Tobirama Senju – La filosofia del Fine e dell’Ombra

Matteo Di Maio

Febbraio 20, 2020

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Tobirama Senju.

Nel 1929 Paul Éluard in una delle sue poesie descrisse un mondo fantastico definendo il suo colore “blu come un’arancia”. Due colori, notoriamente diversi, si ritrovarono così in un paradosso di intercambiabilità tra due concetti opposti, dove l’essenza di uno, seppure in contrasto con l’altro, non si perde, ma, anzi, diviene parte di un’esistenza ambivalente in cui le singole parti si scontrano all’infinito.

Lo scopo ultimo dell’autore è però quello di stravolgere ogni certezza, portando con la sua immagine poetica l’idea di una disputa irrisolvibile tra due entità in antitesi.

Tuttavia non sempre l’accostamento del diverso genera conflitto o, se ciò avviene, essi si amalgamano, come appunto il blu e l’arancione che in arte e sulla tavolozza sono colori complementari. Yin e Yang, luci e ombra. Concetti speculari e al tempo stesso necessari, imprescindibili l’uno dall’altro.

Tobirama Senju

Tobirama Senju

Il mondo di Naruto è cosparso di personaggi caratterizzati da un’affinità definibile solo attraverso il loro contrario, figure che il poeta inglese William Blake avrebbe etichettato come “opposti complementari”. Si sviluppa con questi presupposti la caratterizzazione di Tobirama Senju, la cui razionalità e il cui politicismo, in contrasto col pensiero ottimista di suo fratello Hashirama – in relazione al quale rappresenterà sempre una via media – forniranno un apporto fondamentale per la formazione di quel luogo da cui prendono il via le vicende dell’anime: il Villaggio della Foglia.

 

Tobirama Senju: Tra tradizionalismo e doverosa innovazione

All’interno della storia di Naruto, Tobirama si situa in quel caotico periodo che precede la fondazione di Konoha. In questo contesto storico la mancanza di una politica centrale spinge i diversi clan a sanguinose lotte di supremazia, a volte generate dal semplice odio, un antico astio perpetrato nel tempo di generazione in generazione e che ha visto cadere molti uomini senza che ci fosse una risoluzione a quella sempiterna scia di conflitti.

Tobirama Senju

Tobirama Senju da bambino

Il rapporto del futuro secondo Hokage con questo sistema è da sempre stato segnato da dubbi. Pur rimanendo fedele ai dettami imposti dal suo clan e alla filosofia di suo padre, Butsuma, in primo luogo era titubante verso lo sfruttamento di bambini e ragazzi in guerra.

Nella società di quel tempo era consuetudine vedere giovani ninja sul sentiero di guerra per onore della propria famiglia. Una visione profondamente bellicista di un mondo che vedrà lo scorrere di fin troppo sangue innocente.

La diffidenza di Tobirama verso questo sistema si accentuerà quando, in una delle costanti battaglie a cui erano sottoposti, suo fratello minore Itama verrà circondato e ucciso dal nemico, senza pietà.

Questo episodio, seguito da un periodo di profonda riflessione, lo portò a riconsiderare la filosofia di rinnovamento di suo fratello Hashirama, da tempo fautore di un’idea di società diversa nella quale i bambini non dovessero venire a contatto col mostro della guerra. D’altro canto, la natura razionale e il suo attaccamento al clan impedirono al pensiero di suo fratello di attecchire appieno nella sua mente.

Eterno occupante della via di mezzo, la mentalità di Hashirama risultava troppo estremista per quel ragazzo, radicato così in profondità nelle regole e nelle leggi di quel mondo che gli aveva dato i natali.

 

Tobirama Senju e Machiavelli: la necessità dell’ombra

Tobirama Senju

Tobirama Senju

Una scelta è tale nel momento in cui non viene irradiata dai lumi della necessità e del bene maggiore. Allontanandosi di netto dall’etica con questo presupposto, essa perde il proprio stato neutrale e, in favore di quella necessità, compie una fattuale trasmutazione verso l’obbligo. Se correlato a quel concetto definibile in sociopolitica come “ragion di stato”, il bene maggiore è sempre rintracciabile nello stato.

Nel 1532 lo storico Niccolò Machiavelli parlò in termini simili per definire il carattere del proprio “principe” perfetto, il cui modo di agire razionale lo spingeva a ignorare ogni possibile scelta che non garantisse il raggiungimento del suo fine. Legato a una figura politica idealistica, il fine del principe doveva essere soprattutto la stabilità del proprio popolo. Nell’anime Naruto uno dei personaggi che meglio incarnerà questi concetti e pensieri sarà proprio Tobirama Senju.

In un tempo posteriore alla morte di Itama, Hashirama aveva, in modo inconscio, intrapreso un percorso verso l’accettazione del diverso (inteso come elemento estraneo al proprio clan), avviando un pericoloso legame con Madara Uchiha.

I loro incontri, avvenuti a più riprese tra le rive di un fiume, sfociarono in una profonda amicizia e ammirazione, frutto anche di estenuanti allenamenti e di una convergenza di ideali.

