Per il periodo festivo di questo ormai passato 2020, Disney+ ha sicuramente contribuito a rendere il periodo natalizio un po’ più magico. Travestita da Babbo Natale ha lasciato sotto l’albero un paio di regali molto graditi: Soul (il 25 dicembre) e, per l’Epifania, il tanto rimbalzato (e atteso) Onward – oltre la magia.
Ambientato in un mondo in cui la tecnologia ha preso il posto della tanto faticosa magia, Ian Lightfoot, elfo timido e introverso, compie sedici anni. Esperto di magia e di tutto quel mondo ormai dimenticato è, invece, Barley, distruttivo e distratto fratello maggiore, campione di giochi di ruolo storici.
Per il compleanno di Barley la madre Laurel gli consegna il bastone magico del padre Wilden, defunto prima che Ian nascesse, e insieme a questo anche una Gemma Fenice e una lettera con le istruzioni di un incantesimo per portare indietro il padre per un intero giorno. Barley prova tutto il giorno a recitare l’incantesimo senza successo, quando alla fine tenta Ian, la Gemma Fenice si illumina e il corpo del padre inizia a prendere forma. Ma, essendo inesperto, l’incantesimo perde potenza e si interrompe, causando la distruzione della gemma, non prima, però, di aver dato vita almeno alla parte inferiore dell’uomo.
Così, Ian, Barley e i pantaloni partono in missione a cercare una seconda Gemma Fenice per completare l’incantesimo. Il tutto entro il tramonto, quando il padre scomparirà definitivamente.
Call it magic
Il lungometraggio d’animazione firmato Disney-Pixar e diretto da Dan Scanlon inizia con un preambolo storico. Il mondo è abitato da creature fantastiche: le sirene nuotano nel mare, gli unicorni volano leggiadri nel cielo, i centauri cavalcano nella prateria. Ognuno è libero e magico. Gli eroi sconfiggono i draghi e i cavalieri proteggono i castelli. Tra loro vi sono gli stregoni, coloro che riescono a controllare la magia, un’arma potente e infallibile in ogni situazione, ma che richiede impegno e studio. Si usa la magia per ogni cosa, per creare la luce o il fuoco, per aiutare gli altri.
Ma a cosa servono i maghi se c’è l’elettricità? Perché studiare un incantesimo per creare la luce se si può semplicemente attivare un interruttore?

Una delle creature magiche di Onward
Così la magia viene accantonata. Il cemento travolge le praterie e le industrie soppiantano le grandi foreste. Ora le sirene sguazzano nelle piscine delle case, gli unicorni mangiano i rifiuti delle discariche e i centauri usano la macchina. Tutto ciò che sprizzava magia è perso, spento. Una scintilla di magia, però, continua a brillare nel mondo di Onward. Il solo fatto di avere come protagonisti degli elfi e come animale domestico un drago acquatico è magico, si è solo distratti da questa realtà invadente che è riuscita a schiacciare ogni cosa.
Barley e Ian: l’eterno nostalgico e l’adolescente introverso
Il personaggio di Barley, il fratello maggiore (Chris Pratt), è stereotipo di quei vecchietti di paese che continuano a ripetere quanto si stava meglio una volta. Con i suoi circa venticinque anni di età, Barley vive a casa della madre e protesta per preservare i presidi storico-magici. È campione di giochi di ruolo, in particolare di Quests of Yore, gioco storico ambientato nel mondo che, prima dell’industrializzazione, era quello di Onward.
D’altro canto, Ian (Tom Holland) è il classico adolescente riservato e introverso che fa fatica a parlare a voce alta davanti agli estranei. L’animazione lo segue a casa con la famiglia nell’eterna avventura di farsi un sandwich e poi a scuola, tra compagni prepotenti, nel suo tentativo di fare qualche amicizia. Sembra trovare consolazione solo nella voce registrata del padre su un vecchio nastro.
Dan Scanlon ha dichiarato che questa scena, come l’intera storia, si ispira al rapporto con suo fratello:
«La storia del film è ispirata al rapporto con mio fratello e al legame con nostro padre, mancato quando avevo solo un anno. Un parente stretto ci inviò una registrazione in cui papà pronunciava solo ‘Ciao’ e ‘Arrivederci’ (come poi accade ai protagonisti del film) fu magico, che opportunità fantastica sarebbe trascorrere un giorno con chi non c’è più»
Il divario tra i due c’è, sia per età che per mentalità. Innanzitutto Barley ha conosciuto il padre, mentre Ian no e, anche se non lo ammetterà mai, per questo invidia il maggiore. Il carattere invadente di Barley mette più volte in imbarazzo Ian, che reagisce allontanandolo in più occasioni…come dargli torto, d’altronde (se tuo fratello venisse a prenderti da scuola con un furgone scassato decorato con un enorme unicorno sulla fiancata, probabilmente, lo allontaneresti anche tu)!
Onward vs Frozen
«È cominciato tutto con due sorelle, una nata con poteri magici, una nata senza poteri»
Queste parole vi saranno sicuramente famigliari: sono l’inizio del racconto di Olaf in Frozen II – Il segreto di Arendelle. Chi non conosce le famosissime principesse di Arendelle, Anna e Elsa? Dall’uscita del primo Frozen nel 2013 il successo di questi personaggi è stato analizzato e dibattuto praticamente in ogni angolo del globo: il lungometraggio ha un messaggio molto profondo, dei colpi di scena accattivanti e un character design realistico e morbido. Tutti ingredienti perfetti per rendere Il regno di ghiaccio un vero e proprio successo planetario.

Ian e Barley da bambini
Sicuramente per la sinossi di Onward è stato strizzato più volte l’occhio a Arendelle. Infatti Ian e Barley, riducendo all’osso la trama, sono questo: due fratelli, uno nato con il dono della magia e l’altro no. La stessa morale è simile: l’amore fraterno è più importante di qualunque altra cosa.
La dolcezza di Onward
Terzo personaggio principale della storia sono i pantaloni di Wilden, la parte di corpo che riescono a riportare indietro i due. Se animare un personaggio con sembianze umane è già di per sè complesso, animare un paio di gambe senza espressioni lo è ancora di più. Tralasciando le domande banali come “Ma se sono solo gambe come possono pensare o decidere dove muoversi?”, si è presto catturati dalla genuinità dei gesti che compiono le gambe di Wilden.

Ian, Barley e i “pantaloni” in una scena del film
La prima volta che appaiono si muovono a passi piccoli e incerti, cercando di comprendere lo spazio intorno a loro. Il contatto con i figli è dolce e quasi commuovente, pieno di mille parole. Barley da bambino era abituato a usare i piedi del padre come una batteria ed è grazie a questo trucchetto che le gambe di Wilden riconoscono il figlio maggiore.





