Il castello errante di Howl, tratto dall’omonimo romanzo fantasy del 1986 della scrittrice Diana Wynne Jones, è la storia di un mago che, per tracotanza, vende la propria anima a un demone per acquisire un potere ancora più grande. Solo l’intelligenza e l’amore saranno in grado di sciogliere questo oscuro incantesimo. Ma cosa si cela dietro questa apparente favola?

Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Uno studio pieno di simboli
Per il maestro, la volontà di vita, nonostante la sua terribilità, è una realtà percorsa da costanti possibilità: ne sono testimoni i personaggi di questa pellicola. Miyazaki ha la superba capacità di creare una vera e propria scarica emozionale: attraverso la mitopoietica, invece di rifiutare o sovrascrivere quel patrimonio mitologico, lo sfrutta e lo attualizza.
Tutti i capolavori firmati Miyazaki nascondono significati ben più profondi, e ll castello errante di Howl non fa eccezione.
Anche qui ritroviamo l’antibellicismo: la pellicola è ambientata in una guerra indefinita, forse riconducibile al secondo conflitto mondiale, ma poco importa. Al di là di quale guerra si tratti, ciò che ci lascia incantati è la rappresentazione che ne offre il maestro. Le bombe che cadono vengono rappresentate come creature animate, quasi a rendere visibile il male che si abbatte sul mondo. Lo stesso Howl commenta dicendo che dimenticheranno cosa sia il pianto, com’era essere umani: è l’uomo che dimentica cosa sia il suo bene più prezioso, la propria umanità.
La guerra descritta dallo Studio è sempre cruda, barbara e inutile, proprio come lo sono tutte le guerre, proprio come lo è stata la Seconda guerra mondiale, che dovremmo ancora ricordare.
Tipico dello Studio Ghibli è anche l’amore per la natura, rappresentato attraverso splendide tele, tra le più belle immagini dei capolavori dello Studio. Il giardino segreto di Howl non è altro che il luogo della sua purezza d’animo, nascosta e forse cristallizzata nell’istante in cui ha stretto il patto con Calcifer. Non è un caso che riemerga nel corso della pellicola, proprio quando Howl sta evolvendo, o meglio involvendo, verso la via del bene.
Al di là della poesia visiva puramente estetica e dei messaggi sempre universali che ci offre il film, cosa ci vogliono dire i personaggi?
Il castello errante di Howl – Il ritratto di Howl
Howl è il protagonista del film, nipote di un mago e allievo di una delle maghe più famose della sua epoca. Pur dimostrandosi uno studente brillante, decide di peccare di tracotanza e di non accontentarsi. Così come Dorian vende la sua anima al diavolo in cambio dell’eterna giovinezza, qui vediamo Howl vendere il proprio cuore a un demone per aumentare i suoi poteri. Quello che entrambi ottengono è una vita in catene. Dorian finisce, stanco, per abbandonarsi agli eccessi; Howl, invece, vaga di città in città, cambiando identità per non essere trovato dalla sua nemica, la Strega delle Lande, e dalla sua ex insegnante, Suliman.
Sophie: «Ma quanti sono i nomi che usi, eh Howl?».
Howl: «Solo quelli che mi servono per vivere libero!».
Le voci su Howl si spargono ovunque, ciascuna associata a un nome diverso, ma una cosa è certa: Howl è un Casanova dall’aspetto e dai modi incantevoli, che sceglie solo le ragazze più belle. Ovviamente, Howl è anche molto volubile: si stanca ben presto di ogni ragazza e le lascia con il cuore spezzato.

Sophie e Howl in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Il castello errante di Howl – Ma chi è Howl?
Howl è un ragazzo in difficoltà: è stato ingenuo nel cedere il proprio cuore a un sogno di potenza e quel sogno lo sta lentamente distruggendo. Così, nulla sembra più soddisfarlo e vive nel terrore; non a caso, la sua camera è piena di amuleti e talismani di protezione. Howl è arrogante, irascibile e viziato, eppure ci sono rari momenti in cui la luce sembra resistere dentro di lui e dare speranza: è ancora possibile intravedere la purezza del suo cuore.
Solo la pazienza, l’amore disinteressato, la vicinanza di Sophie nei momenti più bui e gli altri membri della famiglia riusciranno a sciogliere l’incantesimo.
Howl vive continui sbalzi d’umore: alcuni giorni è capace del più grande atto d’amore, mentre nei giorni successivi sprofonda nella tristezza e resta chiuso nel silenzio. Lo vediamo rappresentato nel suo cambio d’aspetto, da Howl a mostro, ma anche nella trasformazione dei suoi capelli.

Howl in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Howl è un esteta, è il desiderio di raggiungere un sogno, è la voglia di scappare. Eppure, alla fine della pellicola, lo vediamo finalmente felice.
Howl: «Finalmente ho trovato la persona che sento di dover proteggere. Sei tu».
Il castello errante di Howl – Sophie Hatter
Sophie è la primogenita degli Hatter e a lei spetta la gestione del negozio di cappelli lasciato dal padre. Tornando a casa durante una parata militare, alcuni militari le si avvicinano con cattive intenzioni, ed ecco che viene salvata e portata in cielo dal bellissimo Howl. Questo incontro le costa caro, tant’è che la Strega delle Lande le getta un’orrenda maledizione, facendola ritrovare nel corpo di una nonnina.

