Tarantino – Cinque tra i suoi migliori personaggi secondari

Andrea Vailati

Novembre 15, 2016

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Oggigiorno si parla tanto di Tarantino.

Nonostante l’ultimo film abbia subito non poche critiche, il cinema tarantiniano è in un pieno momento di “cultizzazione”, un vero e proprio fenomeno di massa verso il ritorno ai classici del regista pulp.

A tratti sembra quasi un fenomeno mercificante, quasi Tarantino sia divenuto un brand, quasi vada di moda diffondere immagini di Kill Bill, video di Pulp Fiction e cosi via.

Questo non cambia, però, un’ineluttabile verità: Tarantino è un grande regista, chi lo definisce genio, chi grande emulatore, chi mainstream, ma, a mio avviso, Tarantino è uno dei più interessanti registi di sempre, un vero maestro del Cinema.

Questa rubrica proverà a ricordarne il motivo.

Tarantino
Tarantino

Tra le tante peculiarità a lui affini, oggi volevo trattare una delle mie preferite: la sua geniale capacità di caratterizzazione dei personaggi, ancora più ineguagliabile quando si tratta di quelli secondari. Bastano pochi minuti per costruire storie epiche, poche battute a strutturare un personaggio capace di divenire icona, poche inquadrature a renderlo leggendario.

Ecco cinque tra i migliori personaggi secondari di Tarantino.

Hattori Hanzo – Kill Bill Vol. 1

Tarantino
Sonny Chiba in “Kill Bill Vol. 1”

Hattori Hanzo: «Ho fatto ciò che 28 anni fa, davanti a Dio, avevo giurato di non fare più. Ho creato qualcosa che uccide le persone. E in questo ho avuto successo. L’ho fatto perché, filosoficamente, sono favorevole al tuo scopo. Senza presunzione, questa è la mia spada migliore. Se nel tuo viaggio dovessi incontrare Dio, lo trapasserai. Bionda guerriera, vai».

Quando si tratta di Kill Bill, ogni questione è capolavoro. In ogni scenario, che fosse registico, musicale, fotografico, Tarantino ha giocato con l’arte del cinema come in pochi hanno fatto nella storia.

Ogni personaggio di Kill Bill è caratterizzato a tal punto da trascendere il cinema stesso, divenendo icona, a tratti leggenda. Chi non vorrebbe una spada di Hattori Hanzo? La lama che può trafiggere Dio, la lama che non ha prezzo. Ecco, l’uomo di Okinawa si presenta come un venditore di sushi, ma Beatrix Kiddo sa che dietro c’è una storia ben più grande. Con qualche scambio di battute colpisce nel segno, svelando l’identità nascosta. Hattori Hanzo, l’uomo le cui spade non hanno eguali. Egli non avrebbe dovuto più costruire “qualcosa che uccide le persone”, ma basta un nome per infrangere il divino giuramento: Bill.

Curiosità: Hattori Hanzo è un samurai e condottiero giapponese realmente esistito nel 1500. Inoltre Sonny Chiba aveva già interpretato, molti anni prima, Hattori Hanzo nella serie tv degli anni ’70 Kage-no Gundan.

Mr. Wolf – Pulp Fiction

Tarantino
Harvey Keitel in “Pulp Fiction”

Winston Wolf [al telefono con Marcellus]: «È un tipo isterico?… a che ora è prevista?… m-mh… ripetimi i nomi dei presenti… Jules, nero… m-mh… Vincent, bianco… Jimmy, bianco… Bonnie, nera… m-mh… un corpo senza testa… ci vogliono trenta minuti, ce ne metterò dieci».

Siamo nel mondo di Pulp Fiction e, in uno dei massimi momenti del pulp comico tarantiniano, ecco arrivare lui. Harvey Keitel (grandissimo attore noto per Mean Streets, Taxi Driver e Le Iene) si presta, nel classico spirito dei film alla Quentin, a un ruolo breve, ma più che mai sui generis. Un elegantone, leggendario per il suo sapere risolvere situazioni drastiche e delicate.

