Home I nuovi arrivati Taranta On The Road- Quando semplicità e ritmo svelano grandi realtà (con...

Taranta On The Road- Quando semplicità e ritmo svelano grandi realtà (con Intervista a Regista e Protagonista)

Taranta on the road è un film che fa del titolo una grande chiave di lettura.

Sulla strada, per l’appunto, si incontrano storie.

Sulla strada, piccoli spaccati di umanità, con proprie lingue e dialetti, si intrecciano in un racconto che supera le barriere, connettendo diverse realtà, cercando di mostrarci un filo conduttore.

Taranta è sinonimo di un’identità, quella salentina, quella pugliese,  che supera ogni repressione, non per un morso di ragno ma per la voglia di una donna di poter essere libera, ma così forte come tema da poter trascendere il territorio.

Taranta è un ritmo, una musica, un trait d’union tra due giovani immigrati, dal destino avverso ed ingiusto, ed un gruppo musicale forse arreso ad una prospettiva da sagre e matrimoni eppure, capace, senza manierismi, di guardare oltre il loro naso, tra sogni ed empatia umana.

Taranta on the road è dunque un film di contatto, due diverse realtà, in un viaggio che per qualche ragione, che non può che esserci, si sono incontrate.

“Sono i piccoli uomini che fanno la storia” ci ha risposto il regista Salvatore Allocca alla nostra domanda, durante l’anteprima di questo suo secondo film al Bif&st, se un “piccolo” film potesse raccontare qualcosa di grande.

E, come la splendida semplicità, di quelle appassionate e capaci di arricchire del regista, così il suo film, a tratti un po’ acerbo ma con voglia di ricerca, è uno slancio verso i grandi temi di oggi, senza necessità di timbrarli con un profilo tragico, ma ritmico e sinceramente umano.

Una donna mussulmana che balla la pizzica ha dell’universale, “universale perché tutte abbiamo bisogno di liberarci” come con forza ci racconta Nabiha Akkari, protagonista molto intensa di questo breve racconto di contemporaneità.

L’attrice infatti, con dolcezza e consapevolezza, al nostro definire razzista un mondo che non accetta il diverso, ci ricorda che spesso è “semplicemente” dovuto alla paura, dove dovremmo imparare a capirci meglio.

E come fare?

Molto spesso ascoltando o, in questo caso guardando piccole storie, senza iperboli, che, tra amore, imbarazzo, battute dialettali, stereotipi e sorrisi, amari ma anche dolci, ci ricordano che il mondo è fatto di uomini e donne che cercano la loro strada, e forse sarebbe giusto, quando possiamo, dargli un passaggio.

L’intervista completa con il regista e l’attrice protagonista (riportata da Matteo Viesti)

Piccola produzione, piccolo regista, piccola attrice è stato un p0′ il fulcro della  presentazione che ha fatto Nabiha Akkari prima dell’inizio del film. Ma può un film “piccolo”, quindi anche un piccolo spaccato, su di un territorio specifico, parlare di un argomento così grande come l’immigrazione?

Si sicuramente, sono i piccoli uomini che fanno la storia. Da una piccola storia si può raccontare uno spaccato che poi è globale. Qui si parla di immigrazione da un lato ma anche di quel sentimento comune che coinvolge questa nostra generazione, un precaria ed un po’ liquida, di ritrovare un proprio sogno, a volte volendo andar via a volte cercando una compiutezza, che finché non raggiungiamo non viviamo bene!

E’ voluta questa linea di connessione tra varie difficoltà e limiti tra le culture messe in campo, questa comunione di limiti e barriere mentali?

Si, assolutamente, il discorso è far emergere che le differenze tra loro e noi sono parte di una stessa umanità. Non sono colori e la cultura a farci diversi. Ognuno può pensarla come crede, ed è giusto così.

Una scena molto forte è stata quella della donna araba che, d’improvviso inizia a ballare la pizzica. Volevate rendere l’idea di libertà della donna, costretta da una società che le impedisce di potersi esprimere?

La pizzica è tematica, ci siamo fatti agli scritti di De Martino: la ripresa della storia della pizzica, citata nel film, è assolutamente voluta e totalmente funzionale. Come danza ballata dalle donne per liberarsi dai pensieri e per sfogare la rabbia, e ambientando la storia in Puglia, ci è sembrato essenziale inserirla in questo contesto e con questa valenza.

Intervista a Nabiha Akkari

Il fatto che una donna araba balli come una donna tarantina, dona al suo personaggio un carattere di universalità e di abbattimento di barriere?

Nei paesi arabi, si balla in maniera molto simile. In questa scena ci sono moltissime emozioni differenti, una somma di sentimenti. E’ presa dal ritmo, dal momento. Si, è universale perché tutte abbiamo bisogno di liberarci, il ritmo è universale. E’ stata una scena che, girandola, mi ha preso completamente: l’operatore ballava con me, ed ero talmente presa, come in una trans, e mi sono addirittura rotta la mano sbattendo contro la macchina da presa!

Un ultima domanda, inerente ad un tema che è centrale ma che è stato trattato con molta delicatezza nel film: quello della accoglienza e dell’incontro delle culture, in una società attuale che è sempre più razzista e che è sempre meno incline al dare ospitalità. Tu hai reso un personaggio forte, deciso, risoluto, una donna forte e determinata. Quanto di te c’è in questo tema e in questo personaggio?

Io lascio rispondere i miei film: in tutti c’è un filo conduttore, un tema comune. Ogni volta che arriva un tema per me sensibile, ho bisogno di lavorarci. Quando incontri una sceneggiatura così, che ha elementi molto importanti per me, essendo anche figlia di immigrati francesi della prima generazione, lo faccio con entusiasmo.

Io però non penso che la gente che rifiuta gli immigrati sia razzista: quando sei in una condizione di debolezza, psicologica o fisica, hai paura della diversità, di quello che viene da fuori, dello straniero, perché non lo puoi controllare e non lo capisci. Per me bisogna lavorare con queste persone, che hanno paura della diversità, sia culturale che sessuale, cercare di capirsi meglio.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Les Triangles Amoureux – Métisse di Kassovitz: il meticcio come Terzo

Métisse (1993) di Mathieu Kassovitz – lo stesso regista del suo più famoso La Haine (L’odio, 1995) –, quinto appuntamento con la...

Dispatches from Elsewhere – Metateatrale analisi della psiche

Iniziamo il nostro viaggio verso Dispatches from Elsewhere e la divina nonchalance. Tutti vogliamo sentirci dire che siamo speciali, nessuno vuole sentirsi...

Les Triangles Amoureux – La Piscine e il desiderio mimetico

Les Triangles Amoureaux - La Piscine e il desiderio mimetico È la canicola. Alain Delon è mollemente adagiato a...

Les Triangles Amoureux – La mia notte con Maud e la scrittura rohmeriana

Ciò che la narrazione delle origini della Nouvelle Vague ci ha consegnato a posteriori è la solida identità del nucleo iniziale dei...