Sophie in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Sophie è la perseveranza, è la saggezza. Dopo un primo e giustificato attacco di panico nel ritrovarsi intrappolata in un corpo anziano, accetta il suo destino e parte alla ricerca di una soluzione per spezzare la maledizione.
È durante il suo viaggio che incontra il castello errante di Howl, in cui inizialmente resta con l’apparente mansione di “donna delle pulizie”. Ben presto, però, diventa evidente che Sophie rimanga nel castello perché rappresenta tutto ciò che mancava ai suoi abitanti: amore e calore. Riesce subito a far amicizia con Calcifer, il demone legato a Howl: i due diventano quasi immediatamente complici e confidenti nel folle mondo di Howl.
Sophie è pronta a donarsi pur di salvare Howl. Sophie è l’amore che muove il mondo, grazie al quale si possono mantenere giovani lo spirito e il cuore.
Il castello errante di Howl – Bellezza vs. Virtù
Sophie è una ragazza umile e semplice, caratterizzata da tutta una sfera di valori morali ed etici: lavoro, amore per la famiglia, carità e misericordia. Quando si ritrova inghiottita dalla maledizione, ciò che più ci sorprende è la sua capacità di reagire. Sophie è l’emblema del messaggio del film: la vera bellezza si trova nel cuore!
In contrapposizione a Sophie troviamo un Howl quanto mai chiuso nel suo estetismo: «Senza avere la bellezza, non c’è alcuna ragione di vivere!». Eppure l’esteta, nonostante l’aspetto – «io bella non sono stata nemmeno una volta» -, finisce per innamorarsi della ragazza. La stessa cosa si può dire di Sophie, che si affeziona a Testa di Rapa senza sapere chi sia realmente.
In Sophie è racchiuso tutto l’esistenzialismo contemporaneo: l’alterità. L’essenza pura di Sophie trascende assolutamente dal suo aspetto ed è tutta racchiusa nel suo essere nell’altro e attraverso l’altro.
Il messaggio di Miyazaki sembra, nella nostra era dei social, più attuale che mai. In un mondo dove tutti cercano ed hanno bisogno di costanti attenzioni, l’animo umano deve fare un passo indietro e ricordarsi che il vero tesoro è nascosto nella propria identità, nel cuore: quel cuore con il quale proprio Howl cerca di ricongiungersi.
Il castello errante di Howl – Calcifer
Calcifer è una stella cadente che Howl ha imprigionato e sostituito con il suo cuore, trasformandola così in un demone.

Calcifer in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Howl e Calcifer sono inequivocabilmente e indissolubilmente legati l’uno all’altro, e a Calcifer sono legati il castello errante e le sue porte, che si affacciano su vari mondi. Se Calcifer muore, muore anche Howl.
Anche Calcifer si sente in trappola, senza conoscere quale sia la sua vera salvezza. È anch’esso, come Howl, indisponente ed estremamente vanitoso dei propri poteri. Calcifer condivide con Howl lo stesso destino, tanto che, al momento della tanto agognata libertà, sceglierà di restare.
Il castello errante di Howl – Il fuoco come eterno contrasto
La scelta di rappresentare Calcifer come un fuoco che arde, alimentato dal cuore di Howl, non è casuale. Perché si sceglie proprio il fuoco come rappresentazione del demone?
Fin dalla mitologia greca, il fuoco rappresenta la sete di conoscenza: basti pensare a Prometeo, che lo rubò agli dèi per donarlo agli uomini, subendo per questo atto di hybris un’eterna condanna. Il fuoco rubato da Prometeo non è altro che la fiamma della conoscenza, che sarebbe dovuta rimanere di esclusivo appannaggio del divino: la trasgressione del Titano l’ha trasmessa a un essere infimo come l’uomo.
Pensiamo anche a Eraclito, filosofo presocratico, per il quale il fuoco è l’emblema dell’eterno contrasto tra gli opposti, infinitamente incontenibile e infinitamente equilibrato. Il fuoco, per il filosofo greco, è inizio e fine di tutte le cose, è vita e morte; inoltre, è in perenne mutamento, pur mantenendosi uguale a se stesso.
Capiamo bene come questa sia la descrizione perfetta di Calcifer: è fermo nel camino, eppure, attraverso di lui il castello si muove; è un demone e, tuttavia, non possiede la differenza una vera distinzione tra bene e male; da lui dipendono la vita e la morte di Howl.
Fino ad arrivare alla cosmologia dantesca, in cui non è casuale che uno dei più grandi eroi greci sia collocato da Dante dentro una lingua di fuoco: Ulisse, che, non accontentandosi della pace di Itaca, salpò di nuovo verso i confini del mondo. Ancora una volta, il desiderio di sapere.
Calcifer è l’eterno conflitto di Howl, che diventa poi quello dell’intera umanità: il conflitto tra il bene e il male, tra il sapere e l’ignoranza, tra le nostre luci e le nostre ombre.
Il castello errante di Howl – Testa di Rapa
Sophie è in cerca di una soluzione e, mentre cammina, si sente affaticata e cerca un bastone. Ecco che trova, incastrato tra alcuni cespugli, un bastone perfetto: è Testa di Rapa, lo spaventapasseri. Sarà proprio lui a condurre Sophie presso il castello errante di Howl. Testa di Rapa è muto e comunica solo attraverso gesti, cercando sempre di aiutare Sophie.
Sarà realmente il bastone fedele di Sophie nel corso delle sue avventure e lei, in cambio, lo accoglierà con sé nella strana famiglia che verrà formandosi. Il povero Testa di Rapa è egli stesso vittima di un sortilegio della Strega delle Lande, che sarà sciolto, ancora una volta, dalla forza di un amore candido come quello di Sophie.
Testa di Rapa ci insegna che non importa quale sia il nostro aspetto quando scegliamo di fare del bene, perché le persone dotate di umanità riescono ad andare oltre anche le parole non dette.

