Quante volte, nella storia, si è assistito ad una contaminazione tra due culture differenti? Il fascino del “diverso” ha in più di un’occasione catturato l’attenzione di molti, permettendo il formarsi di idee e pensieri, è il caso di Arthur Schopenhauer, la cui filosofia, marcata da un forte interesse verso l’Oriente, attinge a piene mani e con forza tanto ai principi del buddhismo quanto alle formulazioni dei propri connazionali (Kant, tra tutti). Il dibattito sulle contaminatio di stampo orientalista fa capo a una lunga tradizione legata all’esotismo. Non mancano però, allo stesso modo, degli esempi di contaminazioni culturali dell’Occidente nel mondo orientale. All’interno Naruto sono evidenti, ad esempio, i riferimenti alla tradizione cristiana nella figura messianica di Hagoromo Ōtsutsuki, nel cui percorso saranno richiamate, a più riprese, le dottrine e il simbolismo del Cristianesimo.
Deus ex machina, un insolito proemio
Se la “lore” dell’anime Naruto si potesse paragonare ad un poema, Hagoromo Ōtsutsuki corrisponderebbe al proemio. Un incipit alla narrazione atipico, posto a capo dell’opera solo nella forma di un concetto astratto, quello del Rikudō Sennin, salvo essere reso tangibile in seguito, durante le battute finali.
Verrà rivelato, infatti, durante il dipanarsi della quarta guerra ninja – momento crepuscolare dell’opera – come egli, l’Eremita delle sei vie, rimasto solo una leggenda per l’intero arco dello shōnen, sia in realtà una figura quanto mai concreta, che affonda la propria esistenza al principio della lunga storia dell’anime. Lo scenario bellico formatosi in precedenza, proteso verso una pesante sconfitta dell’esercito alleato ninja, subirà un repentino cambiamento proprio per merito di Hagoromo.

Il potere inarrivabile raggiunto da Madara Uchiha, a seguito dell’assimilazione del Decacoda, non lascerà molte possibilità di vittoria al fronte capitanato, in termini di forza, da Naruto e dal suo eterno rivale, Sasuke. Soltanto l’intervento del deus ex machina, Hagoromo, conferirà un equilibrio alle due compagini in lotta. Attraverso due power up di rilievo (Rinnegan e Potere delle sei vie), quindi, Naruto e Sasuke saranno posti dal Rikudō Sennin su un piano di potenza simile a quello di Madara.
Le origini di Hagoromo: Kaguya, misticismo e cristianità
Per poter tracciare le vicende riguardanti l’origine della figura dell’Eremita delle sei vie, è necessario allontanarsi dal teatro di battaglia, orchestrato da Madara per poter perseguire i suoi ideali. Attraversando quindi epoche precedenti ed eventi anche rilevanti nella storia di Naruto, si giunge al suo principio. Un’origine coincidente con la primaria manifestazione di quel concetto cardine dell’opera: il chakra.
Nella sua forma grezza, tale energia viene mostrata già esistente in natura, intrinsecamente correlata alla forza naturale che scorre libera nella Terra. Durante un’epoca antica, precedente alla nascita di Hagoromo, un albero divino, lo Shinju, atterrerà dallo spazio. Tale elemento, ripreso in maggior misura dall’immagine folkloristica de “l’albero della vita”, assumerà lo scopo di catalizzatore dell’energia sopracitata, tramutandola in chakra. Sarà però la presenza di un frutto, generato da questo albero e dichiarato proibito, a palesarne in parallelo l’influenza cristiana.
Nel contempo, l’apparizione di Kaguya Ōtsutsuki, futura madre di Hagoromo, e le vicende seguite a tale evento contribuiranno a rafforzarne il simbolismo.
Matriarca del Clan Otsutsuki, la donna giungerà sulla terra per motivi ignoti e, intraprendendo una relazione con un importante sovrano, Tenji, si ritroverà a fungere da casus belli per lo scoppio di un conflitto.
I nemici della “terra degli antenati”, luogo in cui Kaguya dimorerà al suo arrivo, sfrutteranno la sua oramai comprovata influenza su Tenji, di cui porterà in grembo la prole, per distrarli da un incombente attacco. Si presenterà in questo frangente uno dei maggiori riferimenti biblici dell’anime. Per contrastare la nascita del conflitto, infatti, Kaguya sarà costretta a nutrirsi del frutto proibito dello Shinju.
Entrando in possesso del Rinnesharingan, quindi, ella intrappolerà la razza umana in un sogno eterno mediante la tecnica del Mugen Tsukoyomi. Tuttavia, la correlazione con il peccato originale non si ferma al mero simbolismo legato al gesto, iconico, di nutrirsi di un frutto proibito. A seguito del rilascio della tecnica, la “Dea Coniglio” subirà un repentino e drastico cambio di personalità. Ormai incline al male e alla corruzione, Kaguya non riuscirà a ritrovare l’innocenza di un tempo, rivelandosi un pericoloso villain.

Contro di lei si sono mossi infatti molti eroi dell’anime, consapevolmente o meno. Lo stesso Hagoromo, insieme a suo fratello, Hamura Ōtsutsuki, dichiarerà guerra alla madre per liberare l’umanità dalla prigionia e dal suo peccato.
Hagoromo, la catarsi dal peccato
Durante il percorso di Hagoromo saranno costanti i riferimenti biblici atti ad inquadrare il personaggio attraverso un’ottica cristologica.
Se Kaguya, all’interno della lore di Naruto è simbolo di una corruzione data dal potere, suo figlio può esserne considerata la catarsi. In un tempo successivo alla propria prevalsa nella guerra, costata mesi di incessanti battaglie, egli si prenderà carico del fardello della madre.
A discapito della sua sconfitta, infatti, il chakra dello Shinju, impregnato nel Decacoda e simbolo del peccato di Kaguya, giaceva ancora sulla Terra.
Bisogna sottolineare quanto, nonostante la metafora, i due enti si differenzino nella loro essenza.: se il peccato è, nella comunità cristiana, un atto in contrasto con i propri principi e quindi, per antonomasia, negativo, la stessa definizione non si può riservare per l’energia simbolo dell’anime Naruto. Tale concetto infatti esula da ogni designazione qualitativa per la propria neutralità. In tale ottica, sarà decisiva la volontà del soggetto, le cui gesta influenzeranno la natura del chakra, altrimenti privo di ogni accezione.
Divenendo il custode dell’enorme mole di potere della bestia, quindi, l’Eremita delle sei vie cercherà di comprendere come poterlo utilizzare per scopi positivi. Il pellegrinaggio di Hagoromo, caratterizzato da confronti costruttivi attraverso mentalità anche opposte alla propria, lo porterà, presto, ad una comprensione più profonda del chakra. Durante il suo viaggio, egli capirà infatti quanto quella forza avrebbe potuto unire gli uomini, anziché dividerli.
Attraverso il Ninshu, l’unione tra gli uomini mediata dal chakra, si presenterà nell’anime il maggiore richiamo cristologico legato alla figura di Hagoromo. Si assiste in questa fase, infatti, al dipanarsi di un movimento filosofico-religioso, formato da coloro che, entrati a contatto con l’eremita, ne hanno accolto le idee con la volontà di diffonderle nel mondo. Il pensiero di Hagoromo riecheggerà nelle epoche successive, rappresentando molti anni dopo la sua morte la base della “Volontà del Fuoco”, ostentata con forza dal Villaggio della Foglia come simbolo della pace.




