
Foibe
Nel 2004 viene istituita ufficialmente la giornata del ricordo delle foibe. Da ben diciassette anni, ogni 10 febbraio si commemora una delle pagine più abominevoli e crude della storia del bel paese. Ogni 10 febbraio tutti gli italiani dovrebbero ricordare un abominio taciuto per più di cinquant’anni.
Il frammento di storia preso in analisi, come già anticipato, riguarda le foibe. Quelle profonde fosse infernali tra Trieste e Istria, che per decine di anni furono le tombe di migliaia di italiani.
Nel nostro piccolo, vogliamo dare voce a migliaia di vittime, come sappiamo fare meglio: attraverso il cinema.
Il film in questione è Red Land- Rosso Istria (2018) di Maximiliano Hernando Bruno, un film coraggioso per due motivi. In primo luogo, è uno dei pochissimi film a trattare tale delicato argomento, sottovalutato e ignorato per molto tempo (ancora oggi ci sono i negazionisti delle foibe). In secondo luogo, il regista mette dalla parte dei «cattivi» non soltanto i fascisti, ma anche i partigiani titini, per sottolineare che tutti gli estremismi (sia rossi che neri), hanno fatto tanto male.
Prima però di andare avanti con l’analisi del film, vogliamo fare un excursus storico per inquadrare meglio il contesto.
8 settembre 1943: l’Italia apprende dell’armistizio di Cassibile. La penisola cade nel caos e per gli italiani che vivono in Istria, Fiume, Dalmazia e nel Friuli inizia l’inferno. Da un lato i tedeschi tentano le ultime disperate retate, dall’altro i partigiani comunisti, comandati dal generale Tito, avanzano, eliminando i nazi-fascisti.
Per gli italiani iniziano tempi difficili, e quei territori si presentano spaccati. Mentre la gente locale festeggia per la caduta del fascismo e per la ritrovata libertà (senza sapere che un’altra spietata dittatura fosse alle porte), gli italiani che ormai consideravano quelle terre come la loro casa, vivono nella diffidenza e nel timore. La gente locale sputa loro in faccia l’odio e il disprezzo e i partigiani titini iniziano una campagna antitaliana (e non solo), che porterà a una vera e propria pulizia etnica.
Uomini, donne, bambini e anziani si vedono costretti a emigrare per avere salva la vita, mentre chi rimarrà in quei luoghi incontrerà la morte per mano dell’odio comunista.

Esule giuliana
Il film di Maximiliano Hernando Bruno è ambientato nel settembre del ’43 e non si sofferma tanto sui disagi creati da un esilio forzato, quanto sulle foibe e sui sentimenti di odio, rabbia, rancore, spaesamento e paura che animavano da una parte gli italiani e dall’altra i comunisti.
Il regista prova a umanizzare la storia. Quando i colonnelli fascisti ricevono la notizia dell’armistizio, vediamo la preoccupazione e l’ansia non di uomini politici legati al partito, ma di padri, mariti e figli preoccupati per i loro affetti.
Bruno non dà un taglio politico alla vicenda, ma umano e sentimentale; dipinge il terrore degli italiani, il loro futuro distrutto e la speranza di una rivincita tedesca, non perché fossero nazisti, ma perché vedevano nei tedeschi l’unica soluzione per riprendersi le loro vite.
Professor Ambrosin: «Povere vittime prigioniere della loro ignoranza, carne da macello sottomessa al volere dei propri governanti, corvi in attesa di cibarsi delle loro carcasse, asini che governano pecore. Questi sono gli italiani».
Norma Cossetto: io non dimentico
Protagonista del film è la giovane Norma Cossetto (interpretata da Selene Gandini); per ritrarre questo personaggio il regista si è basato sul diario scritto dal cugino di Norma quando aveva novantasei anni.
Norma era figlia di un dirigente locale del partito fascista e naturalmente era iscritta ai gruppi fascisti. Conduceva una vita normale e tranquilla, aveva ventitré anni e in quel settembre del ’43 doveva preparare la tesi di laurea che aveva per oggetto la sua amata Istria e il suo colore rosso.
Norma, oltre a essere innamorata della vita, era attaccata alla sua terra: la sua tesi infatti si sarebbe dovuta intitolare “Istria Rossa”, titolo riferito alla bauxite che dava il colore rossastro alla terra.

