25 Maggio 1977 – Come Star Wars cambiò il Cinema

Enrico Sciacovelli

Dicembre 20, 2019

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25 Maggio 1977. Una data innocua, senza contesto. All’interno della storia del cinema, tuttavia, assume una forma ben diversa, come spartiacque e pietra miliare. Alcuni eventi segnano indelebilmente l’evoluzione e la trasformazione di questa forma d’arte: il primo talkie il 6 Ottobre 1927, il debutto di Walt Disney con Biancaneve e i Sette nani il 21 Dicembre 1937, Quarto Potere di Orson Welles il 5 Settembre 1941.

Questi numeri si permeano di significato solo con il senno di poi, analizzando l’impatto che seguirà queste date. Nel caso del 25 Maggio 1977, data d’uscita del primo Star Wars, poi ribattezzato Una Nuova Speranza, il debutto dell’epopea spaziale di George Lucas ha cambiato per sempre la concezione del genere fantascientifico e del termine blockbuster. Come, però?

L’industria degli anni ’70 che partorì Star Wars era vivace e in fermento: la brusca fine degli anni ’60 e dei miti della vecchia Hollywood, tra l’omicidio di Sharon Tate per mano della famiglia Manson e le denunce degli orrori della Guerra del Vietnam, porta direttamente alla nascita della Nuova Hollywood. Una nuova corrente cinematografica, disillusa dal Sogno Americano, desiderosa di sperimentare, innovare e incorporare elementi del Cinema europeo e asiatico.

Si tratta di un decennio che ha preparato il terreno per l’industria d’oggigiorno, nel bene e nel male, superando il processo hollywoodiano tipicamente basato sulla visione del produttore per privilegiare invece quella del regista e autore della pellicola. Così, i riflettori vengono puntati su giovani registi dai nomi ora altisonanti: De Palma, Allen, Coppola, Romero, Scorsese e tanti altri, troppi da citare in questa sede. Due in particolare, però, sono fondamentali per capire l’impatto di Star Wars: uno, ovviamente, è George Lucas; l’altro è Steven Spielberg, pioniere e ragazzo prodigio della Nuova Hollywood.

Un’altra data fondamentale, come pietra miliare nella storia del cinema, è il 20 Giugno 1975, giorno d’uscita de Lo Squalo. L’innovativo thriller del regista di Cincinnati segna un importante primato in termini di marketing e distribuzione. Rilasciato in 409 sale in tutti gli Stati Uniti, numeri senza precedenti per film d’alta produzione fino ad allora, Lo Squalo è ufficiosamente considerato come il film che ha creato l’idea del blockbuster estivo. Non è un caso che, ancora oggi, pellicole dall’enorme budget esordiscano nei mesi tra maggio e settembre. Le conclusioni tratte dall’esperimento della Universal Pictures sono molteplici:

  1. Un marketing aggressivo, forte di poster accattivanti e pubblicità in Tv e Radio, è strumentale per il successo di un film.
  2. Il pubblico generale era ben disposto nei confronti di film spettacolari e coinvolgenti, al di là della complessità o gravità della trama.
  3. Una visione d’insieme guidata da un regista coraggioso può portare a successi oltre le aspettative dei produttori dalla mentalità antiquata.

Spielberg fu chiaramente cruciale per il successo del suo film. La sua filosofia cinematografica era condivisa dai suoi colleghi e, soprattutto, dal suo amico George Lucas.
Entrambi esteticamente coraggiosi e narrativamente visionari, Lucas e Spielberg condividono anche una forte stima per il cinema degli anni ’30 e ’40, quel cinema che li ha plasmati nei registi dietro alle pellicole citate finora. Per Spielberg, quella passione si evince attraverso film come Indiana Jones e Jurassic Park, ricchi di richiami ai classici serial d’avventura altamente spettacolari. Lucas, d’altro canto, esplora i suoi orizzonti narrativi riflettendo sulla natura del cinema, cercandone il nucleo, il cuore pulsante di una storia.

