Dr. House
La Misantropia. Oggigiorno è un termine alquanto inflazionato, spesso usato per rimarcare un certo disprezzo per l’umanità odierna. Ma cosa si intende davvero per Misantropia?
Ogni termine ha una sua versatilità, si livella in varie accezioni di utilizzo, dal più generico e superficiale verso sfumature sempre più sottili e radicate.
Molière, uno dei più grandi commediografi di ogni tempo, scrisse Le Misanthrope. Si tratta di un’acuta commedia satirica, ma anche profondamente riflessiva, sulla figura di Alceste. Questi è per l’appunto “il misantropo”, inteso come emblema dell’uomo che non accetta l’ipocrisia umana, il compromesso sociale ed è incapace di scendere a patti con le menzogne, di convivere con il mondo.
Dr. House, uno dei più noti medici delle serie tv, è spesso associato a una condotta misantropica, connessa a un raziocinio cinico e apatico, sempre pronto a svelare le menzogne degli uomini.
“Tutti mentono“, ma soprattutto tutti meritano di ricevere una razionalizzazione del loro agire, spesso sfociante in una crudeltà gratuita e insensibile.
Ma entriamo nel merito, cosa significa dunque essere un misantropo? E ancora, dove si intrecciano e dove invece si differenziano Alceste e Dr. House?
1. La Misantropia come consapevolezza dell’uomo fallimentare

Se Alceste ha il suo Filinte, Dr. House ha il suo Wilson. Due coppie connesse e contrastanti, dove l’uno condanna l’uomo, l’altro gli mostra il lato umano del compromesso.
«Odio gli uomini tutti: gli uni perché malvagi e di cattive azioni; gli altri perché ai malvagi mostrano compiacenza, E non hanno per essi quell’odio vigoroso che il male deve sempre destare negli onesti.»
(Il Misantropo, Molière)
Una massima interscambiabile, la quale mostra un punto di incontro, la consapevolezza razionale, dovuta a un’enorme capacità di osservazione e deduzione sull’essere umano, che ogni uomo fallisce costantemente.
Tra menzogne radicate, fini nascosti e labbra serrate, l’uomo è imbevuto di una necessità di costruire castelli ingannevoli, autostrade sociali traballanti, piuttosto che affermarsi nella limpidezza e ammettere i propri errori e le proprie paure.
Da questo punto di partenza le due figure si distinguono alquanto: Alceste ricerca la massima condotta virtuosa, l’azione più coerente e limpida, finendo però nel paradosso dell’estremo opposto. Infatti, si cala in una tale misantropia da non poter vivere umanamente, quasi divenendo egli stesso comico nei suoi eccessi, quasi subentrasse una critica alla sua prospettiva inapplicabile, tale da condannarlo alla solitudine.
Dr. House invece si crogiola di tale consapevolezza che gli consente una spietatezza “trasparente“ perché lo rende disinteressato ai compromessi necessari per le relazioni umane. Eppure anch’egli, così pieno del suo agire razionalmente e senza finzioni, finisce nell’eccesso di non sapersi rapportare, di non avere capacità di condivisione, controproducente per un qualunque uomo necessitante dell’altro.

È qui il punto interessante. Alceste predica la virtù morale, quella che sempre Molière nel Don Giovanni aveva screditato come finzione umana, mentre Dr. House predica la superiorità razionale, tale da umiliare quegli uomini che ancora credono nell’emozione.
Così Filinte e Wilson, ambedue sapienti amici e unici a sopportare e amare, per qualche strana ragione, i due misantropi, svolgono anch’essi due mansioni diverse.
L’uno mostra la virtù del compromesso consapevole ove:
«Quel che occorre per vivere nel mondo è una virtù a portata d’uomo; la troppa saggezza può essere riprovevole; la perfetta ragione evita tutti gli estremi e anche nella saggezza non bisogna esagerare».
L’altro, Wilson, cerca di riscoprire in ogni circostanza il presupposto emotivo che House, proprio usando tale raziocinio “assolutizzante”, schifa timoroso, ed ecco il secondo punto di questo articolo.
2. La Misantropia e l’emozione

«Ma con tutto questo, e per quanto io possa fare, confesso il mio debole: Selimene possiede l’arte di piacermi».
(Il Misantropo, Molière)
È su questo punto che sfumano diverse prospettive della misantropia.
Dr. House nasconde un’infinita paura per le emozioni, che nelle varie stagioni andrà fortificandosi, tanto da distruggere con il suo cinismo, volutamente reso brutale, ogni sua storia.
Egli aprirà il suo cuore per poi richiuderlo, trasformando la sua misantropia in una caverna di rifugio e di fittizi giustificazionismi.
Alceste invece è succube del suo amore per Selimene nonostante ella si riveli libertina, menzognera e piacente nell’adulare uomini e illuderli di essere speciali. Nonostante egli condanni ogni suo difetto con il suo fare diretto e “senza peli sulla lingua”, è comunque assolutamente sottomesso al suo cuore, come se vedesse in ella la soluzione all’oscuro mondo in cui è condannato.
Dr. House forse inverte i ruoli, è la misantropia la sua soluzione, o meglio scusante, per non doversi mai scoprire, rivelare nelle sue fragilità, sopprimendole nella più “lucida” razionalità.
Così due figure lontane nella storia, ma molto vicine nella psiche, ci mostrano i paradossi umani, forti delle loro grandi consapevolezze, deboli delle loro illusorie vittorie, silenziosamente tristi nella loro invalicabile solitudine.
Abbiamo quindi provato a mostrare plurime parti della misantropia, che condanna gli uomini, ma protegge se stessi dal proprio lato umano. Si delinea un paradosso nella sua stessa etimologia, ove conoscere il fallimento umano non ci libera dal fallire, ma ci nasconde dalla paura di farlo.




