Può sembrare un paragone molto azzardato, ma, da grande fan di entrambi i film, mi permetto di citare il regista Paul Thomas Anderson che, riferendosi alla decisione di Thomas Pynchon di cedere i diritti cinematografici del suo romanzo Inherent Vice, disse: «As a fan, if someone is going to fuck it up, I want to be the one who fucks it up» (IndieWire).
Il regista californiano ha dunque l’onore e l’onere di portare sullo schermo, per la prima volta, un’opera di Pynchon. Decide di mantenere i dialoghi e il ritmo della versione su carta, una scelta che potrebbe risultare rischiosa (basti pensare a Il grande Gatsby), ma dalla quale scaturisce un’atmosfera offuscata, con una trama misteriosa e letteralmente annebbiata da nuvole di fumo.
Il detective Sportello, per gli amici Doc, è uno degli ultimi hippie di Los Angeles e assiste, intorpidito dalle droghe, al disfacimento della società degli anni Sessanta, rappresentata da una serie di personaggi improbabili, caratteristici o semplicemente metaforici di un nuovo mondo, fatto di soldi, sesso e una misteriosa nave.

Anche il Drugo è un detective, improvvisato, certo, perché alla fine lui voleva solo un nuovo tappeto. Ma anche la società in cui si muove sta collassando. Eppure, mentre nell’universo di Pynchon si aggirano motociclisti nazisti e Pantere Nere, i fratelli Coen li chiamano semplicemente nichilisti.
Le differenze tra i due film sono moltissime. Quello dei Coen è una commedia; Vizio di forma fa ridere, ma non lo definirei propriamente una commedia. In effetti, non è facile attribuirgli un genere preciso, e non è questa la sede per farlo. Non siamo qui per analizzare i film nel loro complesso, ma per soffermarci unicamente su quella nostalgica sensazione che entrambi trasmettono: quella di un mondo che sta cambiando.
Poliziotto: «Il signor Treehorn fa girare molti soldi in questa città. Tu fai girare solo le palle. La nostra è una graziosa cittadina balneare e il mio obbiettivo è mantenerla tranquilla. Perciò ti chiarisco una cosa: non mi piace che tu vada in giro a importunare i nostri cittadini, Lebowski… col tuo cognome da mezzasega, con la tua faccia da mezzasega, con i tuoi modi da mezzasega e non mi piaci tu… mezzasega! Sono stato abbastanza chiaro?».
(Il grande Lebowski)
La polizia di Los Angeles non ci fa una bella figura in queste pellicole; anzi, è dichiaratamente schierata dalla parte del progresso: picchiano il Drugo e pestano Doc, come fa Bigfoot, letteralmente e ripetutamente, nel corso del film.

Bigfoot: «Ciao, bello! Non voglio che paghi l’affitto. L’affitto è uno sbattimento. Voglio vederti in una casetta tutta tua. […] Basta pallose verifiche sul credito! Basta caparre minime truffaldine! Non è roba per te. No, senti qua: cucina completa con forno automatico autopulente e angolino colazione. Alla grande! […] E soprattutto una vista sulle chiuse del canale Dominguez si può descrivere solo in due parole: che sballo!».
(Vizio di forma)
È proprio il personaggio di Bigfoot, interpretato da un inaspettato Josh Brolin, a regalarci, nel finale del film di Anderson, il momento in cui comprendiamo che, effettivamente, quelle sensazioni che io e Doc abbiamo provato guardando Vizio di forma sono fondate e non solo il frutto di un mix di alcol e droghe.
Niente spoiler, perché Vizio di forma ve lo consiglio caldamente e non voglio rovinarvelo. Però, se siete talmente autolesionisti da non fidarvi di un mio suggerimento, allora andate su YouTube e fate il vostro gioco.
Se invece non vi è piaciuto Vizio di forma, contattatemi: ci vediamo in un vicolo buio, dove e quando preferite, e ne parliamo faccia a faccia.
Il grande Lebowski può sembrare in secondo piano, ma soltanto perché l’argomento di questo articolo non è il tema principale del film, bensì una sfaccettatura che ho notato personalmente nel personaggio interpretato da Jeff Bridges.
La sensazione nostalgica, le palme secche, una Los Angeles del dopoguerra: sono elementi che ritroviamo in entrambi i film. Anche se Doc e il Drugo sono agli antipodi sul piano caratteriale, con il primo più ermetico e il secondo più rilassato, hanno in comune una cosa: il peso di una globalizzazione aggressiva, che minaccia il loro stile di vita e li trascina verso il decadimento.

Entrambi sanno come stanno le cose. Per Doc e Bigfoot servirebbe un guardiano, perché i cambiamenti investiranno anche dall’altra parte. Il Drugo, invece, sa aspettare. E aspetterà.




