Venezia 83 – Naza: Per i soldati dell’IDF i civili ammazzati sono danni collaterali

Salvatore Gucciardo

11.09.2026

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«Cosa ne pensi di quello che hai appena visto?» Chiede una giornalista ad un signore appena uscito dalla proiezione di Naza, ultima opera di Yuval Abraham e Rachel Szor..

Cosa ne pensi.

Come fai a pensare?

Non pensi. 24 interviste a soldati dell’IDF registrate nel 2023 sopra i tetti di case a Tel Aviv circondate da grattaceli intatti e luccicanti, e illuminate dai fari delle auto, non ti fanno pensare.

Ti svuotano.

Nel corpo rimangono solo battiti cardiaci accelerati e l’acre sapore del vomito in bocca. Vorresti espellere tutto ciò che hai dentro. Non ti rimangono neanche le lacrime. E non puoi colmarlo il vuoto. Come potresti colmarlo.

NAZA è l’acronimo di “Nezek Agavi”, un termine usato dall’IDF per dire “danni collaterali”, ovvero i civili morti durante le operazioni militari.

NAZA.

Un acronimo di morte.

NAZA.

Ricorda Nazaret. Ricorda Gaza. Ma ricorda soprattutto il Nazismo.

«Vedo ancora i nazisti come il male assoluto. Ma allora io cosa sono?» si chiede uno dei soldati intervistati.

«Distruggere un edificio con dei civili è come giocare a un videogame» dice un altro soldato.

Ricorda i giovani soldati americani partiti per l’Iraq che quando Micheal Moore chiede loro in Fareneheit 9/11 perché sono venuti fin qui a combattere rispondono «Giovavamo spesso a Call of Duty».

NAZA. Danni collaterali.

Fa male rendersi conto che la banalità del male di Hannah Arendt, quell’analisi lucidissima sul genocidio, il capitalismo e il ‘900, sul sentirsi l’ingranaggio di una catena di montaggio che produce morte, non fu una scoperta che cambiò la Storia, ma una realtà di fatto che continuerà ad esistere finché esisterà un certo sistema.

«Devi fidarti del sistema» afferma un altro dei 24.

Senti freddo, ti si gela il sangue a sentire questi commenti. Sintesi di immagini ormai divenute quotidianità. Che anzi andiamo dimenticando. Ed è ancora più terribile essere costretti a ricordare piuttosto che immaginare.

NAZA non è un film, ma una testimonianza.
NAZA è una realtà di fatto.
Un danno collaterale.

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