Neanche il tempo di arrivare e ha già preso il controllo; ordina il suo caffè con tanta panna e tanto zucchero, ed ecco organizzato un piano semplice, ma meravigliosamente efficace. Personaggio carismatico, pungente e di un pragmatismo eccelso. Nessuno sa nulla di lui, eppure tutti vorrebbero vederlo all’opera. Presenzia in una brevissima parte del film, ma ne è un elemento indelebile.

Curiosità: Il personaggio fu scritto appositamente per Harvey Keitel. Nella sceneggiatura originale la macchina doveva essere una Porsche argentata, ma poi venne utilizzata una Acura NSX.

Pai Mei – Kill Bill Vol. 2

Tarantino
Gordon Liu in “Kill Bill Vol. 2”

Bill [raccontando la storia di Pai Mei]: «Tanto tempo fa, in Cina – si trattava all’incirca dell’anno 1003 – il sommo sacerdote del Clan del Loto Bianco, Pai Mei, stava camminando per strada, contemplando qualsiasi cosa un uomo dal potere infinito come Pai Mei potesse contemplare […]
Intenzione del monaco era forse quella di insultare Pai Mei? O forse non era egli riuscito a vedere il generoso gesto sociale? Le ragioni del monaco restano ignote. Ma sono note le conseguenze.
Il mattino seguente, Pai Mei si presentò al tempio Shaolin e pretese che il sommo abate del tempio gli offrisse il suo collo da tagliare – per rimediare all’insulto. L’abate all’inizio cercò di consolare Pai Mei, ma ben presto si accorse che Pai Mei era inconsolabile.
Così cominciò il massacro del tempio Shaolin e di tutti i 60 monaci che ospitava, per mano del Loto Bianco. E così cominciò la leggenda della tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita».

In Kill Bill Vol. 2 la sposa è rinchiusa in una bara, sepolta viva, disperata. Così inizia il flashback sui crudeli insegnamenti di Pai Mei. Bill e Beatrix attorno a un fuoco, suonando il flauto e raccontando la sua storia: subito nasce la leggenda.

Il secolare Loto Bianco risulta ai nostri occhi il più forte dei combattimenti.

Beatrix va ad allenarsi da lui, lo sfida, ma invano. Tarantino subito ci mostra delle abilità al limite del reale, saltare in piedi su una spada, schivare qualunque colpo; ecco mostrarsi Pai Mei, crudele, cinico, assolutamente privo di emozioni, misogino. Con un pugno da dieci centimetri di distanza distrugge un pezzo di legno alquanto spesso, subito pretende il massimo dalla nuova allieva. Ma la saggezza del monaco è percepibile, nell’aria si sente sussurrare un forte rispetto per la bionda guerriera. Solo a lei sarà concesso l’onore di imparare l’impareggiabile tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita.

Curiosità: Pai Mei è un noto maestro di arti marziali del 1600. Tale figura era già stata portata sul grande schermo nella Hong Kong degli anni ’70 dai fratelli Shaw.

L’orso ebreo – Bastardi senza gloria

Tarantino
Eli Roth in “Bastardi senza gloria”

Aldo Raine: «È il sergente Donnie Donowitz. Magari lo conosci meglio con il suo soprannome: L’Orso ebreo. Se hai sentito parlare di Aldo l’Apache avrai sentito parlare anche dell’Orso ebreo».

In Bastardi senza gloria Tarantino stravolge la storia, come nella commedia latina di Plauto, i ruoli s’invertono. Un gruppo di ebrei va in giro uccidendo nazisti, stravolgendo i loro piani e progettando di disinnescare la bomba nazionalsocialista e il suo folle creatore, Hitler.

Piano piano, come solo lui sa fare, Tarantino ci presenta la squadra, la caratterizza, tra il buffo e il sadico, mostrandocela come la componente dei buoni, gli eroi della storia per intenderci. In un dato momento Brad Pitt interroga un nazista, il quale tace finché non sente nominare L’Orso Ebreo: in pochi istanti la scena si caratterizza di musica solenne e di un’inquadratura fissa che precede l’ingresso di colui divenuto leggenda.

