiabile: bella, talentuosa, ricca. Una famiglia felice.
Poi, inaspettatamente, si ritrova a giocare a “Preferiresti” con il diavolo, precipitando in una spirale catastrofica di cui non si riesce più a intravedere la fine. E a orientare ogni scelta la seguente domanda: “Cosa penserà la gente?”.

Il film è incredibilmente ricco: intrattenente ma anche socialmente impegnato, spaventoso e al tempo stesso sorprendentemente buffo.

Esatto, L’estranea è un horror che fa anche ridere. E non nel modo in cui fanno ridere gli horror scadenti, che suscitano ilarità proprio perché realizzati male. Qui la risata è ricercata: un po’ per stemperare la tensione, un po’ per mettere lo spettatore in una situazione scomoda.

Perché il personaggio più divertente, quello con le battute brillanti, è il miglior villain degli ultimi tempi, e come ci si sente a trovare divertente il Male fatto persona?

Non poi così terribilmente, se è il prezzo da pagare per film come questo.

Viva il nuovo cinema horror “molto italiano”, in memoria di Giorgio Gosetti.

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