Norma Cossetto
Il 26 settembre Norma viene interrogata da due esponenti delle milizie titine, ma senza rivelare nulla, non per fedeltà nei confronti del partito, ma per lealtà verso la figura paterna. Dopo averla minacciata per non aver voluto rinnegare di essere italiana, la mandano a casa. L’indomani verrà convocata nuovamente senza sapere che non avrebbe più rivisto la sua famiglia.
La ragazza viene brutalizzata e torturata e il 5 ottobre dopo incessanti torture verrà gettata nella foiba di Villa Surani. Il corpo fu ritrovato anni dopo insieme a quello di altre centinaia di persone: quello di Norma era talmente martoriato che fu impossibile decretare se vi furono tracce di violenza, anche se appare scontato.
Mentre Norma cammina a piedi nudi in quella terra rossa che le costerà la vita, ricorda quanto amasse andare in bicicletta per i campi istriani.
Norma è morta a ventitré anni perché suo padre era fascista; è stata picchiata e violata perché non ha rinnegato l’Italia.
Norma è stata gettata in una fossa profonda un centinaio di metri con i polsi legati da un fil di ferro, perché era orgogliosamente italiana.
Immaginate che mentre state conducendo la vostra vita serenamente un gruppo di uomini vi picchi e vi riduca in fin di vita per poi condurvi davanti alle foibe e gettarvi lì, insieme ad altre persone innocenti.
Chiudete gli occhi e provate a immaginare di morire in una foiba: senza luce, assetati e circondati da puzza e morte. Immaginate di avere le ossa fratturate e di morire dentro una di quelle foibe pregando affinché le vostre sofferenze finiscano. Ma soprattutto provate a immaginarvi pochi secondi prima di cadere in quella foiba con i polsi e i piedi doloranti, e senza più speranza.
Immaginate che vi accada tutto questo perché siete italiani.
Chi vide il corpo di Norma rimase sconcertato di fronte a tale vista, perché in quei corpi e in quelle fosse si vedeva riflessa la bestialità dell’uomo e la sua miseria.
Tuttavia, tra film e realtà ci sono alcune sottili differenze. Nel film Norma viene consegnata ai comunisti da Giorgio e Adria, due cari amici di infanzia. Il primo è un disertore ricercato dai nazisti, la seconda è figlia di un generale fascista. Entrambi si arruolano nelle fila titine.
Quando Giorgio capisce che quegli uomini sono assassini, prova a redimersi e cerca di salvare Norma, ma invano perché i partigiani lo uccideranno dopo averlo scoperto.
Molto più interessante è la figura di Adria: la giovane non tradisce soltanto l’ideale fascista, ma anche la sua famiglia e rinnega il suo essere italiana. Adria è talmente tanto accecata da questa ideologia della liberazione da non rendersi conto di essere caduta in un’altra dittatura.
Adria è la dimostrazione di quanto gli estremismi siano nocivi perché come un vortice risucchiano la tua abilità di pensare e ti indottrinano alla legge della violenza e della barbarie. La ragazza non si lascia impietosire dalla madre né tantomeno dalla sorellina. Non capisce che quegli uomini si stanno servendo di lei solo per raggiungere i loro scopi.

Red Land (Rosso Istria): Adria
A differenza di Giorgio che prima di morire si pentirà di quello che ha fatto, Adria morirà senza rimpianti per mano tedesca.
Professor Ambrosin: «A te che intraprendi la strada della vendetta ti consiglio di scavare due fosse, una per il tuo nemico e una per te stesso».
Arrivati a questo punto che differenza c’è tra nazisti e comunisti? Da un lato è vero che i titini hanno contribuito alla lotta anti-nazista, ma hanno eliminato anche chi, pur essendo slavo o croato, non la pensava come loro, perché visto come potenziale nemico.
Sapete quante famiglie hanno distrutto soltanto perché uno dei componenti aveva sposato un italiano/a? Se la storia non ci inganna i nazisti hanno fatto la stessa con i matrimoni misti tra ebrei e tedeschi.
Italo: «La sua bocca è enorme, presto ci divorerà tutti, escono delle urla dal suo interno, riesco a sentirle ogni sera».

Foiba di Villa Surani
All’inizio del film nessuno può lontanamente immaginare cosa siano le foibe, l’unico che cerca di avvertire i cittadini che stanno arrivando nuove minacce è Italo.
Italo è un vagabondo mezzo pazzo che vive nella piazza di Visinada. Dopo l’annuncio dell’armistizio, Italo non è affatto tranquillo. È teso e nervoso come se sapesse tutto, come se avesse avuto una sorta di premonizione. Italo grida che la dittatura non è finita, ma nessuno lo ascolta. Assomiglia al filosofo che urla la morte di Dio, ma invano dato che gli uomini lo considerano folle.
Professor Ambrosin: «Se il diavolo ha creato tanta bellezza, allora forse una scintilla di buono c’è in lui o forse lo abbiamo inventato per non dire che il diavolo siamo noi».
In Red Land ci sono i comunisti e i fascisti, chi spera nel salvataggio delle truppe titine e chi prega affinché il Duce ritorni. Tutti i personaggi hanno un colore politico, tranne il professore Ambrosin (Franco Nero). Lui non si schiera né da una parte né dall’altra, perché è l’unico in grado di vedere la vera natura dell’uomo. Il professore ha capito perfettamente che l’essere umano è crudele per natura e che non fa altro che seminare morte e violenza.
Professor Ambrosin: «La guerra non finirà , forse questa finirà, ma poi da un’altra parte ce ne sarà un’altra e in futuro ritornerà qui da noi. La storia del genere umano ci insegna questo da quando ci siamo eretti su due gambe».
Prete: «Ma Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza».
Professor Ambrosin: «Non vorrei affatto che Dio somigliasse a noi, gli abbiamo crocifisso il figlio. Se l’avessero fatto a me, mi vendicherei. Ecco non vorrei che tutto quello che sta succedendo nel mondo faccia parte di un unico immenso disegno di vendetta di Dio».
Prete: «Semmai è Satana che entra nei nostri errori».
Professor Ambrosin: «Può darsi, ma se Satana crede di poter peggiorare l’uomo, è davvero un ingenuo».
La memoria
Il film inizia e finisce con un’anziana signora (la sorellina di Adria) che ritorna a Visinada dopo sessant’anni con la nipote. All’inizio non vuole che la ragazzina l’accompagni a visitare il magazzino 18 perché non vuole rattristarla con il suo dolore. Alla fine però si decide e la porta a vedere la foibe, raccontandole di Norma.
Queste scene, di per sé non fondamentali ai fini della trama, lanciano un messaggio importantissimo. Come la nonna (Geraldine Chaplin) racconta alla nipote la storia del suo esilio e della morte di Norma, ogni italiano dovrebbe parlare e informarsi sulle foibe e diffondere la memoria affinché nessuno possa più negare questo massacro.




