Genius – Un poetico intenso, ma un po’ ovattato

Andrea Vailati

23.11.2016

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Genius – Un poetico intenso, ma un po’ ovattato

Genius
Colin Firth in “Genius”

Ogni grande artista necessita di qualcuno che creda in lui, di qualcuno che capisca quanto valga. Ma chi è davvero il genio?

L’editore Max Perkins è il vero protagonista di questa storia. Un nome sconosciuto, eppure molto più vicino a noi di quanto possa sembrare, poiché non è mai stato in prima linea, ma dietro grandi nomi come Hemingway, Fitzgerald e Wolfe.

Genius ci riporta nell’America del primo ‘900, epoca che si avvicinava a una grande crisi, epoca dei poeti.

Colin Firth interpreta il grande editore, Jude Law interpreta l’irrequieto scrittore Thomas Wolfe. Il primo comprende che il secondo ha qualcosa da narrare al mondo, il secondo comprende che potrà farcela solo grazie al primo.

Ecco crearsi un’amicizia di profonda intensità e complicità, i due regalano al mondo opere letterarie che oggi stanziano nell’eternità.

Genius ci racconta la grandezza iper produttiva e implacabile di Wolfe, Genius ci racconta la capacità di un uomo come Max Perkins di addentrarsi nella mente di un artista. Uomo quieto, obbiettivo, razionale eppure capace di cogliere le soggettività di uomini inquieti come sono gli scrittori, di muoversi nei loro mondi indicandogli la via, costruendo il giusto castello per le loro ineguagliabili penne.

Nicole Kidman si mostra un’intensa donna succube di un uomo, Wolfe, avvolto nel suo egocentrismo, in cui ogni persona del mondo non è che un personaggio delle sue storie a lui assoggettabile.

Jude Law ci mostra tutti i lati dell’artista irrequieto, la sua capacità di contemplare la poesia dell’esistenza, imbarcandosi in poetiche condizioni assimilanti l’essenza della vita in tutta la sua potenza, il tutto contrapposto a una smisurata illogicità nel vivere il mondo reale.

Colin Firth ci mostra la potenza di un uomo equilibrato, capace di essere padre, marito, la potenza di un uomo che non necessita inquietudine esistenziale per essere un genio.

Tutto molto bello sulla carta, ma a mio avviso un po’ troppo ovattato, un po’ troppo descrittivo. Genius ci da tanti spunti senza mai affondare il coltello narrativo in nessuno di questi. L’inquietudine è fin troppo superficiale, l’irrequietezza didascalica, la potente relazione editore autore con alti e bassi si mostra fin troppo mediata. Insomma un film molto moderato, lo spettatore non sbalza nell’intensità, ma mantiene un assetto pacato, forse troppo.

I personaggi sono ipotizzati nella loro complessità, ma mai realmente narrati con tale profondità, facilmente accessibili, esseri umani contorti vengono profondamente semplificati anche nelle loro accezioni che, in teoria, dovrebbero apparire più contorte.

L’arte e l’ispirazione sono mostrate più nei tratti citati dai libri di Wolfe che dal personaggio in sé, lo scuotimento esistenziale viene a stento sussurrato, infine trionfa il personaggio di Perkins proprio perché forte del suo geniale equilibro intellettuale ed esistenziale, in un film fin troppo equilibrato.

Genius è un film poetico, ma troppo facilitato, un film banale nella sua struttura, forse da copione.

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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