Il Pianista – La genialità del paradosso

Andrea Vailati

Luglio 18, 2017

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Introduzione 

Il Pianista (2002) è un film diretto da Roman Polanski. Esso ripercorre la vita del famoso pianista e compositore Władysław Szpilman, a partire dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale. A causa di questa, infatti, lui è costretto a scappare e rifugiarsi dove possibile, per evitare di essere catturato e ucciso.
È parere di molti che il film sia stato una delle produzioni più toccanti e ben elaborate del regista. Non a caso è stato pluripremiato, e nominato al festival di Cannes e agli Academy Awards. In generale, il film è molto curato anche nei minimi dettagli. Diverse scene stimolano spunti di riflessione su svariati argomenti, ma solo alcune sono emblematiche, per creare un punto di contatto tra ciò che lo spettatore comprende, e il messaggio che il regista vuole comunicare. Una di queste si trova verso la fine.

La Scena

Lo spettatore non può che essere toccato da un profondo senso di compassione alla vista del povero Wladyslaw. Pare chiaro, infatti, che stia per raggiungere il termine della sua vita. Il nostro pianista è al freddo, senza cibo, acqua e un fisso riparo. Ha la fortuna di trovare un barattolo di cibo ancora pieno, e tenta disperatamente di aprirlo finché non si imbatte in un comandante della fazione tedesca.

La conversazione tra i due, seppur breve, è molto interessante. Il soldato chiede informazioni riguardanti Wladyslaw, e una volta appreso del suo passato lo invita a suonare un brano su un pianoforte nella stanza adiacente. Tutto questo è alquanto inusuale, considerando il rigore e la freddezza con la quale i soldati tedeschi erano dediti ad approcciarsi agli ebrei. A nessun normale soldato sarebbe importato nulla dell’occupazione di un povero ebreo, trovato in una casa abbandonata. La magia, però, avviene subito dopo. Una volta incominciato a suonare, il soldato riconosce le strabilianti doti del pianista, e finisce non solo per risparmiarlo da morte certa, ma persino per aiutarlo.
(Scena completa: https://www.youtube.com/watch?v=_K-mw4CSfnI )

La Genialità del Paradosso

Il paradosso in questa breve scena non può che essere la situazione del personaggio principale. Pur essendo affamato, ferito e spaventato, Wladyslaw riesce comunque a suonare il piano come se fosse nel suo studio di registrazione a Varsavia. Non è per niente facile rifugiarsi nella logica per spiegare questo evento. Ebbene, non si cadrebbe in errore se si considerasse che una delle competenze che un musicista, in questo caso un pianista, impara a sviluppare col tempo è proprio la capacità di estraniarsi dal mondo esterno, per focalizzarsi solamente sulla sua attività.

È possibile comprendere la differenza tra le due dimensioni grazie alle emozioni che trapelano dal suono del pianoforte. Il ritmo e l’intensità con i quali suona creano un profondo senso di drammaticità nella scena. Il personaggio principale, infatti, riversa tutte le proprie avversità nel componimento che sta suonando. È importante sottolineare che l’aspetto visivo aiuta lo spettatore a interpretare la situazione, quasi quanto quello uditivo. Infatti, dal volto di Wladyslaw si può comprendere come lui non prova rabbia. Le sopracciglia inclinate verso il basso comunicano un senso di umiltà e impotenza che, logicamente, non si riferisce solo al componimento, ma anche alla sua situazione attuale.

Il paradosso è geniale, semplicemente perché riscopre un’idea di musica che sembra sia stata abbandonata. Un’idea di musica che non divide, ma unisce. Una musica che non si schiera con nessuno, ma elevandosi entra nel cuore di tutti, indipendentemente da chi siano o cosa rappresentino. La musica quindi, diventa in questo contesto una forma di rappresentazione di bellezza universale (paradossalmente). È per questo che il soldato rimane in silenzio ad ascoltare, e decide di lasciarlo libero. È per questo che il pianista non può far altro che estraniarsi da ciò che gli sta intorno. Ed è soprattutto per questo, che sia questa scena che questo paradosso sono e rimarranno geniali.

Buon ascolto:

 

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