Jack London nel cinema italiano – La legge del più forte

Chiara Cesaroni

Gennaio 29, 2021

Resta Aggiornato

La scrittura di Jack London viaggia potente attraverso il tempo, si aggrappa alla memoria dei lettori e si annida nel loro cuore turbandolo irrimediabilmente. È una scrittura feroce, vitale, ambigua, vera e meravigliosa. Molti sono stati i registi che hanno tentato di riportare in vita il genio dell’autore americano, ma oggi parliamo di due film del panorama italiano: Zanna Bianca (1973) di Lucio Fulci e Martin Eden (2019) di Pietro Marcello.

Nella vita di Jack London, esattamente come nei suoi romanzi, vigeva la legge Darwiniana e Nietzschiana del più forte.

Zanna Bianca (1973) di Lucio Fulci

Nella vita di Jack London vigeva la legge, darwiniana e nietzschiana, del più forte. 

Infatti, nelle trasposizioni cinematografiche di Fulci e di Marcello si percepisce quanto i due registi abbiano fatto proprio questo concetto. In Zanna Bianca, Fulci lo esplicita chiaramente attraverso alcune immagini di lotta; mentre in Martin Eden, Marcello, trasporta per intero il dialogo scritto da Jack London: «il mondo è dei forti – dei forti che sono anche nobili e che non sguazzano nel porcile del commercio e della borsa valori. Il mondo appartiene ai veri aristocratici, alle grandi belve bionde, a coloro che non accettano i compromessi, a quelli che vanno all’attacco».

«La legge era questa: mangia o sarai mangiato».

(Jack London, “Zanna Bianca”)

Fulci, nello specifico, voleva scioccare e sconvolgere lo spettatore nel profondo, esattamente come Jack London con i suoi romanzi. Ma, se il regista lo faceva per stimolare il voyeurismo sadico nello spettatore, lo scrittore lo realizzava per mettere a conoscenza il lettore di quel mondo crudele e disumano in cui viviamo, ma che, in realtà, fingiamo non esista.

Quindi il Fulci di Le colt cantarono la morte e fu…tempo di massacro (1966) sarebbe stato perfetto per dirigere Zanna Bianca rispettando le parole di London, ma ha deciso di dedicare la pellicola alle famiglie, riducendo al minimo la violenza e sottolineando con forza il lato sentimentale.

Nella vita di Jack London, esattamente come nei suoi romanzi, vigeva la legge Darwiniana e Nietzschiana del più forte.

Luca Marinelli in “Martin Eden” (2019) di Pietro Marcello

Marcello, proprio come Jack London, non ha paura di mostrare le brutture dell’essere umano e della sua propensione all’autodistruzione. Non punta tanto a scioccare, quanto semplicemente a raccontare la pura verità di una storia drammatica.

Quindi il regista, con Martin Eden, svolge un ottimo lavoro, riportando alla luce i turbamenti dell’omonimo, nonché autobiografico, personaggio di Jack London. Trasporta il protagonista dalla San Francisco del 1900 a una Napoli del secolo breve, mentre Luca Marinelli arricchisce Martin di floride sfumature.

L’attore riesce a mettere in scena la mente di Martin che si fa boia della sua stessa personalità e natura, alcune volte in modo più evidente di altre, ma senza smettere di accompagnare costantemente la narrazione. L’autodistruzione viene mostrata come una parte imprescindibile del tradimento che Martin rivolge a sé stesso. Infatti, la forza del film sta proprio nell’aver reso il personaggio di Jack London un uomo napoletano, poiché la calda passione delle persone del sud Italia rende il personaggio vivo e i suoi drammi tangibili.

Si riesce quasi ad avvertire fisicamente l’intensità dei sentimenti che Marinelli usa per interpretare un potentissimo Martin Eden.

Tornando a Zanna Bianca, se si cerca Jack London, purtroppo, non lo si troverà. Per quanto il regista abbia fatto propria la teoria darwiniana, la trasposizione di Fulci non è fedele al romanzo in quanto del «mondo selvaggio, feroce, il brutale mondo del Nord dal cuore di ghiaccio» è rimasto ben poco. E non solo: non c’è più alcuna traccia del lupo che, a seguito dei maltrattamenti subiti dall’uomo e delle aggressioni da parte di altri cani, diventa man mano più spietato. È un film interessante in quanto è un buon western all’italiana, ma ha poco a che fare con l’opera originale.

Nella vita di Jack London, esattamente come nei suoi romanzi, vigeva la legge Darwiniana e Nietzschiana del più forte.

Charlie e Beauty Smith

Martin Eden, invece, riesce a riportare alla perfezione il bisogno del protagonista di riscattarsi dalla situazione sociale e lavorativa in cui si trova. Dapprima grazie all’innamoramento verso Elena (in originale Ruth) e successivamente per una vera e propria voglia di conoscenza.

Racconta molto bene anche il sofferto distaccamento dalle sue origini che, nel finale, ritornerà man mano più violento.

Nella vita di Jack London, esattamente come nei suoi romanzi, vigeva la legge Darwiniana e Nietzschiana del più forte.

Martin e Margherita

L’incredibile filo rosso che accomuna le due opere di London è la violenza sia essa fisica o spirituale, e grazie allo stile vigoroso e ferino rende al lettore i turbamenti del suo animo che sono ovviamente più evidenti in Martin Eden, ma non per questo assenti in Zanna Bianca.

Leggi anche: Venezia 76: Martin Eden – Il coraggio di diventare Uomini

Autore

Share This