Il castello errante di Howl – Miyazaki e la poetica dell’umanità

Andrea Vailati

23.09.2016

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Vi è una tradizione occidentale della trama dominante, in cui lo spettatore viene coinvolto soprattutto dalla storia portante, più che da ogni singolo elemento di contorno. Il metro di giudizio non lascia poco spazio all’immagine e al simbolo, concentrando l’attenzione sulla narrazione e imponendo un ritmo dinamico, proiettato verso il compimento finale di un concatenazione di eventi.

A questo approccio, il cinema orientale risponde inglobando lo spettatore in uno scenario visivo più ampio, dove ogni istante e ogni sequenza diventano anche occasione di ricerca emotiva, una forma di contemplazione poetica che, per noi, è spesso più sfuggente.

Il cinema orientale attraversa così, con grande maestria, tutti i nostri sensi, spingendosi oltre la mente e arrivando sino allo spirito.

Sophie: «Saranno nemici o amici?».
Howl:
«Gli uni o gli altri è la stessa cosa».

Il castello errante di Howl
Sophie in Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)

Miyazaki è uno dei grandi maestri di questo mondo.

Siamo nel campo dell’animazione, ma questo non deve inibirci: Il castello errante di Howl si rivela, infatti, un meraviglioso manifesto dell’intrecciarsi di tale forma con un’espressione puramente poetica del cinema.

Sophie è la protagonista della nostra storia, ingenuamente inebriata della propria semplicità.

D’un tratto subentra la magia, in primis posta nella sua oscurità: una strega la maledice, gelosa di un suo fugace incontro con Howl, affascinante ed enigmatico personaggio, avvolto in un mistero che presto si rivelerà emblema dell’intera storia.

Sophie viene vincolata a una “falsa vecchiaia” e, fuggendo, forse per caso o forse no, si ritrova proprio davanti alla porta del castello errante di Howl.

Ecco che subentra il simbolismo: tanto gli personaggi quanto il castello divengono luoghi e paradossi dell’animo umano.

Il castello errante di Howl
Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004)

In un clima narrativo sempre fuggente emergono temi sociali come la guerra, posta in un’iperbole distopica di grande atrocità, della quale, nonostante non venga mostrata l’origine, è fortemente evidente il tratto disumano. Sono presenti anche temi introspettivi, come la sottile fune sulla quale naviga la fragilità, fluttuante tra l’oscurità e la dolcezza più pura.

La più grande battaglia di cui il film si fa carico in un mondo delicato e onirico, seppur capace di scaraventarci in una tenebra spaventosa, è quella tra luce e oscurità, dove le grandi ombre non possono essere sconfitte se non dal puro e ingenuo amore.

Ecco, proprio le ombre si sfumano nelle mille immagini offerte dai personaggi e dalle loro complessità: Howl è un eroe controverso, giunto a patti con un demone che, a sua volta, è rappresentato come un fuoco parlante, anch’esso immerso in un perpetuo conflitto che non permette di inquadrarlo secondo un semplice canone negativo.

Howl è quindi radicato in un’oscurità complessa, mostrata attraverso un alter ego mostruoso, contaminato e afflitto dalla sua stessa lotta interiore.

A tratti egoista, a tratti codardo, egli trova in Sophie una vera e propria chiave: inattaccabile, incorruttibile, un’essenza pura. Ed ecco mostrarsi una meravigliosa storia d’amore, sospesa fino in fondo, incerta in ogni tratto: ecco mostrarsi la poesia.

Ogni altro personaggio, ogni parte della fiaba, è un ulteriore simbolo, ed è nella comprensione dei simboli che si risolve la storia stessa.

Il castello errante di Howl è uno sguardo sul viaggio umano.

Infine, il viaggio non si ferma: smette di essere incerto nel suo vagare, non perché abbia trovato una fine, ma una prospettiva di pace, navigando consapevole dell’unica idea immutabile: l’amore.

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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