Barry Seal – L’insostenibile leggerezza del self-made man

Francesca Casciaro

Settembre 23, 2017

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Barry Seal
Barry Seal

«Lavoravo per la CIA, la DEA e…Pablo Escobar».

(Barry Seal)

Doug Liman ci racconta una storia fatta di bravate ed eccessi, perfettamente in sintonia con le ultime rappresentazioni cinematografiche degli anni ottanta e della presidenza di Reagan.

È un’America in cui gli affari giusti, che spesso sconfinano nell’illegalità, incontrano l’uomo giusto, dotato della necessaria ambizione e totalmente privo di scomodi scrupoli morali: così il gioco è fatto e i soldi arrivano a palate.
E i soldi arrivano a palate, già, perché la comica immagine della moglie di Barry che arriva con una borsa piena di banconote che il cane ha appena dissotterrato dal giardino, non ricorda forse Pablo Escobar che, in Narcos, getta denaro nel camino, o il letto d’amore di Jordan Belfort in The wolf of Wall Street?

È così che ci vengono presentati gli anni ottanta, dopo la violenta crisi degli ultimi tempi, ognuno di noi sente il desiderio di rintanarsi per tornare all’epoca in cui il guadagno era più facile.

Infatti, bastava iniziare, avere un progetto ed essere abbastanza in gamba da portarlo avanti, a soffiare sulle vele del successo ci avrebbe poi pensato quel vento del destino che, si sa, bada ben poco alla legalità. Ed ecco che anche Barry SealUna storia americana, sembra dirci: «Benvenuti negli anni ottanta, l’epoca d’oro dei self-made man».
E, a dirla tutta, non vorrebbe forse ognuno di noi essere un self-made man?

Così Barry, un pilota troppo talentuoso per essere sprecato a pilotare aerei di linea, viene agganciato da un agente della CIA, che lo recluta per delle missioni di spionaggio in un’America Centrale che, in piena guerra fredda, pullula di ribelli comunisti.

Ma la CIA non è certo l’unica ad aver notato le straordinarie capacità dell’aviatore, che ben presto si troverà invischiato nel traffico della cocaina su incarico del nascente Cartello di Medellin, e in quello di armi, per conto del governo statunitense che intende sostenere in gran segreto i ribelli nicaraguensi.

Così, Barry Seal, si ritrova improvvisamente con le mani in pasta a tante di quelle attività illegali che sarebbe difficile anche solo enumerarle, ma, in virtù della sua grande abilità di pilota e dei suoi contatti in America Centrale, resta a lungo un intoccabile, al sicuro dalle aule dei tribunali e dalle inchieste dei procuratori.

 Barry Seal
Barry Seal

La sua vita è un’iperbole caratterizzata da un’ascesa tanto lunga e inesorabile da parerci interminabile e così, quando questa salita tocca l’apice, arriviamo quasi a dimenticare che la fase discendente, l’inevitabile caduta, non potrà che essere rovinosa.

Barry, più che coraggioso, si rivela essere un completo incosciente, e volerlo definire impulsivo sarebbe decisamente riduttivo: ha accettato, senza timore, ogni sfida che la vita gli ha messo davanti.

Ogni occasione che la vita gli ha offerto, per quanto folle e impensabile fosse, lui ha semplicemente detto di si, e queste premesse normalmente condurrebbero chiunque a un fallimento clamoroso.

Eppure, Barry, sembra avere sempre tutto sotto controllo. Affronta ogni avvenimento della sua vita, tanto eccezionale da sconfinare nell’assurdo, con una leggerezza e una semplicità assolutamente disarmanti. Pare quasi che non sia lui quello che, in 115 minuti di pellicola, rischia la vita almeno una ventina di volte e, quando parla alla telecamera per raccontare la sua storia, alza le spalle e sorride, quasi volesse chiederci: «Che cosa avrei dovuto fare? Avrei dovuto dire di no? Quando i tuoi sogni sono a portata di mano, allunghi il braccio e li afferri, non ti curi mica delle insidie che ci possono essere nel mezzo metro che ti separa da essi».

Infatti, Barry, non sembra minimamente pensarci e, con superficialità, affronta i guai man mano che essi si presentano, sin quando, alla fine, questi lo sommergono e non gli lasciano più alcuna via di scampo.

Eppure, anche nell’ultimo istante, il pilota conferma quella leggerezza che gli è stata caratteristica durante tutta la durata del film. La sua rassegnazione è così lontana dalla disperazione che ci è anche difficile provare dispiacere assistendo alla sua caduta.

Barry è un bel personaggio e, nonostante incarni sostanzialmente un antieroe, ci piace per la sua spontaneità e la sua astuzia. Egli sembra essere venuto al mondo con un libretto d’istruzioni sulla vita che gli permette di avere tutte le risposte e che lo rende capace di fare qualsiasi cosa.

Barry Seal, il gringo che non sbaglia un colpo, riesce a essere, per la stragrande maggioranza del film, il deus ex machina della sua stessa vita e, per questo, non può non affascinare.

In definitiva, Doug Liman, ci regala una pellicola divertente, da cui non bisogna però pretendere né profondità né spessore. È leggera, come il suo protagonista, e ci fa più sorridere che riflettere.
Certo, rivedere Tom Cruise nei panni di un abile pilota, non può che riportarci con i ricordi a quel cult che è Top Gun e regalarci un altro, sincero, sorriso.

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