Lucas così iniziò a studiare il concetto del Monomito espresso da Joseph Campbell ne L’Eroe dai mille volti. Ritrovando che molti elementi elencati da Campbell già apparivano nelle prime stesure della sua sceneggiatura, Lucas basò l’arco narrativo del film sulla struttura del Viaggio dell’Eroe. Con il senno di poi possiamo comprendere la gravità di quella decisione: diventando il modello per il blockbuster escapista, Star Wars rese i dogmi dell’arco narrativo eroico ancor più popolari ed espliciti, al punto tale da rendere il modello Campbelliano quasi sinonimo del percorso intrapreso da Luke Skywalker, da irrequieto ragazzo su un pianeta desolato a potente e saggio guerriero Jedi.

La familiarità dell’universo descritto da Lucas non si limita, però, al solo Viaggio dell’Eroe. Come già detto, la Nuova Hollywood era solita ispirarsi o fare omaggio al cinema internazionale, creando un mix riconoscibile ma comunque inedito. I cavalieri Jedi come i Samurai di Kurosawa, i malfamati bar di Mos Eisley come i saloon di uno Spaghetti Western, l’Impero chiaramente calcato sul macabro ricordo della macchina da guerra nazista.
Se si osserva a lungo l’intera saga, è facile riconoscere parti estrapolate dal cinema di altre nazioni o di altri tempi, ma il quadro d’insieme rispecchia un’identità singola e univoca. La somma di queste parti è indubbiamente Star Wars.

La Galassia lontana lontana rappresentò negli anni ’70 un esperimento mai visto all’interno del cinema, ma non all’interno della più ampia pop culture. Universi di simile portata e ricchezza di dettagli si possono trovare nelle pagine del Signore degli Anelli, della saga di Dune o nei manuali di Dungeons & Dragons. La popolarità di questi marchi, lontana dai diffusi fenomeni attuali, ha contribuito comunque all’immaginario collettivo, portando alla formazione di gruppi ristretti di fan desiderosi di espandere la propria conoscenza degli universi sopra citati. D’altro canto, Star Wars esiste anche come simbolo del fanciullesco desiderio d’avventura, capace di stregare non solo la giovane Generazione X, ma anche quelle future.
In altre parole, si stava formando il gruppo demografico che avrebbe reso Star Wars un gigante trasversale della pop culture, al di là del cinema stesso.

Fare i calcoli a posteriori permette di vedere i tasselli del domino che porteranno a quel fatidico 25 Maggio, al debutto da record al botteghino del film.
Tuttavia, un progetto talmente ambizioso non si realizza senza molte sofferenze. Al di là delle innumerevoli revisioni di sceneggiatura, la produzione del film è famigerata, a causa di malattie, incidenti sul set, difficoltà nel realizzare realisticamente gli effetti ingegnati da Industrial Light and Magic e una diffusa mancanza di fiducia nel progetto da parte del cast e della troupe.
Harrison Ford e Alec Guinness commentarono più volte il loro disappunto, e Lucas divenne sempre più nevrotico, al punto da avere un infarto e un esaurimento nervoso a causa dello stress eccessivo.

Si trattava di una scommessa contro ogni possibilità, un azzardo che poteva facilmente macchiare a vita la reputazione di Lucas e della 20th Century Fox, allora con le finanze a ribasso. Invece, dopo una forsennata e impegnativa sessione di montaggio che ha portato a una seria revisione della pellicola, giunge il 25 Maggio 1977. Fuori dallo storico TCL Chinese Theatre di Los Angeles si forma una folla enorme alle porte del botteghino, una metaforica miccia accesa che causerà un’esplosione nel mondo del cinema e nella pop culture mondiale.

Dal punto di vista di un cinefilo nel 2019, dopo la trilogia originale, dopo i prequel, dopo l’acquisizione da parte di Disney e ormai alla fine della nuova trilogia prodotta dalla casa di Topolino, rivedere la storia dietro il rilascio di Una nuova speranza ha un che di buffo, no?
Il destino sembrava remare contro Lucas e il suo team, completamente ignari del successo che verrà, ma pieni di entusiasmo, in un contesto culturale ed economico sulla soglia del cambiamento.
Così venne alla storia il 25 Maggio 1977, e così Star Wars passò alla storia.
Si tratta di uno scenario più unico che raro, come due soli che si stagliano sullo stesso cielo al tramonto.

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