In un contesto che vedeva i loro clan coinvolti in una guerra reciproca, l’ostilità che serpeggiava tra le due fazioni non avrebbe permesso all’intesa tra i due giovani di perdurare, non senza che tale evento fosse valutato come un determinante punto di vantaggio sul nemico. Tobirama, scoperto il gravoso segreto, in cuor suo non poteva porre i propri doveri come Senju al di sopra dei desideri di suo fratello. Sottovalutare un’occasione di questa portata poteva in futuro rivelarsi controproducente, se non fatale nel caso in cui gli ostili avversari fossero venuti a conoscenza della stessa situazione.

Egli agì nell’unico modo possibile, quindi, riferendo a suo padre ciò che sapeva, andando oltre il semplicistico concetto di libero arbitrio e dimostrandosi un machiavellico principe pronto ad agire contro chiunque osasse intralciare la vittoria della propria casata nell’interminabile guerra, persino se quel elemento di ostacolo avesse posseduto il suo stesso sangue.

Vincolato alle decisioni del padre, Hashirama a quel punto sì trovò di fronte all’ignobile dovere di tradire il suo amico, traendolo in trappola.

Quel fiume che aveva visto i due giovani spogliarsi della loro identità per amicizia, divenne il luogo in cui quella stessa identità l’avrebbe cancellata per sempre. Gli Uchiha, venuti a conoscenza del medesimo segreto, quasi come avessero letto nella mente dei loro nemici, escogitarono il medesimo piano, e ne seguì uno scontro. Il primo di una lunga serie in cui Madara e Hashirama furono costretti a fronteggiarsi non più come amici, ma come avversari.

Quel giorno, l’attitudine politicista di Tobirama assicurò a suo fratello la vita eppure non fu l’unica occasione in cui la “virtù” machiavellica, insita nel suo carattere, emerse con forza nel tentativo di tamponare l’ingenua bontà del futuro primo Hokage.

Negli anni Madara acquisì sempre più influenza all’interno del suo clan, ma crebbe soprattutto in potenza. La morte di suo fratello Izuna Uchiha rinforzò in lui l’ostilità verso i Senju e lo fece accedere a un’evoluzione della sua abilità oculare, lo Sharingan Ipnotico. Temuti in ogni dove per questo dono innato, gli Uchiha possessori dello Sharingan erano in grado di svilupparlo in seguito a eventi traumatici. Di base, questo dono garantiva al suo utilizzatore numerose capacità che aumentavano in maniera proporzionale al livello di quell’occhio rosso sangue.

Tobirama temeva dal canto suo non il potere di questa abilità, ma la corruzione a cui portava, ritenendo che l’accresciuta forza, a seguito di una sofferenza, non avrebbe avuto alcun risvolto positivo, spingendoli verso una brama sempre più grande nel tentativo di sanare un vuoto: una propensione incurabile verso il male data dal dolore. Per questo motivo egli ha sempre ritenuto gli Uchiha un clan corrotto dall’oscurità.

Durante l’ultima battaglia che sanciva la pace tra i due clan, Tobirama cercava di spingere il fratello a seguire una strada differente rispetto a quella della mediazione col nemico.

Quando al termine dello scontro, Madara cadde a terra esausto, Hashirama continuava a implorare l’Uchiha di raggiungere insieme un accordo di pace, nel tentativo di creare quel sistema perfetto che sognavano da bambini. Alla fine, cosciente della bontà del suo vecchio amico, decise di fidarsi di lui e dei suoi ideali.

L’armistizio tra le due fazioni di guerrieri fu il primo passo per la fondazione di Konoha, il Villaggio della Foglia: un luogo lontano da quelle regole che dominavano la società di un tempo e nato sulle ceneri della guerra. Una grande casa in cui ogni abitante poteva vivere tenendo stretta nel suo cuore la “volontà del fuoco”, quell’idea imprescindibile di appartenere a un’unica famiglia.

Nonostante ciò Tobirama era cosciente che per mantenere solida una casa era necessario andare finanche oltre quel concetto che ne rappresentava, metaforicamente, le fondamenta. Egli era stato costretto ad accettare a malincuore che a Madara fosse stata risparmiata la vita, ritenendolo un elemento che stonava in quel luogo in cui la pace regnava sovrana.

Una volta fissate le basi per la fondazione di Konoha però, l’Hokage, il capo e simbolo di quella nuova realtà doveva essere eletto, e Hashirama, senza prudenza, era deciso ad assegnare proprio a Madara quel ruolo di primaria importanza, ignorando che quell’uomo, troppo legato all’odio e al rancore del tempo dei conflitti, avrebbe potuto minare la stabilità del villaggio.

Cosciente di questa realtà, Tobirama spinse suo fratello a optare per un’elezione democratica, conoscendo il timore che il popolo nutriva per la figura dell’Uchiha. Ancora una volta egli agì ignorando la morale a favore di un bene superiore, quello della sua gente. Un modo di pensare quanto mai machiavellico: era una prerogativa del “principe”, l’utilizzo della virtù per far fronte a un evento avverso, dimostrando di potersi adattare agli ostacoli impostogli dalla “fortuna”.

Se Hashirama rappresenta, col suo cieco amore verso il prossimo, il lato “luminoso” della “volontà del fuoco” che tende a portare tutti dentro la sua sacrale essenza, Tobirama ne rappresenta l’ombra, il lato oscuro e necessario di quella stessa volontà che desidera preservarsi in un mondo che è ancora ben lontano dagli ideali di pace ambiti dal primo Hokage.

Leggi anche: Il vero significato della storia di Madara Uchiha

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