Ormai quasi 20 giorni fa è uscito L’Ascesa di Skywalker, il capitolo conclusivo della saga di Star Wars dedicata agli Skywalker. Un’opera che doveva rappresentare la degna fine di un’avventura i cui numeri ne rappresentano perfettamente l’importanza e la portata: 3 trilogie per un totale di 9 film, il cui primo episodio uscì 42 anni fa, e oltre 9 miliardi di dollari incassati. Al di là di questo, la saga possiede un’immensa schiera di fan fidelizzati ed eterogenei, tra cui adulti, giovani e bambini. Con queste premesse, è ovvio che l’ultimo film di Star Wars avrebbe causato reazioni contrastanti come solo i film della saga hanno saputo fare, tra chi ha apprezzato la direzione moderna e progressista dei nuovi episodi e chi, invece, rimane affezionato alle vecchie trilogie, di cui è rimasto ben poco.
Il nostro scopo, dunque, sarà quello di cercare di analizzare lucidamente la nuova trilogia di Star Wars, ora che le sensazioni istintive dei primi giorni si sono affievolite e hanno lasciato il posto ad una critica più razionale ed oggettiva. Solo il tempo ci dirà l’effettiva valenza di questa trilogia – così come è accaduto per la trilogia prequel, che in molti hanno rivalutato proprio grazie alla trilogia Disney – eppure, dopo quasi 20 giorni dall’uscita è possibile e doveroso dedicarsi ad un’analisi attenta e coerente.
Se c’è un aggettivo adatto a descrivere la trilogia Disney questo è divisiva. Ancora più della trilogia prequel, quella Disney è stata in grado di causare le reazioni più contrastanti e far arrabbiare un gran numero di fan. Basti pensare alle reazioni dopo Gli Ultimi Jedi, le cui scelte avevano il preciso scopo di sorprendere ed innovare la saga, ma non sono state apprezzate perché andavano contro quello che era stato Star Wars fino a quel momento. Anche la scelta in sé di iniziare una nuova trilogia quando Episodio VI aveva concluso la storia di Anakin Skywalker aveva causato non pochi problemi, così come l’acquisizione da parte della Disney di Lucasfilm, con la conseguente esclusione di George Lucas dal team produttivo.

La produzione ha deciso quindi di dare una nuova patina all’universo di Star Wars, inserendo nella saga quegli elementi che hanno fatto le fortune della potente multinazionale americana. L’inserimento continuo di creature carine e personaggi simpatici con il chiaro intento di incrementare il guadagno derivato dal merchandising, le scelte politicamente corrette e la volontà di inserire personaggi di altre etnie, salvo poi limitarne il ruolo nei successivi capitoli, avevano già fatto storcere il naso a molti. Tuttavia, la bellezza ineguagliabile dell’universo costruito da Lucas insieme la capacità dello studio di costruire un buon film commerciale, che sia allo stesso tempo un buon film di Star Wars, avevano tenuto a galla la trilogia.
Difatti anche con tutte le problematiche del caso Episodio VII e Episodio VIII sono due opere godibili, divertenti che tentavano di costruire un discorso capace di una certa coerenza soprattutto nello sviluppo dei due personaggi principali: Rey e Kylo Ren. Oltre a questo, il discorso politico sulla guerra fra Resistenza e Primo Ordine aveva il suo fascino ed era in grado di superare ed innovare la vecchia rivalità tra Ribelli ed Impero.
Con l’ultimo episodio non solo si sarebbe dovuta concludere la storica faida tra bene e male, ma anche concludere la microstoria della trilogia. Tuttavia, quello che risulta evidente dalla visione di L’Ascesa di Skywalker è la mancanza di una visione coerente all’interno della trilogia, cosa che le precedenti due invece orgogliosamente avevano. Esse erano state in grado di costruire un percorso continuativo che nel corso di 3 film aveva seguito una traiettoria costante, portando avanti l’evoluzione naturale della psicologia dei personaggi, ma anche un’unità di intenti e di visione che rendeva la trilogia un elemento unito, un unico corpus composto da tre parti.

Nella nuova trilogia, invece, la linea editoriale confusa ha portato ad un susseguirsi di scelte discutibili e ha reso evidente la differenza di vedute fra J.J. Abrams – che ha diretto il primo e il terzo episodio – e Rian Johnson – che ha diretto il secondo. L’Ascesa di Skywalker ha infatti cambiato radicalmente la direzione presa nel capitolo precedente da Johnson, le cui scelte coraggiose sono state rettificate con il colpevole benestare della produzione, che non è riuscita a dare una direzione coerente allo sviluppo della storia e dei personaggi. Oltretutto, è proprio quell’unità di intenti che caratterizzava le precedenti trilogie a mancare.
L’impressione che si ha dopo la visione, e che il tempo ha poi confermato, è quella di una pellicola che non ha avuto il tempo necessario per sviluppare e concludere i suoi temi. Il pulsante costantemente schiacciato sull’acceleratore ha dato poco pathos alle scene emotivamente forti, ma soprattutto alla necessità di spiegare i cambiamenti avvenuti nella macrotrama. La storia sulle origini di Rey, il passato di Luke e Leia e il ritorno di Palpatine, sono tutte scelte molto forti che sono andate contro il precedente capitolo; e, dovendo dargli una motivazione, Abrams si è ritrovato con poco tempo per gestire le altre situazioni. Non da meno è il problema dovuto al cambio di regia avvenuto quando le riprese erano già state avviate, così come la scomparsa prematura di Carrie Fisher, che hanno costretto la produzione a ripensare un progetto che aveva già una propria direttiva.

In più ci sono state le numerose scene di fanservice che avevano l’obiettivo di accontentare i fan rimasti delusi da Gli Ultimi Jedi. Abrams non è un innovatore, non lo è mai stato, ma è sempre stato attento ad incanalare le tensioni degli spettatori in una direzione tranquilla, evitando controversie. Il problema qui risiede nell’incoerenza dovuta al fatto che questo era il capitolo conclusivo di una saga e non un film a sé stante. Lascia perplessi, infatti, la scelta di risvegliare Palpatine per farlo sconfiggere da Rey, il bacio tra quest’ultima e Kylo Ren, mentre sono stati riservati poco spazio e importanza alla guerra che imperversa ormai da anni nella galassia. Lo spirito corale che caratterizzava i primi due capitoli e anche Rogue One – che ha avuto un grande successo – ha lasciato spazio ad uno scontro individuale. Più che una novità, L’Ascesa di Skywalker è stato un ennesimo ritorno al passato.
Dunque, L’Ascesa di Skywalker è un film che ha dovuto scontrarsi con molte difficoltà soprattutto di carattere produttivo. Un’opera che aveva un compito molto pesante, anche perché il pubblico di Star Wars è sempre stato molto esigente proprio perché affezionato alla saga. Analizzandolo freddamente, possiamo dire che L’Ascesa di Skywalker è semplicemente un discreto film commerciale che non ha niente da dire, ma se lo guardiamo con un’ottica diversa, più affettiva e inclusiva di un percorso così lungo, è inevitabile rimanere delusi per aver perso la possibilità di assistere alla degna conclusione di una saga leggendaria.