Testa di Rapa in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Il castello errante di Howl – Markl
Markl è un piccolo allievo di Howl, o almeno è così che lui gli fa credere. Non si sa molto di lui, ma Howl lo tiene con sé e gli affida tutte le pratiche più noiose: prende la posta, vende pozioni dalla dubbia utilità e fa la spesa. Sarà però grazie a Sophie che riusciremo a vedere anche il bambino che si nasconde dietro queste mansioni. Markl è il candore dell’infanzia perduta di Howl.
Il castello errante di Howl – La Strega delle Lande
Nemica di Howl, è stata bandita da corte anni fa. Ora se ne va in giro a distribuire maledizioni: grassa, grossa e ricca. Il suo aspetto, così smisuratamente corpulento, rappresenta la sua cupidigia, l’avarizia, la sete insaziabile di possedere.

Strega delle Lande in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Nella scena della scalinata, là dove nessun potere funziona, vediamo il bene e il male messi a confronto: la vecchietta Sophie e la grassa Strega devono percorrere una lunga scalinata per essere ammesse a palazzo, ed è proprio qui che la Strega crollerà. È talmente piena e carica di tutto il male compiuto che arriva alla fine della scalinata in fin di vita, grondante di sudore. Il maestro costruisce volutamente questa scena, così simbolica, spingendola quasi ai limiti del grottesco.
Ammesse a palazzo, le due donne, stanche, vedono una sola sedia e la Strega si precipita, nonostante sia apparentemente la più giovane delle due, a prenderla. Qui il castello esercita i suoi poteri, riducendo la Strega delle Lande a una vecchia ormai incapace di provvedere a se stessa. Anche stavolta Sophie mostra un’altra delle qualità del bene: compassione e misericordia, accogliendo la Strega nel castello errante di Howl.
Il castello errante di Howl – La Maga Suliman
Maestra di Howl, la vediamo chiusa in una campana di vetro, circondata da privilegi, seduta su un trono a dettare leggi. Howl ne ha un enorme timore. Sarà lei a decretare la fine della guerra.
Suliman rappresenta parte delle paure di Howl, le imposizioni della società e gli ordini di guerra ai quali egli non si vuole sottomettere.
È l’universo che ha schiacciato Howl con le proprie regole, al punto di spingerlo a tramutarsi in un demone piuttosto che piegarsi.
Il castello errante di Howl – Heen
È il cane-spia di Suliman che, dopo l’incontro con Sophie, deciderà di restare con lei e di aiutarla, rimettendosi in contatto con Suliman solo nel momento in cui Howl e Sophie saranno riusciti a sciogliere tutte le maledizioni. Ancora una volta, Sophie, pur avendo capito chi fosse in realtà Heen, mostra pietà e decide di tenerlo con sé.
Heen si converte così al bene.

Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Il castello errante di Howl – Honey Hatter
È probabilmente la matrigna di Sophie, per quanto durante il film non sia esplicitato: possiamo facilmente evincerlo dalla diversità delle due. Ci appare superficiale, incurante della famiglia, dedita soltanto al proprio aspetto fisico e pronta persino a vendere la propria figlia pur di salvarsi. Honey è l’omertà e l’egoismo del cuore umano: neanche l’amore per un figlio sembra essere sufficiente. E’ più facile cedere al male, piuttosto che combatterlo.
Il castello errante di Howl – Lettie Hatter
È la sorella minore di Sophie: è amata da tutti, bella e nata per stare a contatto con il pubblico. È la via di mezzo tra Honey e Sophie: pur non riuscendo a spiccare per eticità o coraggio, è ben voluta da tutti e prova un sincero affetto per la sorella.
Lettie è l’ingenuità di una vita umile, in paese: i clienti, il sorriso, e, purtroppo, anche la mancanza di sognare un quid in più.

Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)
Ne Il Castello errante di Howl ci sono una moltitudine di temi: è un inno alla vita, all’amore, alla libertà, alla ricerca del proprio io più profondo.
Ma, alla fine, quale sussurro ci lascia questa poesia animata?
Il tutto si può riassumere una semplice e breve frase di Sophie:
«L’animo ha il suo peso».