L’Orso Ebreo entra in scena con uno sguardo bastardo e una mazza da baseball su cui sono incise le firme di tanti ebrei, tra cui quella di Anna Frank.

Tarantino trasforma il suo personaggio nella personificazione dell’ira vendicativa ebraica, implacabile, distruttiva.

Curiosità: Quentin Tarantino aveva pensato ad Adam Sandler per il ruolo del sergente Donny Donowitz, ma Sandler ha dovuto rinunciare perché stava girando Funny People.

Mr. Brown – Le Iene

Quentin Tarantino ne “Le Iene”

Mr. Brown: «Finché un bel giorno incontra un tipo cazzuto alla John Holmes e allora vai alla grande! Cioè, uno che con l’attrezzo ci scava i tunnel, come Charles Bronson ne La grande fuga. Lei ci da dentro come una maiala, finché sente una roba che non sentiva da un secolo: dolore… Dolore. Le fa male! Le fa male… Non dovrebbe, perché la strada e bell’e che asfaltata ormai, ma quando il tipo la pompa, le fa male. Lo stesso dolore che sentì la prima volta, capite? Il dolore fa ricordare alla scopatrice folle le sensazioni di quando era ancora vergine… E quindi, Like a Virgin!».

Le Iene è il primo lungometraggio di Quentin Tarantino. Ci vorrebbe un articolo per parlare dell’innovazione cinematografica de Le Iene, come ci vorrebbe un articolo per parlare di tutti i meravigliosi camei che si è ritagliato Tarantino nei sui vari film. Per rendergli onore ho deciso di mettere come uno dei suoi migliori personaggi secondari proprio un personaggio da lui interpretato, proprio colui che apre il suo primo film: Mr. Brown.

Durante la scena iniziale la telecamera gira intorno a un tavolo, sempre in movimento, senza mai interrompersi: ecco Mr. Brown. Il suo vero nome lo scopriremo solo dopo l’origine, nel pieno di un’analisi su Like a Virgin, totalmente sui generis, il primo grande divertissement di Tarantino. Mr. Brown non farà una bella fine, avrà un ruolo piuttosto limitato, ma da quel momento resterà nella leggenda come primo momento cult del cinema di Quentin, fatto da egli stesso.

Curiosità: Inizialmente Tarantino voleva interpretare il ruolo di Mr. Pink, al quale aveva attribuito proprio il dialogo su Like a Virgin, per poi lasciarlo a Steve Buscemi, tenendosi la scena iniziale.

Ad Honorem:

Esteban Vihaio – Kill Bill Vol. 2

Tarantino
Michael Parks in “Kill Bill Vol. 2”

Esteban: «Sai, perdere la testa per una donna come te è sempre la cosa giusta da fare!».

Capitano Koons (Christophen Walken in Pulp Fiction)

Christophen Walken in “Pulp Fiction”

 Capitano Koons: «… Per come la vedeva tuo padre, quest’orologio era tuo di diritto, che fosse dannato se quei musi gialli mettevano le manacce sui beni di suo figlio. Così l’ha nascosto nel solo posto dove sapeva di poterlo fare: nel sedere, per cinque lunghi anni ha tenuto l’orologio infilato nel sedere. Poi è morto di dissenteria, mi ha dato l’orologio. Ho nascosto questo scomodo pezzo di metallo nel sedere per due anni. Poi, finalmente, sono stato rimandato a casa dalla mia famiglia. Adesso, giovanotto, consegno a te l’orologio».

Lance – Pulp Fiction

Eric Stoltz in “Pulp Fiction”

Lance: «Senti, tu l’hai portata qui, perciò gliela fai tu l’iniezione. Quando porterò da te una in overdose le farò l’iniezione!».

Leggi anche: I migliori camei di Tarantino nei suoi film

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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